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Archivio della Categoria 'Chimica'

Riscontrate sostanze tossiche nei medicinali ayuverdici

Giovedì 28 Agosto 2008

Sembrerebbe che un quinto dei medicinali ayurvedici, il cui uso è divenuto sempre più popolare in Occidente grazie agli acquisti tramite Internet, contenga livelli elevati e pericolosi di piombo, mercurio e arsenico.

riscontrate-sostanze-tossiche-nei-medicinali-ayuverdici Riscontrate sostanze tossiche nei medicinali ayuverdici

I rimedi ayurvedici usati in India da 2 mila anni non sono altro che miscugli di erbe e l’origine naturale dei medicamenti li fa identificare, erroneamente, come se non fossero farmaci.
Così etichettati non vengono sottoposti a controlli.

Adesso uno studio pubblicato su Journal of the American Medical Association svela che nel giro degli ultimi 30 anni si sono registrati oltre 80 casi di avvelenamento da piombo a causa della medicina ayurvedica.
Stando alle fonti, pare che in alcuni medicinali, tutt’ora in uso, siano stati riscontrati infatti alti livelli di sostanze nocive all’organismo, capaci, più che curare una malattia, di procurarne di peggiori.

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Superati i 50 anni, rischio infarto ridotto grazie all’aspirina

Mercoledì 27 Agosto 2008

Un’aspirina al giorno toglie il rischio infarto di torno? Sembrerebbe di si.
E’ questo il risultato di uno studio condotto per dieci anni dalle Università di Nottingham e Sheffield su 12mila pazienti secondo cui l’assunzione di un’aspirina al giorno dopo i 50 anni ridurrebbe il rischio di infarto e ictus del 10%.

superati-i-50-anni-rischio-infarto-ridotto-grazie-allaspirina Superati i 50 anni, rischio infarto ridotto grazie allaspirina

I benefici pare che si estandano anche a malattie quali ulcere gastriche e tumori all’intestino.
La British Heart Foundation ne raccomanda l’utilizzo superati i 50, ma avverte anche che bisogna controllare e migliorare i propri stili di vita per ottenere buoni risultati.

Essendo anche senza controindicazioni forse questi due ultimi consigli potrebbero già bastare!

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Polonio 210 nelle sigarette: per anni mistero sulle ricerche

Mercoledì 27 Agosto 2008

Uno studio di prossima pubblicazione su American Journal of Public Health rivela che per decenni le multinazionali del tabacco, nonostante abbiano studiato e scoperto gli effetti nocivi del polonio 210, abbiano nascosto i risultati.

polonio-210-nelle-sigarette-per-anni-mistero-sulle-ricerche Polonio 210 nelle sigarette:  per anni mistero sulle ricerche

Questa sostanza radioattiva, balzata tristemente alla ribalta col caso
Litvinenko (Londra 2006) è un pericoloso eccipiente delle sigarette.

La notizia giunge dalle pagine del quotidiano britannico The Independent, che rivela che si è arrivati a queste conclusioni tramite l’analisi di oltre 1.500 documenti interni delle company del fumo.

La cortina del silenzio si squarcia grazie ai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota che rivelano che il polonio 210 non solo è presente sulle foglie del tabacco ma anche all’interno della sua struttura chimica. Pare infatti, che le industrie produttrici di sigarette abbiano tentato, invano, di eliminare questa sostenza dalle bionde ricorrendo anche alla modificazione genetica, riuscendo però a celare, con successo, le ricerche.

Le multinazionali si difendono affermando non si sa ancora con certezza quale sia il componente che causa del cancro.

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Creato da cellule staminali sangue umano in laboratorio

Sabato 23 Agosto 2008

Ben presto la carenza di sangue da donare potrebbe non costituire più un problema perchè i ricercatori statunitensi di Advanced Cell Technology hanno ottenuto globuli rossi da cellule staminali embrionali umane.

creato-da-cellule-staminali-sangue-umano-in-laboratorio Creato da cellule staminali sangue umano in laboratorio

La scoperta, pubblicata su New Scientist, consentirebbe di ottenere una fornitura quasi illimitata per la trasfusione di sangue eliminando rischi come la trasmissione di agenti patogeni che causano epatite, Hiv e così via.

