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Cardiologi sostengono che uova e cioccolato fanno bene al cuore

Martedì 1 Aprile 2008

Al meeting annuale American College of Cardiology attualmente in corso a Chicago, i cardiologi hanno rivalutato le proprietĂ  delle uova e del cioccolato, inserendoli nella dieta salva cuore.

cardiologia-cioccolato-uova-cuore-american-college-cardiology-klodes1 Cardiologi sostengono che uova e cioccolato fanno bene al cuore

Secondo la cardiologa Elizabeth Klodes, quelli che venivano considerati dei nemici del colesterolo e che per questo erano banditi dalla tavola rientrano dalla porta principale nel quotidiano regime alimentare.
La cardiologa sostiene che il cioccolato deve essere fondente e due uova al giorno non fanno nulla male, purché i pasti siano ben distribuiti.

La colazione deve essere ricca, perché è il pasto principale della giornata ossia quello che fornisce l’energia per le nostre attività e stimola il metabolismo a consumare calorie. Evitarla significa innescare un pericoloso meccanismo di difesa che spinge il nostro organismo a conservare calorie nel caso in cui si dovessero affrontare dei digiuni.

Il cioccolato, poi, rigorosamente fondente, fa bene perché ricco di qualità antiossidanti che svolgono un’azione positiva sul cuore.
Anche in questo caso, in medio stat virtus, perché l’importante è non esagerare con le dosi.

di G.V.

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USA: Si sperimenta con ottimi risultati un vaccino anti-infarto

Lunedì 31 Marzo 2008

Al congresso annuale dell’American College of Cardiology, che si svolge a Chicago (USA), sono stati presentati i risultati degli esperimenti per la creazione di un vaccino anti-infarto effettuati sui topi, dai ricercatori del Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles e dell’Università di Malmoe in Svezia.

vaccino-anti-infarto-cardilogia-antinfarto1 USA: Si sperimenta con ottimi risultati un vaccino anti-infarto

Questo vaccino riuscirebbe a prevenire la formazione delle placche aterosclerotiche nelle arterie, collocandosi in un momento cruciale di preparazione all’infarto, ossia quando vi assiste al restringimento delle coronarie.

Prediman Shah, coordinatore della ricerca al Cedars Sinai di Los Angeles, spiega: «Il nostro obiettivo è quello di studiare un vaccino che possa essere somministrato, un giorno, ai bambini in modo da interferire con quelle alterazioni delle arterie che possono portare, nel corso della vita, a sviluppare un infarto o un ictus».

Il vaccino è costruito con un peptide simile alla proteina umana Apo-100, cioè una molecola che trasporta il colesterolo Ldl nel sangue.
Ciò ha consentito ai ricercatori di valutare l’effetto di diverse dosi di vaccino (non meno di 100 microgrammi) nonché il ruolo di una dieta ricca di grassi (durante la vaccinazione sono sconsigliati tali cibi).

I ricercatori hanno osservato sui topi una riduzione della formazione delle placche che va dal 60 al 70 per cento.

Questi dati incoraggianti fanno ben sperare lasciando presupporre che il vaccino rappresenterebbe una vera prevenzione primaria della malattia aterosclerotica.
Nell’attesa bisogna solamente intervenire sui fattori di rischio allo scopo di prevenirlo, quali eccesso di colesterolo, fumo, stress psicofisico, diabete, ipertensione e obesità.

di G.V.

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Abbasso l’ascensore: l’inattivitĂ  o l’interruzione del moto aumenta il rischio di diabete

Sabato 22 Marzo 2008

Un gruppo di ricercatori dell’UniversitĂ  del Missouri ha effettuato uno studio, pubblicato dalla rivista Journal of the American Medical Association (Jama), per verificare quanto l’assenza o meno interruzione di quotidiana o costante attivitĂ  fisica anche solo salire le scale o meno, potesse influire sul rischio di sviluppar il diabete.

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I ricercatori hanno pertanto chiesto a dei camminatori ‘medi’, ossia coloro che fanno circa 6 mila passi al giorno, di ridurre a 1400 passi la loro attivitĂ  motoria per tre settimane, evitando le scale e usando la macchina per gli spostamenti e a degli ottimi camminatori, cioè coloro che fanno circa 10 mila passi al giorno, di scendere a 1400 passi con le stesse avvertenze ma per solo due settimane.

