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Prevenire l’Alzheimer: con due piatti a settimana di curry si potrebbe

Pubblicato il 7 giugno 2009 da Giò

Secondo una ricerca americana mangiare un curry indiano una o due volte a settimana potrebbe aiutare a prevenire malattie come l’Alzheimer.

prevenire-lalzheimer-con-due-piatti-a-settimana-di-curry-si-potrebbe Prevenire lAlzheimer: con due piatti a settimana di curry si potrebbe

Gli studiosi della Duke University in North Carolina affermano che il segreto sta nelle varie spezie che compongono il curry e in particolare la curcuma, che, grazie al contenuto di curcumina, pare in grado di prevenire la diffusione delle placche di proteine amiloidi che, insieme ai grovigli di fibre nervose, sarebbero la causa della demenza.

Il team guidato dal professor Murali Doraiswamy, avrebbe riscontrato che mangiando piatti a base di curry una o due volte a settimana si corre un minor rischio di sviluppare la demenza senile. E spiega: “Si può modificare geneticamente un topo in modo che a 12 mesi il suo cervello sia pieno di placche. Se a questo punto si nutre il topo con una dieta ricca di curcumina, le placche si dissolvono. La stessa dieta ha evitato in topi più giovani la formazione delle placche. Il prossimo passo sarà testare la curcumina sulla formazione delle placche amiloidi nell’uomo”.

Questo, come altri studiosi sottolineano, non può certo considerarsi l’elisir contro l’Alzheimer, ma secondo il professore, insieme a dei comportamenti di vita adeguati potrebbe concorrere alla prevenzione della demenza senile.
E’ risaputo infatti che nelle popolazioni indiane, grandi consumatrici di curcuma, l’incidenza di questa malattia è molto bassa e ciò potrebbe un giorno rivelarsi essere la motivazione.

Per approfondire la notizia rimando ai siti:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/8080630.stm
http://www.mirror.co.uk/news/top-stories/2009/06/04/curry-stops-alzheimer-s-115875-21413676/
http://health.usnews.com/articles/health/healthday/2009/06/03/health-highlights-june-3–2009.html

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4 Commenti a “Prevenire l’Alzheimer: con due piatti a settimana di curry si potrebbe”

  1. Luigi scrive:

    Su come prevenire e guarire dall’Alzheimer è stato detto e scritto di tutto.
    Verrebbe da chiedersi quale sia la funzione di questi articoli?
    Si è arrivati a leggere anche di “presunti studi” che individuano la possibilità di sviluppare la malattia nelle persone con le braccia e le gambe corte, ed anche in chi ha la “pancetta” a 40 anni.
    Ma come si fa con un’informazione così?

    E poi, i modelli di studio sugli animali, nella ricerca per l’Alzheimer, non vanno!!!
    Gli studi su animali, in una situazione complessa come quella sull’Alzheimer, molto probabilmente non hanno senso.

    Chi informa potrebbe benissimo concentrarsi su un aspetto molto importante come quello della Diagnosi Precoce, sensibilizzando la popolazione. Se proprio vogliamo giocare d’anticipo. Ma per chi ha la malattia oggi, che cosa facciamo? Chiediamoci come sta messo il sistema socio assistenziale per il malato con demenza (e non solo).

    Perché invece di scrivere cose “improbabili”, non vi occupate meglio e di più della condizione di abbandono istituzionale che vivono i malati di Alzheimer e le loro famiglie?
    Ma come si fa a pubblicare comunicati su presunti studi, di cui si dice solo quello che si vuol far sapere?
    SONO INDIGNATO DI FRONTE A QUESTO TIPO DI INFORMAZIONE.
    Vi assicuro questo tipo di notizie nei familiari di pazienti con demenza, provocano anche rabbia.

  2. Admin www.BlogScienze.com scrive:

    Prima di avventurarmi in un giudizio, per una mia saggia abitudine, penso a ciò che intendo esprimere, in particolare, se quello che voglio dire ha una ragione, se giova a qualcuno o se va a ledere la sensibilità altrui. Tanta gente non lo fa e tra questi, gentile lettore, credo rientri pure lei perché, nella foga di mettere in evidenza il suo pensiero, o il suo link, ha trascurato il pensiero altrui. Mi spiego meglio.

    Lei dice:
    “Su come prevenire e guarire dall’Alzheimer è stato detto e scritto di tutto. Verrebbe da chiedersi quale sia la funzione di questi articoli?”
    Questo è quello che afferma e che mi permetto di contestare. Sull’Alzheimer non è stato affatto detto e scritto tutto per il semplice motivo che non si conoscono le cause che scatenano la malattia e, cosa assai più importante, come guarirla. Le cure di cui si dispone sono utili per bloccare il progredire della malattia, fornire un supporto per consentire all’ammalato una qualità di vita più dignitosa. Il sito www.Blogscienze.com , che non è monotematico, si pone la finalità di informare i lettori sui progressi del mondo scientifico, attingendo da alcuni siti accreditati e dalle news che veicolano in internet, usando rispetto verso gli studiosi che si impegnano nella ricerca. In particolare, l’articolo da lei criticato, riporta la notizia di una ricerca condotta dal professor Murali Doraiswamy della Duke University in North Carolina, e non di una favola raccontata dalla vicina della porta accanto. Scorrendo il sito, il lettore attento, si rende conto che quando si parla di medicina, la stessa patologia viene trattata più volte, proprio per mettere in risalto i diversi aspetti (prevenzione, assistenza e quant’altro possa giovare).

