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Polonio 210 nelle sigarette: per anni mistero sulle ricerche

Mercoledì 27 Agosto 2008

Uno studio di prossima pubblicazione su American Journal of Public Health rivela che per decenni le multinazionali del tabacco, nonostante abbiano studiato e scoperto gli effetti nocivi del polonio 210, abbiano nascosto i risultati.

polonio-210-nelle-sigarette-per-anni-mistero-sulle-ricerche Polonio 210 nelle sigarette:  per anni mistero sulle ricerche

Questa sostanza radioattiva, balzata tristemente alla ribalta col caso Litvinenko (Londra 2006) è un pericoloso eccipiente delle sigarette.

La notizia giunge dalle pagine del quotidiano britannico The Independent, che rivela che si è arrivati a queste conclusioni tramite l’analisi di oltre 1.500 documenti interni delle company del fumo.

La cortina del silenzio si squarcia grazie ai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota che rivelano che il polonio 210 non solo è presente sulle foglie del tabacco ma anche all’interno della sua struttura chimica. Pare infatti, che le industrie produttrici di sigarette abbiano tentato, invano, di eliminare questa sostenza dalle bionde ricorrendo anche alla modificazione genetica, riuscendo però a celare, con successo, le ricerche.

Le multinazionali si difendono affermando non si sa ancora con certezza quale sia il componente che è causa del cancro.

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Ricerca: Un naso-robot “fiuterà” i tumori della pelle

Venerdì 22 Agosto 2008

Una recente scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori statunitensi del Monell Chemical Senses Center di Filadelfia permetterebbe di annusare” sul nascere i tumori alla pelle grazie ad una sorta di naso-robot, un sensore da passare sull’epidermide capace d’individuare l’odore caratteristico.

ricerca-un-naso-robot-fiutera-i-tumori-della-pelle Ricerca: Un naso-robot fiuterà i tumori della pelle

Lo studio ha preso spunto dal fatto che alcuni cani possono essere addestrati per fiutare la presenza del tumori della pelle, per via del particolare odore.
Grazie a delle avanzate tecniche di cromatografia per analizzare l’aria intorno ai siti tumorali di 11 pazienti con carcinoma basocellulare, i ricercatori hanno individuato il profilo chimico dell’odore della pelle malata di tumore per poi confrontarlo con quello di 11 persone sane.

Gli studiosi mirano adesso ad individuare il profilo olfattivo di tutte e tre le forme di cancro della pelle, al fine di poter creare un giorno un naso elettronico per eseguire diagnosi rapide e indolori.

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Avviato uno studio internazionale sulla genomica dei tumori

Mercoledì 30 Aprile 2008

Un consorzio internazionale di scienziati, l’International Cancer Genome Consortium (Icgc), ha deciso di avviare uno studio sulla ‘genomica’ dei tumori.

avviato-studio-internazionale-genomica-tumori Avviato uno studio internazionale sulla genomica dei tumori

Diversi istituti scientifici, tra cui il National Institute of Health (Nih) annunciano che i ricercatori studieranno tutti i cambiamenti del Dna legati allo sviluppo di un cancro.

Il progetto, che dovrebbe durare circa 10 anni, prevede di studiare almeno 50 tumori diversi e di mettere a disposizione della comunità scientifica molti dati utili su queste malattie.
Ogni membro del consorzio si concentrerà su uno specifico tipo o sottotipo di tumore, con studi del Dna di almeno 500 pazienti, del costo ognuno di circa 20 milioni di dollari.

Oltre al Nih hanno aderito al progetto il Weelcome Trust britannico, il Genome Cancer Consortum cinese, il ministero della Ricerca indiano, il National Cancer Center Giapponese e l’Istituto Nazionale dei tumori francese.

La Commissione Europea per il momento osserva l’evolversi della situazione, mentre l’Italia non partecipa per mancanza di una tecnologia adatta.

Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, spiega che nel nostro Paese “nessuno ha la tecnologia per investire in questo progettoâ€. E inoltre “L’Italia non investe più da anni nel genoma umano, e adesso non abbiamo il sequenziatore automatico indispensabile per mappare il genoma dei tumori in tempi rapidiâ€.

di G.V.