Al termine delle ricerche ai partecipanti è stato somministrato un test di tolleranza al glucosio e uno ai grassi, per verificare la capacità del corpo di sottrarre dal sangue queste due sostanze.
I risultati sono stati alquanto sorprendenti: sono sufficienti due settimane di sedentarietĂ  per aumentare la presenza di glucosio e di grasso nel sangue, rischiando pertanto di sviluppare il diabete o altre malattie cardiovascolari.

Bente Klarlund Pedersen, co-autore dello studio, spiega: “In genere pensiamo che sia salutare fare dell’attività fisica, ma questo studio dimostra che due settimane di inattività sono pericolose. Se si scelgono mezzi di trasporto passivi il rischio di malattie croniche diventa subito più alto”.

di G.V.

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Collegamento tra sigaretta e psoriasi: si allunga la lista dei problemi causati dal fumo

Giovedì 27 Dicembre 2007

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine e nato dalla collaborazione fra ricercatori del Vancouver General Hospital e scienziati del Massachusetts General Hospital, Brigham, Women’s Hospital e Harvard School of Public Health di Boston ha scoperto un nesso tra il fumo e la psoriasi.

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Questa è una patologia che colpisce il 2% della popolazione e che si accompagna ad altri disturbi quali depressione, obesità e diabete.
Gli studiosi hanno esaminato i dati della situazione clinica di 116.608 donne, fumatrici e non, con un’etĂ  compresa tra i 25 e i 42 anni, di 14 anni di seguito, dal 1991 al 2005.
I risultati, che hanno registrato ben 887 nuovi casi di psoriasi durante i 14 anni di studio, sono stati pubblicati nel numero di dicembre di Attualità Tabacco dell’Istituto nazionale per la prevenzione e l’educazione alla salute (Inpes).
Tali esiti hanno evidenziato che rispetto alle donne che non avevano mai fumato, le fumatrici avevano un rischio di ammalarsi di psoriasi del 78 per cento in piĂą. Il pericolo degli ex-fumatori di sviluppare la malattia raggiunge quello dei non-fumatori (ossia rischio 1) solo dopo 20 anni di astinenza da tabacco.
Secondo gli scienziati che hanno effettuato le ricerche, le tossine del fumo di sigaretta riescono a colpire parti del sistema immunitario associate con questa malattia della pelle.
Il rischio di sviluppare la malattia si estende anche alle donne esposte al fumo passivo durante la gravidanza o a quei bambini che vicini ai fumatori e alle sigarette durante l’infanzia.

di G.V.

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Dagli USA la conferma: lo smog fa il giro del mondo e inquina anche le zone pulite del nostro pianeta

Domenica 23 Dicembre 2007

Dall’inglese smoke (fumo) e fog (nebbia), lo smog fa riferimento all’inquinamento causato da elementi quali particolato, l’anidride solforosa, l’ossido di carbonio, gli ossidi di piombo, gli ossidi di azoto e i residui della combustione del gasolio.

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Emily Fisher, una ricercatrice dell’UniversitĂ  di Washington (Usa) tramite i suoi studi è riuscita a confermare il sospetto di numerosi scienziati cioè che la polluzione atmosferica può attraversare un intero Oceano e penetrare nei polmoni di persone che abitano diversi continenti lontani fra di loro.
La scienziata ha presentato i risultati delle sue osservazioni al meeting dell’American Geophysical Union di San Francisco, dove sono stati accolti con grande attenzione e interesse.
Per il suo studio si è avvalsa di due database, uno relativo alle tempeste desertiche del Gobi e del Taklimakan e uno contenente informazioni sulla qualitĂ  dell’aria della costa americana occidentale, entrambi raccolti tra il 1998 e il 2006. Mischiandoli ha dimostrato che nei mesi primaverili le polveri provenienti dalle zone piĂą aride di Cina e Mongolia sono presenti e molto comuni nell’aria di cittĂ  come Los Angeles o San Diego. Questo accade quando le tempeste desertiche sono piĂą aggressive perchĂ© le particelle di polvere che si possono ritrovare a migliaia di chilometri di distanza aumentano di due volte e mezzo.
Il materiale essendo “leggero” riesce a viaggiare intorno al nostro pianeta e può esser inalato dalle persone in qualsiasi parte del pianeta.
Emily Fisher conclude: “Lo smog ‘locale’ è certamente quello che piĂą influisce sulla salute delle persone. Ma i miei studi dimostrano che anche chi vive in zone ricche di parchi o foreste, può subire le conseguenze dell’inquinamento globale: anzi, piĂą l’aria del luogo dove si vive è pulita, piĂą questi spostamenti di polveri influiscono sulla qualitĂ  dell’ambiente”.

di G.V.