    Per sua opportuna conoscenza, le trascrivo quanto riscontrato nel sito gestito dal Ministero della Salute http://www.epicentro.iss.it/problemi/alzheimer/alzheimer.asp

    Il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità, nell’ambito del progetto per un osservatorio epidemiologico nazionale.

    “La messa a punto di nuovi farmaci per la demenza di Alzheimer è oggi un campo in grande sviluppo, nei laboratori di ricerca si sta lavorando a principi attivi che aiutino a prevenire, a rallentare la malattia e a ridurne i sintomi. Oggi purtroppo non esistono farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia e tutti i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi.

    I fattori di rischio
    Il tentativo di chiarire i fattori di rischio, particolarmente intenso nel caso dell’Alzheimer, è stato piuttosto deludente negli anni.
    Gli unici fattori di rischio per questa malattia identificati finora sono l’età, la presenza di un caso di demenza in famiglia, e alcuni fattori di predisposizione genetica.

    La sua indignazione, evidenziata a lettere cubitali, “SONO INDIGNATO DI FRONTE A QUESTO TIPO DI INFORMAZIONE”,a questo punto, mi creda, non ha una ragione d’essere, credo sia del tutto gratuita e certamente scaturisce dalla scarsa conoscenza del sito, apprezzato e seguito da centinaia di fedeli lettori perché non ha la presunzione di pensare di gestire un sito di medicina, né di svolgere un compito che spetta esclusivamente ai medici (lei lo è?) a cui le persone diligenti affidano la cura della propria salute, ma si assume solo l’impegno di aggiornare sulla ricerca trattando la materia con delicatezza e serietà.

    Grazie, comunque, per avere visitato il sito.

  3. Luigi scrive:

    La ringrazio per aver risposto al mio intervento.
    Se vuole posso anche concordare sulle sue considerazioni. Giustamente ad un intervento provocatorio può seguire anche una risposta quale è stata la sua. Non la biasimo per il tono stizzito con cui mi ha risposto. La posso anche capire.

    Quello che non capisco è la mancanza di volontà nel comprendere uno degli aspetti più importanti (se vogliamo considerare la questione Alzheimer anche in maniera umana, senza trincerarci dietro la divisa professionale qualunque essa sia): “la negazione di un diritto, quello all’assistenza per il paziente con demenza”, perché di ciò stavo parlando nel mio precedente intervento, ed oltre tutto, a fronte di questo diritto negato, c’è un potente blocco comunicativo, che fa diventare i malati di Alzheimer e chi li assiste dei fantasmi.

    Della questione da me posta (mi sembrava molto chiaro quello che intendevo, non era in particolare un attacco al sito, all’articolo o a chi l’avesse scritto), lei non si è sforzata nemmeno un po’, di comprenderne le ragioni, tant’è che ha riportato solo quello che la poteva riguardare e non un accenno alla scottante questione da me sollevata: “la condizione di abbandono istituzionale che vivono i malati di Alzheimer e le loro famiglie”. Per tanto sarò io adesso ad invitarla a documentarsi sulle condizioni di chi ha l’Alzheimer e di chi assiste. Basterebbe parlare con un Caregiver, di uno dei territori nazionali sprovvisti di quella necessaria rete dei servizi al malato con demenza, così potrà farsi un’idea di come cambi la qualità della vita di queste persone.

    Riguardo al suo invito, “per un mia opportuna conoscenza”, a consultare le pagine del ministero della salute e del’ISS, le dico che conosco benissimo il lavoro che hanno svolto, confluito principalmente nel progetto Cronos, che è l’unico intervento istituzionale di portata nazionale fin ora attuato in Italia. Stiamo parlando, però di un progetto del 2000, da allora più nulla è stato fatto, e la rete di servizi che si sarebbe dovuta sviluppare a partire dai centri U.V.A. (Unità Valutative Alzheimer) è rimasta sulla carta.

    Credo si sia capito, parlo dal punto di vista di chi il problema lo vive sulla sua pelle, in quanto familiare, caregiver, di un malato di Alzheimer (nel mio caso è un genitore), e non ha ricevuto aiuti, come centri diurni, R.s.a. con modulo Alzheimer o assistenza domiciliare, perché non presenti sul territorio, come per la maggior parte d’Italia, anche se ci sono delle provincie ed intere regioni (poche) che nel passato hanno lavorato sul problema ed ora possono vantare una efficiente rete sanitaria e socio assistenziale per il paziente con demenza.

    Chi vive drammaticamente l’assistenza ad un malato di Alzheimer, quando legge titoli che illudono sulla prevenzione o la cura dell’Alzheimer (e le posso assicurare, ce ne sono anche troppi) si sente preso in giro. Si parla sempre di ricerche ancora in atto, di farmaci in sperimentazione nella fase 2. Fa un po’ rabbia tutto ciò. Non crede?

