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Agopuntura: l’effetto placebo gioca un ruolo importante

Pubblicato il 22 gennaio 2009 da Giò

L’agopuntura funziona anche e soprattutto se si crede nei suoi benefici effetti. Questa forma di terapia antichissima, usata per combattere mal di testa ed emicrania e basata sullo stimolo in punti nevralgici di aghi, funziona anche dal punto di vista psicologico.

agopuntura-l-effetto-placebo-gioca-un-ruolo-importante Agopuntura: leffetto placebo gioca un ruolo importante

Un esperimento, condotto da ricercatori del Centro per la ricerca medica complementare dell’Università Tecnica di Monaco e pubblicato su Cochrane Library, la rivista della Cochrane Collaboration, ha coinvolto 6.736 pazienti che soffrivano di forti emicranie e mal di testa.

Di questi, alcuni sono stati sottoposti all’agopuntura tradizionale, mentre i restanti hanno ricevuto una forma di “falsa” agopuntura, con gli aghi posizionati nei punti sbagliati.
In entrambi i casi i risultati sono stati uguali: tutti hanno rivelato di aver beneficiato dal trattamento a cui si sono sottoposti.

Il professor Klaus Linde, direttore della ricerca, spiega: “Gran parte dei vantaggi clinici dell’agopuntura sembrano essere derivati da effetti non legati alla collocazione degli aghi, bensì a un forte effetto placebo. Con questo non intendiamo dire che l’agopuntura non funziona in assoluto, ma che la selezione di specifici punti del corpo appare meno importante di quanto molti di coloro che praticano questo trattamento hanno ritenuto fino ad ora“.

Foto tratta da: longevityacupunctureandherbs.com

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5 Commenti a “Agopuntura: l’effetto placebo gioca un ruolo importante”