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Dagli Usa una tecnica per rallentare lo sviluppo del cancro al seno

Giovedì 24 Aprile 2008

Una nuova scoperta americana regala una speranza ai malati di cancro: gli scienziati del National Cancer Insitute hanno scoperto una tecnica che rallenterebbe lo sviluppo del tumore di ben dieci volte rispetto al decorso naturale.

usa-tecnica-rallentare-sviluppo-cancro-seno Dagli Usa una tecnica per rallentare lo sviluppo del cancro al seno

Lo studio, pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences, ha riguardato nello specifico il cancro al seno, ma gli scienziati non escludono affatto la sua applicazione ad altri tipi di tumori. La sperimentazione effettuata sinora, ha dato esisti positivi: la chiave di tutto è un gene, il Brd4.

I ricercatori hanno inserito copie del gene Brd4 nei tumori al seno di alcuni topi, scoprendo che 28 giorni dopo la dimensione del loro tumore era limitata a un decimo rispetto a quelli senza il gene.
La successiva sperimentazione sull’uomo, ha coinvolto 1.240 pazienti divisi tra cinque gruppi distinti.
Dagli esiti è emerso che i pazienti con il gene Brd4 hanno dimostrato un tasso di sopravvivenza molto più elevato rispetto a quelli senza il gene.

Kent Hunter, autore della relazione spiega: “Potenzialmente questo trattamento potrebbe aiutare a gestire e controllare un cancro. Un obiettivo ancora lontano, ma intanto nel più immediato futuro si può prevedere almeno il decorso della malattia”.

Il dr. Julie Sharp, del Cancer Research britannico, non è dello stesso avviso e quindi sottolinea che è ancora troppo presto per sapere se un trattamento sull’uomo possa essere effettivamente messo a punto.

di G.V.

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Italia: nuova tecnica per l’analisi del linfonodo sentinella

Martedì 22 Aprile 2008

All’Istituto Regina Elena di Roma è stata annunciata l’applicazione di una tecnica innovativa che consente una diagnosi intraoperatoria di metastasi nel linfonodo sentinella: lo stato istologico dei linfonodi ascellari è il fattore prognostico più importante per la sopravvivenza dei pazienti con cancro alla mammella.

cancro-ifo-linfonodo-mammella-metastasi-operazione-petrella-sentinella Italia: nuova tecnica per lanalisi del linfonodo sentinella

Giuseppe Petrella, Presidente del Consiglio di Indirizzo e verifica degli IFO, spiega: “L’Istituto e’ il primo in Italia ad aver introdotto la metodica già in uso in Olanda e Giappone. Un metodo che ha il grande vantaggio di permettere al chirurgo, in caso di presenza di metastasi, di eseguire l’asportazione immediata dei linfonodi, evitando così il secondo intervento alla paziente”.

In sala il Prof. Umberto Veronesi saluta in modo lieto la notizia appena resa nota.
Il Prof. Franco Di Filippo, Direttore della Chirurgia generale e della Mammella IRE commenta: “ Il metodo di diagnosi consente infatti di analizzare tutto il linfonodo in un solo test e di osservare anche micro metastasi. Affidabile e rapido, poiché al contrario dei metodi tradizionali, nell’arco di 30 minuti, è in grado di riconoscere le metastasi, anche quelle più piccole presenti nel linfonodo sentinella, permettendo al medico di asportare tutti i linfonodi ascellari senza ricorrere ad una seconda operazione”. Quest’ultimo si rivela essere un doppio vantaggio sia per le pazienti che per i chirurghi.
La nuova metodica-lampo, già in uso presso l’IRE, consente inoltre di risparmiare circa 2000 euro a intervento.

di G.V.

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Identificato Gene che predispone ad un possibile tumore allo stomaco

Giovedì 14 Febbraio 2008

Un gruppo di ricerca italiano ha scoperto che nei soggetti che presentano il gene metilenetetraidrofolato reduttasi (Mthfr) in forma omozigote aumenta del 50% il rischio di cancro allo stomaco. E se i soggetti portatori di questa variante genetica seguono una dieta povera di folati, il rischio di cancro gastrico raddoppia.

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La ricerca, ad opera di un gruppo internazionale coordinato da Stefania Boccia, ricercatrice dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica di Roma, si è basata su un’analisi che include tutti i lavori pubblicati in letteratura, e si è svolta in collaborazione con l’International Agency of Research on Cancer (Iarc) e con l’Università di Pittsburgh (Usa).