    Noi familiari percepiamo grande superficialità da parte dei Mass Media, si occupano pochissimo delle condizioni di chi il problema lo vive oggi.

    Va benissimo parlare di prevenzione, ci mancherebbe altro, ma non ci dimentichiamo dei tantissimi casi di malati di Alzheimer già esistenti e della loro difficoltà assistenziale. Ricordiamoci che in Italia, da un stima di Alzheimer Europa del 2005, vi erano 900.000 casi di demenza senile, ed il 70% è Alzheimer; 31.800 casi nella fascia di età che va tra i 30 ed i 59 anni.

    Parlare prevalentemente di prevenzione, perché è così su tv giornali ed internet, con annunci “troppo fiduciosi”, può indurre a non considerare la realtà l’esistente, che fin ora ho descritto, creando un alibi sia nell’opinione pubblica che nella classe dirigente, fino al punto di non agire adeguatamente per realizzare la rete dei servizi, “tanto stiamo trovando i rimedi: Curry e Quant’altro” (Sono stati scritti articoli che vedono utili per l’Alzheimer: la dieta mediterranea – la nicotina – i pomodori transgenici – i farmaci per l’ipertensione e quelli contro il colesterolo – Marijuana e cruciverba – il cedro – l’avocado – semi di uva rossa – Virus delle patate – l’alga Kalamath – il riccio di mare – la vita di coppia)!!!

    Non troverei sbagliato se ogni articolo che vuole parlare di Alzheimer, quale ne sia il taglio giornalistico, provi a tracciare per quello che è possibile un quadro d’insieme. Io la invito a questo, poi mi può dire quello che vuole riguardo al “ledere la sensibilità altrui”.

    Appunto se parliamo di sensibilità, allora pensiamo allo scempio socio-politico e mass mediale che si sta consumando nei confronti dei malati di Alzheimer e dei loro familiari. Altro che insensibilità.

  4. Admin www.BlogScienze.com scrive:

    Le mie considerazioni sono scaturite dall’intervento che lei stesso ha riconosciuto come provocazione della quale, noto con piacere, non c’è più traccia nella sua risposta. Tra persone perbene non è difficile giungere ad un sereno dialogo
    Condivido in pieno la sua rabbia, che è la mia, considerato che conosco assai da vicino l’Alzheimer che ha colpito un mio fraterno amico. Facciamo ricerche continue su Internet per saperne di più su questo morbo, ma alla fine ci ritroviamo delusi e scoraggiati. Dell’Alzheimer, mi creda, conosco ogni statistica, ogni tentativo di cura, ogni sperimentazione, ma quello che so con maggiore chiarezza è che l’ammalato e la famiglia restano abbandonate, senza risposte o speranze immediate, deprivate di supporti, indispensabili in tanto flagello. Sulla prevenzione i pareri sono discordi, pare che non ci sia da attuare una onesta prevenzione.
    Si possono osservare alcuni consigli e incrociare le dita. Essendo la malattia relativamente recente, le conoscenze sono poche e persino discordanti.

    Premesso tutto ciò, continuo a pensare che non dobbiamo sottovalutare ogni elemento, ogni notizia che ci viene dalla ricerca più o meno seria che sia ( quale il discrimine per capirlo? ). Sono tutte ipotesi, alcune avventate , altre che hanno un fondamento scientifico, ma solo dalla ricerca potrà venire la speranza di guarigione o miglior cura. Le voci che si rincorrono sono tante, è vero, e possono suscitare irritazione in chi ha le spalle pesanti e si dispera perché vive il dramma, perchè vorrebbe una soluzione e non supposizioni di possibili effetti positivi di alcune molecole, ma guai se tali ricerche o sperimentazioni non si facessero. Fornire solo determinate coordinate e chiudere alla speranza di una nuova cura pensa che aiuterebbe di più l’ammalato e i familiari ?
    Il rischio di “annunci ‘troppo fiduciosi’ “ che “può indurre a non considerare la realtà l’esistente, che fin ora ho descritto, creando un alibi sia nell’opinione pubblica che nella classe dirigente, fino al punto di non agire adeguatamente per realizzare la rete dei servizi, “tanto stiamo trovando i rimedi: Curry e Quant’altro” forse esiste ma credo sia abbastanza marginale. Una classe dirigente che arrivasse a tanto sarebbe da decimare!
    Sullo “scempio socio-politico e mass mediale” che si consuma peraltro in ogni settore della società, non posso certo dissentire da lei. Nel sito abbiamo cercato, sperando di riuscirci, di trattare gli argomenti, quantomeno con decenza, non avendo velleità di alcun tipo ma solo la passione per le tecnologie e le scienze nella loro vasta dimensione.
    Per quanto riguarda il suo consiglio di mettere in evidenza “quello che è possibile un quadro d’insieme”. la ringrazio, ma le posso assicurare che di Alzheimer si è parlato più volte, per fornire quegli elementi conoscitivi che lei saggiamente reclama.

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