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Nuove scoperte sul fronte anoressia: chi ne è affetto ha una diversa attività cerebrale

Sabato 15 Dicembre 2007

L’anoressia, una tra le malattie del nuovo millennio che associa ai problemi mentali quelli legati alla società moderna dell’apparire e del benessere fisico portati all’eccesso, si arricchisce di nuove scoperte fatte sul campo.

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Uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry ha rivelato che le donne che hanno sofferto di anoressia hanno delle gravi anomalie di funzionalità cerebrale.
La ricerca è stata condotta dal team del prof. Walter H. Kaye dell’University of Pittsburgh School of Medicine, che ha esaminato 13 donne che avevano sofferto di anoressia ma che da un anno avevano riacquistato un peso normale e un ciclo mestruale regolare, e 13 donne sane.
Il cervello delle pazienti, in particolare la regione dello striato anteriore ventrale (associato alle risposte emozionali immediate), è stato monitorato con risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre esse venivano sottoposte a dei test al computer per misurare la funzionalità cerebrale. Poiché ad ogni risposta esatta corrispondeva un premio in denaro, gli scienziati hanno avuto modo di osservare come per i due gruppi di donne la vittoria e la sconfitta influivano in maniera diversa nelle varie parti del cervello.

Kaye commenta che “la fMRI ci permette di capire sempre meglio come riescono le persone malate di anoressia nervosa a negarsi il cibo o altri piaceri, cosa che le persone sane trovano grande difficoltà a fare. Durante il nostro test, abbiamo riscontrato forti differenze tra il cervello delle ex malate di anoressia e quello delle donne sane. La regione delle risposte emozionali delle persone sane distingue con molta chiarezza tra strategie vincenti e perdenti, per esempio, mentre quella delle persone che in passato hanno sofferto di anoressia fa fatica a distinguerle”.
La stessa ricerca ha evidenziato inoltre come il nucleo caudato, ossia la zona del cervello da cui dipende apprendimento e memoria, delle donne che soffrivano di anoressia fosse piĂą attivo rispetto alla altre.

Il prof. Kaye ha aggiunto che : “il gruppo delle anoressiche tendeva ad essere esageratamente ed ossessivamente preoccupato per quanto riguarda i comportamenti da seguire cercava regole dove non ce n’erano e pensava solo a non commettere errori. Generalmente, questo tipo di atteggiamento ha connotazioni positive, perché porta a fare attenzione ai dettagli, ad essere sempre il più corrette possibili ed è tipico di carriere come il medico o l’ingegnere. Ma se viene estremizzato, se diventa un’ossessione, può avere effetti dannosi”.
foto tratta da: caffenews.wordpress.com

di G.V.

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Un vaccino al posto dei farmaci per la pressione arteriosa

Giovedì 8 Novembre 2007

E’ stato presentato al congresso dell’American Heart Association, in corso a Orlando in Florida un vaccino per sostituire i farmaci per il controllo la pressione arteriosa. Juerg Nussberger, e il suo gruppo di ricercatori dell’Ospedale Universitario del Cantone di Vaud a Losanna, osserva che il vaccino agisce nei confronti dell’angiotensina II, una molecola che fa contrarre e restringere i vasi sanguigni, alzando la pressione.

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Gli scienziati hanno associato chimicamente a questa molecola particelle non infettive che hanno l’aspetto di un virus, così che, il sistema immunitario, ritenendola un elemento estraneo all’organismo reagisce contro l’angiotensina II neutralizzandola con la produzione di anticorpi.
Il vaccino è stato poi sperimentato su 72 soggetti e ha dato esiti positivi, soprattutto al mattino quando si ha il rialzo della pressione, che si pensa sia la causa del gran numero di infarti ictus nella prime ore della giornata.

Gli anticorpi indotti dal vaccino funzionano come una spugna, che si svuota durante la notte quando viene secreta poca angiotensina II, per poi essere in grado di neutralizzare tutta l’angiotensina secreta al mattino presto. Un vantaggio del vaccino rispetto ai farmaci antipertensivi, come Ace inibitori e sartani, è che questi ultimi determinano un incremento della renina, ossia un enzima coinvolto nell’infiammazione e insufficienza renale mentre col vaccino tale produzione è meno elevata.
In attesa di un metodo che liberi coloro che hanno problemi di pressione arteriosa dalla fastidiosa pillola giornaliera, vanno avanti i controlli sul vaccino per verificarne l’efficacia su tutti i pazienti.

di G.V.