“Combinando insieme i dati di oltre 1500 casi e di 2500 controlli - spiega Boccia - è stato definitivamente confermato il ruolo della variante sfavorevole dell’enzima Mthfr nella suscettibilità genetica al cancro gastrico”. I ricercatori hanno poi dimostrato che i soggetti portatori di questa variante genetica presentano un rischio di cancro gastrico più che raddoppiato (oltre 100%) se la loro dieta è contemporaneamente povera di folati, ovvero ‘avara’ di vegetali a foglia larga, agrumi, legumi, arachidi, germi di grano e mais, pane integrale, lievito di birra, fegato e tuorlo d’uovo. Ma non basta.

“Lo studio - conclude la ricercatrice - costituisce la base per valutare un eventuale programma di screening genetico in popolazioni ad alto rischio di cancro allo stomaco con l’obiettivo di mettere a punto programmi di prevenzione individuali basati sulla somministrazioni di folati a coloro i quali sono portatori della variante genetica sfavorevole”.

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La “pillola” che protegge le donne dal cancro alle ovaie

Sabato 26 Gennaio 2008

Stando a quanto riporta la rivista scientifica inglese “The Lancetâ€, la pillola anticoncezionale riduce il rischio di tumore alle ovaie.

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Questo è un male molto subdolo perchè difficilmente diagnosticabile e il ritardo nell’individuazione porta al decesso dei due terzi delle donne che ne sono affette.
Gli studiosi dell’Università di Oxford hanno riscontrato che dopo cinque anni di assunzione, la pillola ridurrebbe il rischio di cancro del 20%. Tale percentuale si dimezza dopo 15 anni.
Secondo i ricercatori la pillola, negli ultimi 50 anni, è riuscita a prevenire circa 200mila casi di tumore alle ovaie e 100mila decessi nel mondo.
Questa notizia ribalta le preoccupazioni che sinora si sono accompagnate all’uso del contraccettivo orale, ossia che aumentasse il rischio di cancro.
Infatti la dottoressa Valerie Beral sostiene che le giovani donne dovrebbero assumerla per almeno 10 anni e perciò sollecita una più semplice accessibilità al prodotto.

di G.V.

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Cancro al seno - Ricercatori italiani scoprono NUMB

Giovedì 3 Gennaio 2008

Porta la firma di un gruppo di studiosi italiani l’ultima ricerca pubblicata sulla rivista “Nature†che scopre una proteina che contribuisce a tener a bada il tumore al seno.

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Tale studio è stato compiuto dalla Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano, dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e dall’Università degli Studi di Milano.
La proteina “NUMBâ€, già conosciuta in quanto associata a tumori meno aggressivi, protegge dalla crescita del cancro in collaborazione con la proteina p53, già nota come uno dei principali guardiani anti-cancro. Quest’ultima si conosce da molto tempo e svolge un’azione importante nel frenare la moltiplicazione cellulare e prevenire l’insorgenza del cancro.
La proteina p53 non riesce a funzionare senza NUMB tanto che, in sua assenza, il tumore ha una prognosi meno favorevole e riesce anche a resistere alla chemioterapia.
Secondo lo studio svolto, NUMB si rivela essere una proteina di sicurezza che protegge p53 e le permette di svolgere il proprio lavoro di oncosoppressore.
Gli scienziati, studiando colture cellulari isolate da tumore umano della mammella, hanno individuato e caratterizzato il meccanismo di interazione della proteina NUMB con p53. NUMB lega p53 e la protegge dalla degradazione che potrebbero esser attivata da un’altra proteina, ‘HDM2′.
Per dimostrar ciò, i ricercatori hanno effettuato uno screening genetico su tessuti prelevati da 443 pazienti precedentemente sottoposti a chiemioterapia adiuvante, evidenziando che in molti di questi tumori la proteina NUMB era assente o presente in quantità esigue, tanto da determinare un peggioramento della prognosi e della chemioresistenza.
La proteina NUMB è utilizzabile sin da subito come indicatore prognostico: è sufficiente valutare la quantità di NUMB presente nel tessuto prelevato dai pazienti.
Salvatore Pece, ricercatore all’IEO e autore dello studio, spiega: “Utilizzare NUMB come marcatore prognostico ci può senz’altro aiutare a definire con maggior precisione la prognosi e a individuare un più adeguato trattamento farmacologicoâ€.
Ivan Colaluca (IFOM, IEO) conclude: “Vorremmo identificare e caratterizzare il meccanismo responsabile della perdita di NUMB nei tumori†e capire come “ripristinare farmacologicamente il livello della proteina eliminando, per così dire, il problema alla radiceâ€.

di G.V.

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