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Ecoguida di Greenpeace: voti bassi per tutti ad eccezione di Sony Ericsson e Sony

Venerdì 27 Giugno 2008

Nell’ottava edizione dell’Ecoguida ai prodotti elettronici, Greenpeace annuncia che tutte le 18 aziende classificate perdono punteggio eccetto Sony Ericsson e Sony.

ecoguida-di-greenpeace-voti-bassi-per-tutti-ad-eccezione-di-sony-ericsson-e-sony1 Ecoguida di Greenpeace: voti bassi per tutti ad eccezione di Sony Ericsson e Sony

La classifica è la seguente: 1. Sony Ericsson; 2. Sony; 3. Nokia; 4. Samsung; 5. Dell; 6. Toshiba; 7. Acer; 7. Panasonic; 9. Motorola; 10. Hp; 11. Apple; 12. Sharp; 13. Lenovo; 14. Philips; 15. Fsc; 16. Lge; 17. Microsoft; 18. Nintendo.

Nel documento si legge: «Con il nuovo criterio dell’Eco-guida viene chiesto alle aziende di mostrare il loro impegno nella riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra, obbligatoria dopo Kyoto. Le aziende oltre che promuovere l’efficienza energetica dei loro prodotti, devono impegnarsi anche a ridurre le emissioni durante tutto il processo produttivo. Oggi, il settore della Information and Communications Technology (ICT) detiene il 2 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, le stesse prodotte dall’aviazione».

Dal punto di vista dell’efficienza dei loro prodotti Sony Ericsson e Apple si aggiudicano il podio grazie ai loro modelli che superano i requisiti previsti dell’Energy Star, un programma congiunto del Dipartimento Energia e Agenzia di Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti.

Vittoria Polidori, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace, puntualizza: “Vogliamo vedere l’impegno delle multinazionali nel conformarsi a questi nuovi criteri: eliminare altre sostanze pericolose oltre il PVC e i ritardanti di fiamma, aumentare i materiali riciclati nei nuovi articoli e la percentuale di riciclo di quelli vecchi, infine ridurre l’impatto sul clima“.

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Partito Jason-2 per misurare le dimensioni degli oceani

Lunedì 23 Giugno 2008

Il satellite Jason-2 ha intrapreso il suo viaggio per misurare la salute e le dimensioni degli oceani, con un margine d’errore di 4 centimetri.

partito-jason-2-per-misurare-le-dimensioni-degli-oceani Partito Jason-2 per misurare le dimensioni degli oceani

Il programma nasce dalla collaborazione tra il CNES, la NASA e due organizzazioni meteorologiche, Eumetsat e NOAA.

Gli strumenti di bordo il satellite sono frutto di un progetto misto europeo e americano e costruito dalla Thales Alenia Space.

Jason farĂ  una mappa topografica del 95% degli oceani mondiali ogni 10 giorni, misurando da un’altezza di 1800 chilometri le differenze tra i ‘picchi’ e gli ‘avvallamenti’ dei mari.

Questi dati combinati successivamente con temperatura e salinitĂ  daranno una misura dei movimenti delle masse d’acqua, e dell’energia contenuta negli oceani, entrambi parametri fondamentali per calcolare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Michael Rattenborg, direttore di Eumetsat, l’organizzazione europea che ’sfruttera’ il satellite’ spiega: “L’oceano è la memoria a lungo termine del clima; una volta capito come varia avremo la chiave anche dei cambiamenti climatici“.

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Surriscaldamento globale causa meno uragani ma piĂą violenti

Giovedì 22 Maggio 2008

Uno studio federale americano, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, spiegherebbe che il riscaldamento globale non avrebbe nulla a che vedere con la formazione degli uragani nell’Atlantico, ma anzi al contrario l’aumento della temperatura della superficie terrestre contribuirebbe a ridurne il numero e gli effetti devastanti per l’ambiente e le persone.

Surriscaldamento globale causa meno uragani ma piĂą violenti

Tom Knutson, il meteorologo dell’Università di Princeton, della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa, l’agenzia meteo del governo americano), mette in dubbio le numerose teorie di scienziati che finora hanno sempre sostenuto che tra i cambiamenti del clima e la formazione degli uragani atlantici ci sia uno stretto collegamento.

Dal suo studio è giunto alla conclusione che l’innalzamento delle temperature farà diminuire il numero degli uragani, che si ridurranno del 30% entro la fine di questo secolo a causa di fattori connessi con l’andamento dei venti.

Ma rivela che nonostante ciò, i fenomeni che investiranno le coste atlantiche avranno una violenza sempre maggiore poichè la forza dei venti è destinata ad aumentare del 2% mentre le precipitazioni che sviluppano in un raggio di 50 chilometri dall’uragano potrebbero aumentare del 37%.

