L’ecstasy altera la capacità di apprendere e memorizzare come il morbo di Alzheimer
Pubblicato il 20 marzo 2008 da SergioDa una ricerca italiana pubblicata online sul Journal of Neuroscience e condotta nei laboratori del Neuromed, l’Istituto neurologico mediterraneo di Pozzilli (IS) risulta che l’ecstasy, la sostanza tanto abusata dai giovani per lo sballo occasionale e non solo, provoca delle alterazioni del cervello simili a quelle del morbo di Alzheimer.

Carla Buscati spiega: “Per il nostro studio, durato due anni siamo partiti da studi clinici internazionali che mettevano in evidenza l’esistenza di deficit cognitivi in soggetti che facevano uso di ecstasy, un derivato chimico della metanfetamina, MDMA.
Soggetti che sono stati sottoposti a test clinici di memoria verbale mentre venivano monitorati con l’Elettroncefalogramma e con la Risonanza Magnetica funzionale. In queste persone venivano riscontrate rispettivamente anomalie di tipo elettroencefalografico e minori attivazioni delle aree cerebrali deputate alla memoria rispetto a individui di un gruppo di controllo che non facevano uso di droga”.
La ricerca vera e propria è stata effettuata su topi a cui sono stati somministrati dosi di ecstasy equivalenti a quelle che hanno effetto sul cervello umano: da una pasticca di 120 milligrammi, quella che un giovane può consumare in una serata in discoteca, ad una pasticca somministrata per sei giorni consecutivi.
I risultati dell’osservazione hanno evidenziato delle alterazioni nella struttura che sostiene la cellula, il citoscheletro. Esso è composto da una proteine organizzate in una struttura ordinata, ma l’ecstasy agisce modificando una di queste proteine, chiamata Tau.
Così la struttura che sostiene la cellula si altera e comincia ad aggregarsi all’interno della cellula formando grovigli del tutto simili a quelli che sono nel cervello delle persone colpite da demenza. Queste alterazioni sono localizzate nell’area del cervello che controlla memoria e apprendimento, chiamata ippocampo.
I “grovigli” della proteina alterata finiscono per bloccare il circuito in cui si formano i ricordi tanto che è sufficiente una singola pastiglia per provocare alterazioni della capacità di apprendere e memorizzare.
In pochi casi l’ecstasy può anche indurre al decesso a causa dell’insorgenza della sindrome serotoninergica, che sopraggiunge in una bassissima percentuale di soggetti predisposti geneticamente e di conseguenza suscettibili ad una eccessiva stimolazione della serotonina.
In sintesi, l’ecstasy può determinare effetti neurotossici sia a lungo che a breve termine a livello del sistema nervoso centrale.
di G.V.
Tag: alzheimer, ecstasy, Elettroncefalogramma, Journal, MDMA, metanfetamina, Neuroscience
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