Conferenza sul cambiamento climatico: quali passi dopo Bali?
Pubblicato il 21 dicembre 2007 da SergioLa delegazione del Parlamento europeo è rientrata da Bali dove ha partecipato alla conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Lunedì i deputati hanno valutato e discusso dei risultati ottenuti, felicitandosi dei traguardi raggiunti ma rammaricandosi del mancato accordo da parte di tutti i paesi industrializzati di tagliare le emissioni nocive e coinvolgere gli Stati Uniti in obiettivi più ambiziosi.

L’eurodeputato italiano e presidente della delegazione Guido Sacconi del gruppo socialista (PSE), si è detto “soddisfatto” delle conclusioni della conferenza di Bali. “Nel compromesso finale, secondo il presidente, mancano però riferimenti a degli obiettivi precisi… ma questi saranno al centro del negoziato che dovrà concludersi entro il 2009″.
Necessari obiettivi vincolanti
La Conferenza è stata un momento di verifica per la capacità d’azione europea sullo scenario internazionale: esame superato con ottimi voti, grazie al lavoro congiunto dei 27 e dalla stretta collaborazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento.” Sacconi ha aggiunto:”Voglio sottolineare i due successi molto importanti raggiunti: il riferimento al Quarto Rapporto dell’IPCC e la decisione degli Stati Uniti e delle economie emergenti di partecipare ad un processo negoziale finalizzato ad un accordo globale”.
La richiesta del Parlamento
Sacconi e il vicepresidente del Parlamento, lo spagnolo Alejo Vidal Quadras del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE), hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a nome dell’intera delegazione in cui criticano i risultati dei Bali, che vanno nella direzione opposta da quella richiesta dal Parlamento europeo nella sua risoluzione dello scorso novembre: “In particolar modo per la mancanza di riferimenti diretti ai tagli di emissioni dei paesi industrializzati”, hanno dichiarato..
La delegazione del Parlamento ha comunque accolto di buon grado la roadmap fissata a Bali, che “apre un processo” che porterà oltre il post-Kyoto e cioé oltre il 2012, con un accordo congiunto da raggiungere entro il 2009″. E questo è un successo dell’intera Unione europea che ha lavorato congiuntamente: “Ciò dimostra che agire assieme sulla scena internazionale paga”.
Altre reazioni
Ottimista è l’olandese Johannes Blokland del gruppo Indipendenza/Democrazia: “Speriamo in negoziati fruttuosi fra i 190 stati membri, compresi Stati Uniti e Cina”. Le prossime elezioni presidenziali americane, infatti, potrebbero dare “un impulso positivo” alla politica ambientale a stelle e strisce e rendere possibile un accordo sul nuovo trattato di Copenhagen nel 2009.
La finlandese Satu Hassi del gruppo verde/alleanza libera europea, invece, ha lamentato l’assenza di un chiaro obiettivo delle discussioni e ne ha attribuito la responsabilità “al comportamento senza scrupoli degli Usa”. Anche per lei, però, il molto dipenderà dalle elezioni americane il prossimo autunno: “Sia Al Gore che John Kerry hanno assicurato a Bali che la linea americana cambierà per il summit di Copenhagen del 2009″.
Il relatore delle proposte del Parlamento, l’eurodeputato tedesco Karl-Heinz Florenz del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), dichiara che con l’accordo Ue, “da marzo potremo dimostrare qualcosa agli altri e ciò ci permetterà di essere fermi nei negoziati con gli USA”.
I prossimi passi…
L’Europa chiama tutti ad assumersi più responsabilità per fermare il cambiamento climatico, e il Parlamento chiederà al Consiglio europeo di marzo un’azione legislativa mirata: riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020″. Prima dell’eventuale accordo a Copenhagen nel 2009, si dovrà comunque attendere la conferenza delle Nazioni Unite a Poznan nel 2008.
da: europarl.europa.eu
Tag: 2009, al, bali, cambiamento, climatico, conferenza, Copenhagen, gore, John, Kerry
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