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Il riscaldamento climatico causa la diminuzione di ossigeno negli oceani

Venerdì 2 Maggio 2008

Stando a quanto riferisce una ricerca pubblicata su Science, una delle conseguenze di un clima più caldo è il riscaldamento degli oceani che, sta provocando una diminuzione della concentrazione dell’ossigeno nelle acque e una desertificazione estesa del fondo marino.

clima-ecosistemi-ipossia-oceani-ossigeno-riscaldamento-sottomarina Il riscaldamento climatico causa la diminuzione di ossigeno negli oceani

Gli autori dello studio, guidato da Lothar Stramba dell’Università di Kiel (Germania), del Leibniz Insitute for Baltic Sea Research Warnemünde di Rostock (Germania), in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration di Seattle, (Stato di Washington) e della Scripps Institution of Oceanography di La Jolla, (California), riferiscono che queste condizioni di ipossia sottomarina (condizione determinata dalla carenza di ossigeno), avranno impatti a lungo andare sugli ecosistemi: senza ossigeno importanti organismi moriranno.

Gli scienziati, dopo aver ricostruito le serie storiche degli ultimi 50 anni della concentrazione di ossigeno disciolto per alcune regioni oceaniche tropicali, ottenute comparando le registrazioni storiche con i dati recenti, hanno selezionato diverse regioni oceaniche sensibili scoprendo che in queste zone, soprattutto nelle regioni tropicali dell’Oceano Atlantico, si stanno espandendo grandi aree sottomarine senza ossigeno.

Se questa tendenza climatica non sarĂ  corretta nei prossimi anni, si avranno drammatiche e conseguenze per gli ecosistemi costieri e sulle economie basate sul loro sfruttamento.

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Temperature impazzite: a causa di “la Nina” avremo un’estate tiepida

Domenica 6 Aprile 2008

I teorici del riscaldamento climatico sono rimasti spiazzati dalle ultime previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che ha preannunciato un 2008 con temperature sotto alle medie stagionali: avremo una primavera fraschetta e un’estate tiepida.

riscaldamento-clima-organizzazione-metereologica-mondiale-omn-temperature-lanina Temperature impazzite: a causa di la Nina avremo unestate tiepida

La colpa sarebbe di “La Niña”, cioè del raffreddamento delle acque equatoriali nell’Oceano Pacifico. Essa non è altro che la conseguenza e il contrario “El Niño”, che invece riscalda i mari e l’atmosfera.

In quest’ultimo periodo il fenomeno che ha giĂ  scatenato piogge intense e inondazioni in Indonesia, Malesia, Australia e Africa, ondate di gelo nel Nord America e tempeste sull’Atlantico, punta sull’Europa.
Gli esperti temono che “La Niña”, di cui si sono avute le prime avvisaglie nel giugno 2007, durerĂ  fino all’estate.

Gli ultimi indicatori dei satelliti mostrano che il raffreddamento sta perdurando con forza lasciando le temperature sulla superficie del Pacifico al di sotto della norma.

Ma il raffreddamento di quest’anno non deve trarci in inganno perchĂ© bisogna tenere presente i lunghi periodi di tempo. Infatti gli scienziati dell’Omm prevedono che, entro i prossimi cinque anni, in Europa ci saranno nuovi picchi di caldo e siccitĂ .

di G.V.

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Allarme Wwf: il ghiaccio si scioglie e gli animali soffrono il caldo

Giovedì 27 Marzo 2008

Il distacco ieri di un gigantesco blocco di ghiaccio del Polo Sud a causa del crescente surriscaldamento globale ha sorpreso e anticipato di ben 15 anni le previsioni degli esperti.

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Senza andare troppo lontano bisogna dire che la situazione non è meno rosea in Italia, dove tra Alpi e Appennini, il repentino passaggio da una stagione all’altra e il brusco cambiamento delle temperature causa non pochi problemi di adattamento alle specie che abitano quelle zone.

A detta del Wwf, non sono a rischio solo le specie animali, costretti a cambiare altidudine di anno in anno, ma anche quelle vegetali: “Le specie animali e botaniche glaciali, pur cercando di adattarsi alle nuove condizioni, si trovano in grave affanno. I casi piĂą emblematici riguardano forse la Pernice bianca e l’Ermellino, caratterizzate da un abito bianco durante l’inverno, prezioso per difendersi dai predatori e del tutto inutile, anzi pericoloso in assenza di neve. La pernice è ormai considerata sull’orlo dell’estinzione e in Italia ne sopravvivono solo 5.000 coppie”.