Nei test di laboratorio le cellule hanno dimostrato di poter trasportare e rilasciare ossigeno proprio come il sangue di un donatore.

Gli scienziati sono riusciti ad ottenere popolazioni di globuli rossi intorno ai 100 miliardi di cellule e sperano di produrre un giorno sangue del tipo zero negativo, raro e utilizzabile in pazienti di qualsiasi gruppo sanguigno.

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L’Aids continua a mietere vittime ma la ricerca non si arrende

Domenica 3 Agosto 2008

Le autorità sanitarie statunitensi hanno bocciato il «piano Pave» per la sperimentazione di un vaccino preventivo contro l’Aids perchè poco sicuro.

l-aids-continua-a-mietere-vittime-ma-la-ricerca-non-si-arrende LAids continua a mietere vittime ma la ricerca non si arrende

In una realtà che registra un aumento di infezioni e di numero di morti a causa del virus, alla XVII Conferenza internazionale sull’Aids di Città del Messico il mondo scientifico si divide: alcuni suggeriscono di spendere meglio i soldi studiando ulteriori strategie di prevenzione.

Dalle pagine di Science, Anthony Fauci, una delle massime autorità mondiali nella ricerca sull’Hiv, dei National Institutes of Health americani (Nih), ammette che probabilmente la strada percorsa finora non è quella giusta e che servono nuove idee per arrivare a costruire un vaccino efficace. Ma anche se ciò volesse dire ricominciare da zero, non bisogna buttare alle ortiche quello che è stato fatto poichè anche gli errori significano molto.

Contemporaneamente in Italia torna alla ribalta il vaccino ideato da Barbara Ensoli, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, con l’annuncio di un nuovo studio sull’uomo.

Nel nostro Paese è appena partita un’altra sperimentazione con un preparato (in sigla AT20 KLH) ideato da Arnaldo Caruso, microbiologo all’Università di Brescia. In questo caso però il vaccino sarebbe pensato come cura da somministrare alle persone già infette in associazione con i farmaci, non come prevenzione dell’infezione.

Resta comunque il fatto che ci vorranno anni prima di arrivare a un vaccino preventivo quindi il suggerimento di utilizzare i fondi stanziati per queste ricerche per trovare nuove forme di lotta all’Aids tiene aperto il dibattito.

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Nuovo farmaco efficace contro il sarcoma delle parti molli

Lunedì 14 Luglio 2008

Un gruppo di studiosi italiani dell’Istituto Mario Negri di Milano insieme a colleghi spagnoli ha creato una molecola che potrebbe essere efficace contro un particolare tipo di tumore, il sarcoma delle parti molli.

nuovo-farmaco-efficace-contro-il-sarcoma-delle-parti-molli Nuovo farmaco efficace contro il sarcoma delle parti molli

La molecola in questione prende il nome di trabectedina.
15 anni fa dei ricercatori spagnoli hanno intuito che alcuni composti naturali marini potessero bloccare la crescita delle cellule tumorali.
Da quel momento si sono susseguiti test, ricerche di laboratorio, studi sugli animali e poi sull’uomo, fino a fare divenire la molecola un farmaco, approvato dall’agenzia europea dei medicinali (Emea) e già disponibile in Inghilterra, Germania e Spagna. In Italia il via libera dovrebbe arrivare a fine estate.

Maurizio D’Incalci, capo del dipartimento di oncologia dell’Istituto milanese, commenta: «Per noi è un momento di grade soddisfazione in quanto una gran parte delle informazioni disponibili sul meccanismo d’azione e sull’attività farmacologica preclinica e clinica di questo composto sono il frutto di ricerche effettuate nel nostro dipartimento di oncologia, in collaborazione con altri colleghi di istituzioni italiane europee e americane».