  1. Paolo Roberti di Sarsina scrive:

    ADNKRONOS SALUTE

    MEDICINA ALTERNATIVA: L’ESPERTO, USATA DA 23% ITALIANI CON RISPARMI SSN PER 40 MLN

    Omeopatia, fitoterapia, agopuntura. Sono solo alcune delle medicine alternative scelte nel 2008 da oltre il 23% degli italiani, secondo dati Censis. Una fetta importante di cittadini che, convinti dell’efficacia delle cure non convenzionali (MNC), le utilizzano nonostante debbano pagarle di tasca propria. “Proprio perché sia le terapie che le visite non sono rimborsate dal Servizio sanitario nazionale e dunque non gravano sui bilanci pubblici, si stima che ciò possa far risparmiare al Ssn, in termini di ricoveri e altre prestazioni evitate, ben 40 milioni di euro, come risulta da dati di Omeoimprese”. Ad affermarlo è lo psichiatra e psicoterapeuta Paolo Roberti di Sarsina, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità, co-direttore del Corso di Alta Formazione in “Sociologia della salute e medicine non convenzionali” dell’università di Bologna, fondatore e coordinatore del Comitato per le MNC in Italia.
    “Secondo l’Ispo – fa notare l’esperto all’ADNKRONOS SALUTE – ormai il 65% della popolazione ha dimestichezza col termine medicine non convenzionali e le conosce; per il Censis poco meno del 50% le considera utili, più del 70% vorrebbe che fossero rimborsate dal Ssn. Per quanto riguarda gli operatori, sono circa 12.000 i medici e i veterinari che fanno parte delle 25 associazioni e società scientifiche che compongono il Comitato per le MNC in Italia, che rappresenta tutte le Medicine Non Convenzionali riconosciute dalla Federazione dei medici (FNOMCeO) e dalla Federazione dei veterinari (FNOVI). Ed è fondamentale sottolineare che molti sono i ‘camici bianchi’ che hanno completato un iter formativo pluriennale post-laurea a profilo definito per acquisire specifiche competenze in una o più delle MNC riconosciute come di esclusiva competenza del medico e dell’odontoiatra, e cioè: agopuntura, fitoterapia, medicina antroposofica, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese, omotossicologia-medicina fisiologica di regolazione, osteopatia e chiropratica”.
    Eppure, ancora c’è ancora molto scetticismo nei confronti delle cure alternative: ingiustificato, secondo l’esperto, dato che “i medicinali omeopatici e antroposofici si trovano esclusivamente in farmacia e sono presenti nella quasi totalità dei presìdi italiani: la spesa per le cure con medicinali omeopatici nel 2007 in Italia è stata di circa 300 milioni di euro. Nel nostro Paese operano nel settore omeopatico circa 30 aziende che impiegano oltre 1.200 dipendenti e l’Italia è il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania. Il settore continua a crescere, con una media del 6-7% annuo nell’ultimo decennio”.
    “L’Organizzazione Mondiale della Sanità – continua Roberti di Sarsina, autore con Costantino Cipolla del nuovo volume “Le peculiarità sociali delle medicine non convenzionali” (FrancoAngeli edizioni), scritto per fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e sociali che investono le discipline e le pratiche mediche non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale – l’8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale in cui si richiede, tra l’altro, la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonché dei professionisti e degli operatori sanitari, per assicurare un utilizzo corretto della medicina tradizionale come componente significativa per la salute di tutti i popoli, in conformità con le leggi dei singoli paesi. Le istituzioni italiane non hanno finora voluto né sono state capaci di mettersi al passo con questa realtà sociale ampiaente diffusa, disattendendo anche la Risoluzione sulle Medicine Non Convenzionali emanata sia del Parlamento Europeo (1997) che del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il Piano strategico sulle medicine tradizionali, complementari e alternative dell’OMS (2002)”.
    “Le MNC – prosegue l’esperto – sono state incluse nel Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo dell’Unione Europea emanato dal Parlamento Europeo. Se inoltre consideriamo che almeno quattro milioni di italiani cercano informazioni sulla salute in Internet e che, nel giro di tre anni, le persone che usano il web come principale fonte di notizie mediche sono passate dal 2,8% al 13% del totale, è fondamentale garantire al cittadino professionisti competenti e debitamente registrati in appositi albi. Va quindi riconosciuta la ‘doppia libertà’ di scelta terapeutica del singolo e di cura da parte dei medici, adempiendo compiutamente allo spirito dell’art. 32 della Costituzione. E’ quindi urgente e indifferibile l’intervento legislativo del Parlamento, al fine dell’approvazione, dopo venti anni di attesa, di una legge quadro nazionale sulle MNC”.

  2. Paolo Roberti di Sarsina scrive:

    “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali”

    a cura di Costantino Cipolla e Paolo Roberti di Sarsina

    Prefazione di Bruno Silvestrini

    FrancoAngeli Edizioni 2009, Collana “Salute e Società”, sezione “Teoria e Metodologia”, pp. 256 € 22,00

    Indice

    1. Identità epistemologica e medicine non convenzionali, di Costantino Cipolla e Veronica Agnoletti
    2. Le politiche sanitarie e formative delle medicine non convenzionali nell’Unione Europea, di Paolo Roberti di Sarsina ed Ilaria Iseppato
    3. La valorizzazione sociale delle medicine non convenzionali, di Annamaria Perino
    4. Il consenso informato nelle medicine non convenzionali, di Stefania Florindi
    5. La relazione medico-paziente, di Veronica Agnoletti
    6. Qualità della morte e medicine non convenzionali, di Roberto Battilana
    7. Sistema Sanitario Nazionale e medicine non convenzionali, di Guido Giarelli
    8. La responsabilità del medico nelle medicine non convenzionali, di Angelo Villini
    9. La bioetica nelle medicine non convenzionali, di Carla Faralli e Fabio Lelli
    10. Economia delle medicine non convenzionali, di Rosella Levaggi e Cristina Mancini
    11. La metodologia della ricerca nelle medicine non convenzionali, di Alfredo Vannacci
    12. Salutogenesi, di Mauro Alivia

    Nel panorama attuale delle medicine non convenzionali, si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali. In questo contesto, il volume intende contribuire a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e, soprattutto, sociali che investono le discipline e le pratiche mediche non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale. La tematica è affrontata secondo una visione internazionale, con approfondimenti sul caso italiano per dare ragione del fenomeno in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche in particolare. I contributi offerti sono principalmente volti all’analisi del contesto storico attuale, senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito che possa continuare, secondo linee di azione già in atto, l’integrazione o, più propriamente, l’interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale; il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione delle pratiche e delle cure mediche. L’argomento trattato è ben documentato e affrontato in modo approfondito, intendendo rivolgersi sia a specialisti e studiosi dei vari campi coinvolti, sia a chi approccia la materia da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi il complesso e articolato rapporto tra la società e le medicine non convenzionali.