Per correre ai ripari, scongiurando così la perdita di circa il 30% delle specie del Pianeta, occorre intervenire drasticamente su una delle cause principali dell’innalzamento delle temperature, riducendo del 30% entro il 2020 le emissioni dei gas serra.

A tale fine il Wwf contribuisce attraverso la campagna GenerAzione Clima e l’organizzazione per dopodomani in tutto il mondo l’Earth Hour, un’iniziativa di sensibilizzazione al risparmio energetico alla quale aderisce anche il Comune di Roma spegnendo per un’ora, dalle 20 alle 21, le luci del Colosseo.

Le campagne volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, mirano anche e soprattutto a smuovere anche i governi dal letargo in cui sono caduti, invitandoli a prendere dei seri quanto repentini provvedimenti.

di G.V.

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Clima: carenza di precipitazioni ed emergenza siccitĂ 

Domenica 23 Marzo 2008

Dopo l’inverno appena passato, che ha fatto registrare un calo delle precipitazioni del 27%, il testimone passa alla primavera: si spera che la stagione appena iniziata sia portatrice di precipitazioni per sopperire al deficit idrico e scongiurare il rischio siccità.

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Lo afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Isac-Cnr), rispetto al periodo di riferimento 1961-1990.

A causa dell’inverno caldo appena trascorso, la neve in montagna si è sciolta, importante riserva idrica del nostro paese; il livello del fiume Po, nonostante sia superiore agli scorsi periodi di crisi, è a circa la metĂ  della media storica; in molte regioni come Umbria, Marche e Lazio, secondo l’Anbi, si registra un abbassamento delle falde acquifere tale da compromettere, in assenza di fonti di approvvigionamento alternative, la distribuzione potabile per uso umano.

I livelli del lago di Garda e di Como evidenziano un deficit idrico, mentre le acque del lago Maggiore hanno solo da poco raggiunto l’altezza media stagionale; nei laghi alpini, i volumi d’acqua contenuti sono inferiori alla media nei bacini del Po (in Piemonte), della Dora Baltea e del Chiese, mentre risultano confortanti le riserve d’acqua presenti nei bacini del Toce, dell’Adda, dell’Oglio e del Sarca-Mincio.

Nel Meridione nelle regioni piĂą secche come la Basilicata e la Puglia e’ giĂ  stato richiesto l’avvio delle procedure d’emergenza per rendere compatibili le diverse esigenze nel rispetto delle prioritò previste dalle legge.
Spaventano anche eventuali bruschi abbassamenti delle temperature, poiché le gelate rischiano di danneggiare le piante da frutto come pesco, susino, albicocco e ciliegio in anticipo di fioritura fino a 15 giorni, per effetto del caldo invernale.

Coldiretti spiega: “Ma cambiamenti strutturali dovuti al clima si riscontrano anche nella distribuzione spaziale delle specie, come nel caso del faggio il cui areale (superficie abitata da una specie) si sta contraendo mentre quello del leccio si sta ampliando. E tra le piante coltivate si sta verificando un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi, mentre ai confini con la Svizzera si coltiva il sorgo e le prime arachidi sono state raccolte nella Pianura Padana dove il clima è favorevole alla produzione di grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta”.

di G.V.

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Moria di foche nel Mar Baltico e invasione di ostriche nella Germania del Nord

Martedì 11 Marzo 2008

Il cambiamento climatico non si arresta e i suoi effetti deleteri si avvertono in Europa Settentrionale dove la fauna risente in maniera evidente del surriscaldamento del pianeta.
Nel Mar Baltico si assiste ad una strage di cuccioli di foche mentre la Germania del Nord è invasa dalle ostriche.

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L’aumento costante delle temperature ha condotto, infatti, ad un incremento delle ostriche selvatiche le cui larve si riproducono in maniera abnorme infestando le coste della Germania del Nord.

Nel Mar Baltico invece, lungo le coste sud occidentali della Finlandia, del Golfo della Finlandia e del Golfo di Riga lo scioglimento massiccio dei ghiacci compromette la sopravvivenza dei cuccioli di foca.

Il Wwf ha lanciato l’allarme: rimangono solamente tra i 7.000 e i 10.000 foche dagli anelli (la Phoca Hispida), specie protetta e in pericolo di estinzione. Ma è probabile che nessuno dei cuccioli di foca nato in questo periodo riesca a sopravvivere poiché siamo dinanzi all’inverno più caldo degli ultimi 300 anni.

Cathrin Munster del Wwf spiega: “Poiché il disgelo si produce in modo troppo rapido, i cuccioli sono costretti a entrare in acqua prematuramente, quando non hanno ancora maturato lo strato di grasso sufficiente che lo protegge. E muoiono di fame e di freddo”.

di G.V.