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Il Festival della Scienza 2007 in 100 righe

Mercoledì 7 Novembre 2007

La curiosità è il motore della scoperta scientifica, un’attitudine profondamente umana che ci spinge a conoscere il mondo naturale, a esplorarne gli aspetti più reconditi, a trarne applicazioni innovative. Lo hanno mostrato nei modi più diversi e talvolta insoliti le decine di scienziati convenuti a Genova per la quinta edizione del Festival della Scienza, che ha superato tutte le precedenti per la ricchezza e la varietà del programma degli incontri. I grandi nomi della ricerca internazionale intervenuti nei tredici affollati giorni del Festival hanno confermato quanto sia in continua trasformazione la scienza, non solo grazie alla curiosità solitaria dei geni più inventivi, ma anche attraverso le collaborazioni internazionali e interdisciplinari che fanno della scienza oggi una vera impresa collettiva.
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Curiosare nel mondo è un istinto che sicuramente non ci rende unici e non ci separa del resto del mondo naturale. Lo possiedono anche le scimmie, una delle quali campeggia nel logo dell’edizione 2007 mentre gioca incuriosita con l’asterisco simbolo della manifestazione, e molte altre forme animali. Proprio sotto il segno dei nostri affascinanti ed enigmatici cugini primati è cominciata la quinta edizione del Festival con l’attesissima conferenza magistrale di Jane Goodall, la carismatica etologa che ha cambiato per sempre il nostro modo di osservare e di interagire con le scimmie africane, seguita il giorno successivo da un aggiornamento appassionante sulle ultime scoperte nel campo dell’evoluzione umana offerto dal paleoantropologo dell’American Museum of Natural History di New York Ian Tattersall.

Le giornate del Festival hanno visto ancora una volta grandi platee riunirsi attorno a illustri esponenti della comunità scientifica internazionale, impegnati a declinare la parola chiave della curiosità con la maestria dei grandi comunicatori: il cosmologo russo Alex Vilenkin ha incantato il pubblico con le sue proiezioni verso infiniti universi; lo scienziato cognitivo di Harvard Marc Hauser ha spiegato la sua ipotesi circa l’esistenza di una grammatica morale universale in ogni essere umano; il grande fisico di Princeton Freeman Dyson ha proposto le sue sei provocatorie “eresie” controcorrente su scienza e società; il “fisico di Star Trek” Lawrence Krauss ha giocato con il fascino delle “extradimensioni”; il fisico francese Jean-Marc Lévy-Leblond ha messo in discussione le ambizioni di universalità della scienza occidentale.

Nulla meglio dell’esplorazione spaziale rappresenta il desiderio inarrestabile degli esseri umani di porsi domande sul cosmo e di comprenderne le leggi. Giovanni Bignami, Umberto Guidoni e Sergio Zavoli hanno ricordato, con l’ausilio di preziose immagini inedite, i cinquant’anni del lancio dello Sputnik, l’inizio dell’era spaziale e della corsa internazionale alle navigazioni nel sistema solare. Di esplorazioni estreme, ma questa volta sui ghiacci, ha discusso Reinhold Messner, mentre la stupefacente bellezza degli scenari della vita terrestre sono stati raccontati, oltre che immortalati, dal grande fotografo naturalista Frans Lanting.

da: festivalscienza.it

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Si “ricerca” un contraccettivo non ormonale come alternativa alla pillola

Domenica 21 Ottobre 2007

Col fine di mettere a punto un contraccettivo su base non ormonale che, come alternativa alla pillola, liberi le donne dai famosi disturbi collaterali ad essa correlati, degli scienziati americani illustrano alla conferenza dell’American Society for Reproductive Medicine a Washington le importanti scoperte a cui sono pervenuti.

Da una ricerca effettuata dall’equipe di Zev Williams del Brigham and Women’s Hospital di Boston, risulterebbe possibile creare un contraccettivo che deriverebbe da una molecola, iRna, o Rna a interferenza, capace di mettere a tacere (come fosse un cerotto) un gene necessario all’ingresso dello spermatozoo nella cellula uovo. Il gene in questione è Zp3, che produce una molecola indispensabile allo spermatozoo per legarsi all’ovocita e fecondarlo.
Il fatto che non siano coinvolti altri geni e che la molecola Zp3 sia presente solamente sulla superficie dell’ovocita, convince gli scienziati dell’assenza di effetti collaterali.
Ma nonostante gli esperimenti sui topi abbiano prodotto dei risultati positivi, i ricercatori chiariscono che i test sulle donne sono ancora lontani.

di G.V.

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