  3. Paolo Roberti di Sarsina scrive:

    Inchiesta “Medicine non convenzionali. Serve una normativa chiara” di Steno Sari

    Libero 03.01.09, pag. 30

    L’uscita del libro “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”, prefazione di Edwin L. Cooper; post-fazione Amedeo Bianco, presidente della Federazione dei medici (FrancoAngeli Edizioni), che ha promosso e che ha curato assieme a Bruno Silvestrini e Guido Giarelli, sta stimolando anche il dibattito sulla loro integrazione e sulla necessità di una normativa che vada a chiarire e definire una situazione alquanto ingarbugliata e diversificata. Ne parlo con il dott. Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra e psicoterapeuta, esperto per le Medicine Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità. Mi precisa che «dopo cinque anni dall’ultima rilevazione (1999), ben otto milioni di italiani confermano definitivamente la validità e l’utilità di questi percorsi terapeutici». Eppure, tanto per fare un esempio, nel nostro Paese ad oggi manca la concreta attuazione della Direttiva Europea per gli articoli relativi ai medicinali omeopatici. Dal 1995 non è infatti possibile immettere in Italia nuovi medicinali Omeopatici, in quanto non sono mai state attuate procedure relative di autorizzazione. La normativa attuale vieta ai medicinali omeopatici esistenti di riportare sull’etichetta e sulle confezioni indicazioni terapeutiche e posologia. Si tratta di informazioni di base fondamentali la cui mancanza crea un grave danno all’utente finale. Per di più è vietata qualunque forma di pubblicità di medicinali omeopatici.
    Qual è lo “status” delle Medicine Non Convenzionali nel nostro Paese? «La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove medicine non convenzionali (MNC): agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina ayurvedica, medicina omeopatica, medicina antroposofica, chiropratica, fitoterapia, omotossicologia, osteopatia. Sia nel precedente Codice di Deontologia Medica (1998), sia nell’attuale (in vigore dal dicembre 2006) è dedicato un articolo (art. 15) alle medicine non convenzionali.
    Questo articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione della responsabilità professionale del medico, che assume carattere più incisivo laddove si tratti di medicine non convenzionali. Il medico dovrà impegnarsi a far sì che il cittadino non si sottragga a specifici trattamenti di comprovata efficacia, perseguendo illusorie speranze di guarigione».
    Perché avete adottato il termine di “Medicine Non Convenzionali”? «“Medicine Non Convenzionali”è la definizione che preferiamo e che abbiamo scelto di mantenere nella attuale situazione italiana per almeno tre ragioni: è quella che appare meno carica di valenze ideologiche sia positive che negative e, quindi, più scientificamente neutrale; ha il pregio di ricordare, per converso, il carattere convenzionale della ortodossia medica ufficiale e del suo processo storico di legittimazione; definisce in modo dinamico e relativo una serie di medicine la cui identità non può che essere indicata in maniera negativa rispetto alla medicina convenzionale. Si tratta infatti di medicine al momento escluse dall’organizzazione formale dei servizi sanitari e dall’insegnamento delle facoltà di Medicina: e, in questo senso, il “non convenzionale” è sinonimo di “non ortodosso” e di “altre” rispetto all’identità della biomedicina. Metà degli italiani ritengono che, a prescindere dall’utilizzo soggettivo, tali medicine abbiano una loro utilità e dignità».
    Cosa affronta nel suo nuovo libro appena uscito per la FrancoAngeli “Le peculiarità sociali delle Medicine Non Convenzionali” (prefazione di Bruno Silvestrini) di cui è curatore con Costantino Cipolla? «Nel panorama attuale delle medicine non convenzionali si assiste ad una proliferazione di pratiche e di praticanti, nonché di critici, senza una solida base conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce a svilire un settore della pratica medica che è ancora in forte sviluppo e coinvolge sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati (medici) e tutelati (pazienti) dai principali organi istituzionali. Il volume intende contribuire a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche e, soprattutto, sociali che investono le medicine non convenzionali nel loro rapporto con la società moderna occidentale. La tematica è affrontata secondo una visione internazionale, con approfondimenti sul caso italiano per dare ragione del fenomeno in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche in particolare. I contributi offerti sono principalmente volti all’analisi del contesto storico attuale, senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito che possa continuare, secondo linee di azione già in atto, l’integrazione o, più propriamente, l’interazione tra le varie pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale; il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione delle pratiche e delle cure mediche. Il volume si rivolge sia a specialisti e studiosi dei vari campi coinvolti, sia a chi approccia la materia da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi il complesso e articolato rapporto tra la società e le medicine non convenzionali».
    Quali sono le principali problematiche legate alle MNC in Italia che sono emerse nell’indagine condotta nel vostro libro? «Anche se queste medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente sui diversi metodi di cura e, dall’altra, che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza approfondita, rimangono intrappolati nel pregiudizio di chi è favorevole e di chi è contrario. In previsione dell’auspicato inserimento delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario Nazionale è indispensabile ridefinire i criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza». STENO SARI