Infine conclude: «La rete dei ricercatori e delle istituzioni scientifiche di molti paesi ha raggiunto risultati importanti che porteranno beneficio a molti pazienti affetti da tumore».

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Dai pomodori geneticamente modificati un vaccino contro il morbo di Alzheimer

Venerdì 11 Luglio 2008

I pomodori geneticamente modificati potrebbero esser usati come vaccino per curare il morbo di Alzheimer.
Questo studio si sta attuando presso il Korea Research Institute of Bioscience and Biotechnology (KRIBB) di Seoul, mentre alcuni particolari sulla ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Biotechnology Letters.

da-pomodori-geneticamente-modificati-un-vaccino-contro-il-morbo-di-alzheimer Dai pomodori geneticamente modificati un vaccino contro il morbo di Alzheimer

I ricercatori coreani, coordinati da HyunSoon Kim, hanno inserito il gene della proteina che causa l’Alzheimer, la beta amiloide, nel Dna della pianta del pomodoro al fine di realizzare un vaccino.
Questo è stato sperimentato poi in laboratorio su topoplini a cui è stata somministrata settimanalmente una mini porzione del pomodoro OGM.
Passate tre settimane, i ricercatori hanno prelevato dalle cavie alcuni campioni di sangue per effettuare l’analisi.
Stando ai risultati i pomodori sarebbero riusciti a stimolare il sistema immunitario dei topolini sviluppando degli anticorpi in grado di neutralizzare la proteina responsabile dell’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Al momento, anche se i farmaci in commercio rallentano il decorso della malattia, non possono però prevenirla o arrestarla.
Ma se i risultati della ricerca coreana saranno confermati, si potrebbe avere una cura in grado di impedire la formazione di nuove placche di proteina beta amiloide nel cervello bloccando così la malattia neurodegenerativa. In base a quanto si è visto finora però, se già conclamata, la malattia non potrà regredire.

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Un nuovo farmaco contro i tumori grazie ad un fungo e alla nanotecnologia

Mercoledì 2 Luglio 2008

Un farmaco sviluppato usando le nanotecnologie e l’intervento accidentale di un fungo in laboratorio si è rivelato efficace contro una serie di tumori.

nuovo-farmaco-contro-i-tumori-grazie-ad-un-fungo-e-alla-nanotecnologia Un nuovo farmaco contro i tumori grazie ad un fungo e alla nanotecnologia

Il farmaco in questione si chiama lodamina ed è stato messo a punto dal Dr. Judah Folkman, il pioniere del concetto di terapia per inibizione dell’angiogenesi, cioè far morire i tumori evitando che si formino i vasi sanguigni che li alimentano.

Dalle pagine della rivista Nature Biotechnology si legge che, sulla scia di Folkman (morto lo scorso gennaio), i ricercatori hanno creato una pillola che contiene i principi della lodamina senza alcun effetto collaterale. Il farmaco è stato ceduto alla SynDevRx, una compagnia di biotecnologie di Cambridge in Massachusetts.

Gli esperimenti sugli animali in laboratorio si sono rivelati efficaci contro una serie di tumori bloccando il cosiddetto tumore iniziale o primario e impedendo che si propaghi in metastasi.

Ofra Benny del ‘Children’s Hospital Boston’ della scuola di medicina di Harvard spiega: “Sotto forma di pillola il farmaco raggiunge prima il fegato, mostrandosi nelle cavie particolarmente efficace nel prevenire lo sviluppo di metastasi epatiche, comuni a molti tipi di tumoriâ€.

Il farmaco indicato in fase sperimentale come Tnp-470 era stato isolato da un fungo chiamato ‘Aspergillus fumigatus fresenius’, scoperto per caso dal dottor Donald Ingber di Harvard, mentre intento a cercare di far crescere le cellule endoteliali la muffa le ha attaccate ostacolando la crescita dei vasi sanguigni più sottili.