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Legambiente TRENOverde 2008

Domenica 24 Febbraio 2008

Per la sua diciannovesima edizione, riparte il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, una grande campagna itinerante di monitoraggio scientifico e di educazione ambientale, un viaggio a 360 gradi nell’ambiente.

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Dal 1988 un vero e proprio convoglio viaggia su rotaie trasportando iniziative di informazione e sensibilizzazione sui temi dell’ambiente.

Anche per l’edizione 2008, le carrozze del Treno Verde ospitano mostre e plastici interattivi sulle tematiche ambientali dal globale al locale: mutamenti climatici, effetto serra, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico.

Ecco l’itinerario

Salerno: 27, 28, 29 febbraio

Reggio Calabria: 3, 4, 5 marzo

Potenza: 7, 8, 9, 10 marzo

Frosinone: 12, 13, 14 marzo

Arezzo: 17, 18, 19 marzo

Torino: 26, 27, 28 marzo

Padova: 30, 31, 1, 2 aprile

da: legambiente.eu

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Presentato oggi Ambiente Italia 2008, il rapporto annuale di Legambiente, interamente dedicato alla sfida energetica e climatica

Venerdì 15 Febbraio 2008

Peggiora l’efficienza energetica,aumentano i consumi dei trasporti, diminuiscono le tasse sull’inquinamentoSi allontana il rispetto degli impegni di Kyoto, peggiora l’efficienza energetica, aumentano i consumi dei trasporti, diminuisce la tassazione ambientale, le rinnovabili sono in crescita, ma restano sotto la media europea.

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Nelle politiche energetiche e nella lotta al cambiamento climatico, insomma, l’Italia è indietro. Ma ce la può fare. Il rapporto Ambiente Italia 2008 di Legambiente, Scenario 2020: le politiche energetiche dell’Italia, dimostra che, cifre alla mano, anche da noi è possibile realizzare gli obiettivi fissati dalla Ue al 2020 per il potenziamento dell’efficienza energetica, la diffusione delle fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni di gas serra. L’edizione 2008 di Ambiente Italia, l’annuale rapporto di Legambiente edito da Edizioni Ambiente (256 pagine, 18 euro), è interamente dedicata all’energia e alla lotta al cambiamento climatico. Con tutti i numeri italiani ed europei sui consumi energetici, le fonti rinnovabili, le emissioni di CO2, i costi e le tassazioni energetiche, suddivisi in 30 indicatori. Una nuova sezione del volume presenta invece una rassegna di buone pratiche, dalla Germania alla Grecia, passando ovviamente per l’Italia. Interventi che mostrano come gli obiettivi della strategia europea “20-20-20” a tutela del clima non siano utopistici, ma già raggiungibili con le tecnologie a disposizione. Anche nel nostro Paese.

Il ruolo che l’Unione Europea si è candidata a svolgere sul palcoscenico internazionale, con la decisione di as­sumere chiari e vincolanti obiettivi per il 2020 (-20% di riduzione di CO2, aumento del 20% dell’efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili) è infatti una novità fondamentale degli ultimi mesi. Ambiente Italia 2008 è stato presentato questa mattina a Roma dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, da Roberto Della Seta, della segreteria di Legambiente e da Duccio Bianchi, della direzione di Ambiente Italia. I numeri parlano chiaro: nello scorso decen­nio, in Italia, tutti gli indicatori energetici e quelli relativi alle emissioni climalteranti hanno mostrato un segno contrario alle speran­ze di un’evoluzione verso una economia più efficiente e rin­novabile.

- crescono le emissioni di gas serra, giunte nel 2005 a oltre 580 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (+ 0,3% sull’anno precedente), ma nei due anni successivi si registra finalmente una lieve inversione di tendenza;

- siamo il terzo paese europeo per emissioni (eravamo il quinto nel 1990 e il quarto nel 2000);

- mentre l’Unione Europea ha ridotto del 7,9% le proprie emissioni rispetto al 1990 (nell’Europa a 15 sono scese del 3%), l’Italia le ha viste crescere del 12,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (+27%), della produzione di energia elettrica (+16%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+21%);

- le nostre emissioni procapite di gas climalteranti sono, sia pure di poco, superiori alla media europea e circa il doppio della media mondiale;

- l’intensità di emissioni di CO2 rispetto alla ricchezza prodotta (misurata come Pil) è aumentata in Italia del 2% tra il 2000 e il 2005; rispetto al 1990 per ogni milione di euro (a valori costanti) le emissioni di CO2 sono diminuite in Italia del 7%, mentre in Germania e negli Stati Uniti sono scese del 24%, in Gran Bretagna del 33% e in Cina del 44%.

da: legambiente.eu

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