  4. Paolo Roberti di Sarsina scrive:

    “Le Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d’integrazione”

    A cura di Guido Giarelli, Paolo Roberti di Sarsina, Bruno Silvestrini

    Prefazione di Edwin L. Cooper (Fondatore e Direttore di eCAM Journal)

    Postfazione di Amedeo Bianco (Presidente FNOMCeO)

    FrancoAngeli, Milano, 2007, (pp. 416, € 25,00)

    RECENSIONE

    Quando ci si trova di fronte ad un libro come questo la prima rassicurante considerazione, gravida di speranze, che sorge naturale, è che anche in Italia finalmente esiste e si sta sempre più rafforzando – lontano da ogni conflitto di interessi – una vera, seria, reciproca, attenta collaborazione di altissimo livello tra esperti di Medicine Non Convenzionali e mondo accademico e della ricerca.

    Se poi si aggiunge che il risultato di questo lavoro riceve il suggello della più importante rivista biomedica di MNC, quale è eCAM Journal, e della Federazione dei Medici si comprende bene quanto l’iniziativa rappresenti una pietra miliare nel panorama delle pubblicazioni sulle MNC in lingua italiana.

    Questo libro ha le sue radici antiche anche nella storica audizione che il Comitato Nazionale per la Bioetica concesse il 18 giugno 2004 al Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia.

    In quella occasione infatti si costituì attorno al prof. Bruno Silvestrini un gruppo di autorevoli componenti dell’alto consesso, tra cui vanno ricordati Carlo Flamigni e Luisella Battaglia, aperti e responsabilmente consapevoli della necessità del dialogo, sulla base di pari dignità e reciproco ascolto, con la parte più autorevole e rappresentativa di quelle nove Medicine Non Convenzionali che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri aveva riconosciuto col famoso Documento di Terni del maggio 2002 di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico. A tale proposito il nuovo Codice Deontologico emanato dalla FNOMCeO il 16.12.06 ha confermato la posizione di Terni con l’articolo 15 il cui terzo comma così recita: “E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.”

    Il 20 ottobre 2003 a Bologna, nell’ambito del 43° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria, venne tenuta a battesimo dalla FNOMCeO la storica Conferenza di Consenso sulle MNC in Italia che portò alla firma, per la prima volta in Italia e in Europa, del Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali, a tutt’oggi sottoscritto da ben 41 sigle, tra cui il Tribunale per i Diritti del Malato dell’Emilia-Romagna e dalle associazioni di pazienti di MNC.