Purtroppo il Tnp-470 sviluppato in Giappone aveva effetti collaterali pesanti così adesso i ricercatori, grazie all’ausilio della nanotecnologia, hanno attaccato due polimeri a forma di ‘pon-pon’ alla molecola per proteggerla dagli acidi dello stomaco. Il farmaco così modificato, chiamato lodamina, viene assorbito solo dall’intestino e va dritto alle cellule tumorali.

La lodamina, grazie alla sua capacità inibitrice delle vascolarizzazioni, potrebbe essere impiegata anche per patologie caratterizzate da una crescita abnorme di vasi sanguigni, come la degenerazione maculare, una delle complicazioni tipiche del diabete.

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GDNF, una molecola contro la dipendenza da alcol

Giovedì 12 Giugno 2008

Smettere di bere senza cedere a pericolose ricadute? Forse non sarà così impossile.
Sebastien Carnicella, insieme ai suoi colleghi del Gallo Research Center (University of California di San Francisco), ha scoperto che aumentare i livelli di una proteina cerebrale, Gdnf, fattore neurotrofico derivato da cellule gliali, fa diminuire immediatamente il desiderio di bere.

gdnf-una-molecola-contro-la-dipendenza-da-alcol GDNF, una molecola contro la dipendenza da alcol

La sperimentazione, pubblicata su Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), è stata fatta su topolini di laboratorio ai quali è stato iniettato, nella zona del cervello ritenuta responsabile di comportamenti che creano dipendenza dall’alcol, il fattore di crescita.

A soli 10 minuti dall’iniezione hanno osservato che gli animali non mostravano più desiderio di bere. Tale comportamento è perdurato anche quando il vino è stato reso ancora più disponibile e dopo che erano state negate le ricompense per due settimane.

Carnicella sottolinea che questa molecola non inibisce il desiderio per altre sostanze che procurano piacere, tanto che non ha avuto effetti negativi sul consumo di zucchero da parte dei topolini.

Gdnf una volta iniettato non si diffonde in altre zone del cervello, ma rimane attivo nella regione in cui è stato messo: ciò lascia presupporre che la molecola, che è un fattore di crescita naturale dell’organismo, ha un ruolo specifico e determinante nel bloccare la dipendenza dall’alcol.
I ricercatori nutrono buone speranze che Gdnf sia la soluzione per il trattamento dell’alcolismo nell’uomo.

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USA: presentata tecnica per creare acqua potabile gm

Giovedì 5 Giugno 2008

Al congresso della Società Americana di Microbiologia a Boston (USA) è stata presentata una tecnica, ancora sperimentale, di acqua potabile gm, nella quale frammenti di materiale genetico sono utilizzate per bloccare la replicazione di virus e batteri.

acqua-geni-virus-rna-interferenza-germi-batteri-gm USA: presentata tecnica per creare acqua potabile gm

Nei test finora eseguiti nella Duke University, i ricercatori sono riusciti a bloccare l’attività di un fungo molto comune nell’acqua.
Secondo gli studiosi, ciò consentirebbe di risolvere il problema della sicurezza dell’acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo e in quelli avanzati, rappresenterebbe una valida alternativa a cloro e raggi ultravioletti.

La tecnica in questione si chiama interferenza dell’Rna e consiste nell’azionare interruttori molecolari chiamati micro-Rna per accendere o spegnere i geni.
Nonostante fosse già utilizzata in molti campi della ricerca biomedica, è la prima volta questa tecnica viene applicata in campo ambientale.
Sara Morey, la responsabile del progetto spiega: “I nostri dati dimostrano che è possibile silenziare l’azione di uno specifico gene in un fungo che vive nell’acqua“. Conclude: “Riteniamo che l’interferenza dell’Rna promette di diventare uno strumento per silenziare geni al fine di controllare la proliferazione di batteri e virus che vivono nell’acqua“.

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