    Da quell’evento scaturì il 5 dicembre 2003 la costituzione del Comitato per le MNC in Italia che da quel momento ha assunto sempre più il ruolo di riferimento unitario, multidisciplinare e multiprofessionale, no-profit, delle MNC nei confronti delle istituzioni sia nazionali che regionali e locali. Attualmente il Comitato è composto da 23 tra associazioni, società medico scientifiche, federazioni e associazioni di pazienti, rappresentando circa 12.000 tra medici, odontoiatri e veterinari.

    Dalla collaborazione tra Paolo Roberti di Sarsina e Guido Giarelli è nato il progetto di questa opera collettanea, nella quale ritrovare quale altro curatore e autore dell’opera il farmacologo Bruno Silvestrini, il primo ad avere fondato un dipartimento dedicato alle sostanze naturali (alla Sapienza di Roma), è il naturale effetto del rapporto di stima e continuità di collaborazione a sua volta nato e consolidatosi con il coordinatore del Comitato fino dal 2004.

    Frutto dell’incontro tra la sociologia della salute e la componente più aperta della Medicina italiana che ricerca da tempo nelle Medicine Non Convenzionali lo stimolo e l’occasione per un ripensamento profondo nella direzione della Medicina Centrata sulla Persona, il libro nella prima parte analizza le “questioni aperte” sulla strada della realizzazione della Medicina Centrata sulla Persona: la domanda di MNC da parte dei cittadini, i suoi profili di prevalenza e le modalità di utilizzo; l’offerta pubblica e privata di MNC in Italia e le sue caratteristiche organizzative e professionali; il ruolo del sistema politico, a livello statale e regionale, e degli ordini professionali nei processi di regolamentazione e autoregolamentazione delle MNC; il problema della ricerca scientifica e dei metodi e degli strumenti per valutare l’efficacia delle MNC; i percorsi formativi di base a livello di didattica universitaria; il problema dei valori e dei principi morali sia delle MNC, sia delle concezioni del mondo ad esse sottese.

    La presenza autorevolissima del mondo accademico con alcuni dei suoi rappresentanti più impegnati nella costruzione di un percorso comune e condiviso con gli esperti di MNC di insegnamento di queste discipline nell’università è un altro degli aspetti qualificanti dell’opera.

    Nella seconda parte del volume, alcuni dei più qualificati esponenti delle diverse MNC operanti in Italia presentano la loro disciplina nel nostro paese partendo da una sua ricostruzione storica per descrivere poi i principali strumenti formativi, professionali e di ricerca scientifica che ogni MNC si è data, concludendo con una riflessione sulle principali problematiche che l’integrazione delle MNC comporta nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale. In questa seconda parte dell’opera è trattato anche lo Shiatsu che pur non essendo, a differenza delle altre, una disciplina sanitaria ha uno status a profilo professionale di alto livello formativo e tecnico.

    Quello che emerge è un quadro dello stato dell’arte delle MNC ricco e variegato, mai tentato prima, che riflette la tendenza verso un pluralismo sanitario reale, anche se incompiuto e non ancora pienamente legittimato, ricco di forti potenzialità e di tutti gli elementi e le condizioni richieste per un profondo rinnovamento del mondo sanitario e della cultura della salute.

    Finalmente è quindi a disposizione non solo del ricercatore, dell’esperto, del professionista, dello studioso ma altresì dei cittadini che vogliano conoscere e comprendere, attraverso un’esposizione semplice, chiara e completa, il libro di riferimento delle Medicine Non Convenzionali in Italia.

    Speriamo che l’uscita di questo libro sia il migliore viatico tecnico per l’auspicata e da troppo tempo attesa, ormai venti anni, legge quadro nazionale sulle MNC che il Governo si è impegnato ad emanare.

    Roberta Nuzzi, Specialista in Ginecologia, Medico Antroposofo della Società Italiana di Medicina Antroposofica, SIMA

  5. Paolo Roberti di Sarsina scrive:

    «Il paziente ha diritto di scegliere»

    di RENATA ORTOLANI

    Quotidiano Nazionale Il Resto del Carlino pag. 40_14.10.08

    Dottor Paolo Roberti di Sarsina, quali sono le problematiche giuridiche, oltre che terapeutiche, legate alle Medicine non convenzionali (Mnc) emerse dall’indagine condotta nel vostro libro? «Anche se queste medicine sono state oggetto di diversi progetti di legge, non c’è stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata alla classe medica. Questo ha comportato da una parte il fatto che i pazienti, spesso vittime loro stessi di preconcetti, si informino autonomamente sui diversi metodi di cura e, dall’altra, che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza approfondita, rimangano divisi tra chi è favorevole e chi è contrario. Va detto che se in Italia dagli anni ’90 alla scorsa legislatura sono state presentate a diverso livello una ventina di proposte di legge, tutte naufragate, negli ultimi venti anni solo gli enti privati di formazione hanno portato avanti la
    formazione medica post-laurea. Al contempo tutti sottolineano la mancanza di fondi che impedisce sostanzialmente l’impostazione di
    una strategia organica di integrazione reale.
    Pazienti di ogni estrazione sociale e affetti dalle più varie patologie utilizzano terapie Mnc quotidianamente, ma le informazioni sulle modalità sono state stata integrate nelle varie strutture e istituzioni mediche accademiche sono ancora molto frammentarie».
    Quindi manca l’informazione?
    «Non solo. Emerge l’esigenza di evitare
    ulteriori frammentazioni regionalistiche, in
    direzione di una legge nazionale che sancisca
    la piena e paritaria accettazione e il
    riconoscimento di tutte le Mnzc, senza
    discriminazioni demagogiche, per realizzare
    compiutamente anche in questo campo il
    diritto costituzionale della libertà di scelta e
    di pari accesso alle cure. Libertà di scelta che
    non può prescindere dalla piena
    informazione dei possibili e diversi approcci
    diagnostici e terapeutici e dalla piena
    disponibilità dei medicinali usati
    dalle diverse Mnc.
    Di conseguenza, occorreranno
    dei fondi…
    «Certamente la sostenibilità economica del sistema dell’integrazione diventa un problema, specie se si considera che mentre sul lato sanitario sono stati determinati i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti a tutti i cittadini, il settore sociale è ancora carente per quanto riguarda la definizione dei livelli essenziali di
    assistenza. Quindi in previsione dell’auspicato inserimento delle prestazioni di Mnc nel Servizio sanitario nazionale è indispensabile ridefinire i criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza».
    Si parla tanto di umanizzazione terapeutica: una speranza futura o una realtà che si sta già affermando?
    «Ciò che appare in gioco, oggi, è lo stesso concetto di salute come
    diritto garantito a ogni essere umano nell’ambito della libertà
    di cura sancita dalla Costituzione. La tutela della salute
    della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione
    e la sostenibilità dei trattamenti si basano sulla centralità del
    paziente nella scelta delle cure. Si deve, per
    ciascun essere umano, ricostruire un centro
    di gravità diagnostico-terapeutico che prenda
    in considerazione la globalità dell’essere
    umano, vale a dire l’intrinseca unità del suo
    essere, il piano fisico e mentale, perché è su
    questi livelli incessantemente interagenti che
    ogni persona si autostruttura spiritualmente
    come un unicum che come tale va
    interpretato per essere curato».
    Quali sono le possibilità che si aprono
    all’umanità di questo inizio Terzo
    millennio dal punto di vista
    medico-sociale e assistenziale?
    «E’ ineludibile la necessità di interazione e
    collaborazione tra diversi modi di intendere
    la medicina in quanto ‘ars’; è indispensabile
    la sinergia tra la biomedicina, quale sistema
    dominante e le Mnc o medicine
    antropologiche anche in termini di equilibrio
    sostenibile e di farmaco economia; sul
    territorio si ha sempre più la presenza di
    popolazioni migranti con bisogni complessi
    che portano diversi saperi di salute. Come
    richiede l’Oms è necessario ed etico tutelare,
    salvaguardare, promuovere, studiare,
    tramandare e applicare il patrimonio
    culturale dei saperi e dei sistemi medici e di
    salute antropologici sia occidentali sia
    orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità
    originaria e tradizionale dei singoli
    paradigmi ed epistemi».

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