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Battiti sotto controllo: sopra i 70 aumenta il rischio infarto

Lunedì 1 Settembre 2008

Contare i battiti del cuore ci può aiutare a capire se si è a rischio infarto o no. Diventa perciò importante, sia per i cardipatici che per le persone sane, ridurre la frequenza del cuore al di sotto dei 70 battiti al minuto.

battiti-sotto-controllo-sopra-i-70-aumenta-il-rischio-infarto Battiti sotto controllo: sopra i 70 aumenta il rischio infarto

Lo rivela lo studio “Beautiful” pubblicato su Lancet e presentato al Congresso della SocietĂ  Europea di Cardiologia a Monaco.

La ricerca, coordinata dal professore Roberto Ferrari, presidente della SocietĂ  Europea di Cardiologia, ha coinvolto10.917 pazienti con malattia coronarica in 781 centri di 33 Paesi dei 4 continenti.
Il professore commenta: «Per quattro anni abbiamo studiato l’efficacia dell’ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36% il rischio di infarto e di ben il 30% il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici».

Ferrari conclude con orgoglio che il nostro Paese si rivela all’avanguardia in questo campo.

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Ricerca: cellule del pancreas producono insulina

Domenica 31 Agosto 2008

Uno studio recente ha condotto gli scienziati di Harvard alla scoperta di una tecnica, testata con esiti positivi sulle cavie in laboratorio, che consente di convertire le cellule del pancreas per produrre insulina.

ricerca-cellule-del-pancreas-producono-insulina Ricerca: cellule del pancreas producono insulina

I ricercatori hanno iniettando un cocktail di proteine nei topi diabetici, attivando un trio di geni dormienti che portava le cellule normali a trasformarsi in altre cellule che producono insulina.

Questa trasformazione genetica, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Nature, potrebbe aprire la strada per futuri trattamenti di malattie incurabili attraverso l’utilizzo del tessuto sano del paziente.

Douglas Melton, co-direttore della Harvard Stem Cell Institute e capo della ricerca, commenta così il successo dello studio: “Siamo capaci di trasformare le cellule perciò questo trattamento sarà fondamentale per curare i disturbi dati da cellule mancanti quando accanto vi sono altri tipi di cellule sane”.

Il medesimo sistema potrebbe essere utilizzato per creare neuroni per pazienti malati di sclerosi o ottenere cellule per il cuore per pazienti colpiti da attacco cardiaco.

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Broccoli, l’”arma” che a tavola contrasta i danni del diabete

Giovedì 7 Agosto 2008

Una ricerca condotta da studiosi della University of Warwick e riportata su Journal of Diabetes rivela che mangiare verdura e broccoli in particolare potrebbe curare i danni causati dal diabete ai vasi sanguigni del cuore.

broccoli-arma-che-a-tavola-contrasta-i-danni-del-diabete1 Broccoli, larma che a tavola contrasta i danni del diabete

Il segreto sarebbe in un composto che si trova nei broccoli, il sulforafano. Questo stimola la produzione di enzimi che proteggono i vasi sanguigni e riduce le molecole che causano gravi danni alle cellule.

Era giĂ  risaputo che le verdure della famiglia delle crucifere, cui appartengono anche i broccoli, apportano notevoli benefici all’organismo tanto che i consumatori abituali hanno un rischio inferiore di infarto e ictus.
I pazienti diabetici hanno un rischio cinque volte maggiore delle persone sane di sviluppare malattie cardiovascolari, a causa dei danni ai vasi sanguigni.

I ricercatori hanno dimostrato che il sulforafano induce una riduzione del 73% di una particolare molecola conosciuta come ROS (Reactive Oxygen Species). I ROS sono molecole instabili di ossigeno, innescate nell’organismo da un certo numero di fattori ambientali e di abitudini igieniche. L’iperglicemia, una condizione tipica del diabete, può provocare l’innalzamento dei livelli del ROS anche di tre volte sopra la norma. L’integrazione di broccoli nella dieta può quindi avere un effetto benefico per i pazienti affetti da diabete in quanto contrasta l’innalzamento dei livelli del ROS.

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Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilitĂ  d’infarto

Sabato 26 Aprile 2008

Degli shock improvvisi, siano essi positivi o negativi, come una vincita inaspettata o un lutto fulmineo, possono essere talvolta addirittura fatali per la salute di un cuore compromesso.

divorzi-licenziamenti-aumento-possibilita-infarto Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilitĂ  dinfarto

Questo è ciò che emerge ad un incontro organizzato a Roma sul tema delle sindromi coronariche acute: eventi fortemente stressanti possono intaccare il cuore e aumentare considerevolmente le possibilità di avere un attacco cardiaco.

Tra i fattori causa di stress rientrano anche un licenziamento inatteso, un tradimento o una rottura repentina. Giuseppe Di Pasquale, direttore dell’UnitĂ  operativa di Cardiologia dell’ospedale Maggiore di Bologna, spiega: “Tutti episodi della vita, questi, responsabili di stress e forte preoccupazione da qualche tempo al centro di studi scientifici che hanno confermato come essi siano correlati con il rischio di eventi cardiovascolari”. E aggiunge: “se a fattori importanti come il vizio del fumo, il colesterolo alto, l’obesitĂ  o il diabete è attribuibile l’80% del rischio di infarto, i fattori psicosociali si ‘aggiudicano’ il restante 20%, rappresentando un elemento concreto di pericolo anche per chi non ha problemi cardiovascolari preesistenti”.

Di Pasquale, sottolinea che il fumo resta il nemico uno del cuore e che dall’introduzione della legge Sirchia,contro il fumo nei locali pubblici, si è assistito ad una diminuzione del 10% dei ricoveri ospedalieri per infarto.

Adesso non resta che incentivare i giovani a fare piĂą attivitĂ  fisica e a nutrirsi in modo corretto onde prevenire malattie cardiovascolari.

di G.V.

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Cardiologi sostengono che uova e cioccolato fanno bene al cuore

Martedì 1 Aprile 2008

Al meeting annuale American College of Cardiology attualmente in corso a Chicago, i cardiologi hanno rivalutato le proprietĂ  delle uova e del cioccolato, inserendoli nella dieta salva cuore.

cardiologia-cioccolato-uova-cuore-american-college-cardiology-klodes1 Cardiologi sostengono che uova e cioccolato fanno bene al cuore

Secondo la cardiologa Elizabeth Klodes, quelli che venivano considerati dei nemici del colesterolo e che per questo erano banditi dalla tavola rientrano dalla porta principale nel quotidiano regime alimentare.
La cardiologa sostiene che il cioccolato deve essere fondente e due uova al giorno non fanno nulla male, purché i pasti siano ben distribuiti.

La colazione deve essere ricca, perché è il pasto principale della giornata ossia quello che fornisce l’energia per le nostre attività e stimola il metabolismo a consumare calorie. Evitarla significa innescare un pericoloso meccanismo di difesa che spinge il nostro organismo a conservare calorie nel caso in cui si dovessero affrontare dei digiuni.

Il cioccolato, poi, rigorosamente fondente, fa bene perché ricco di qualità antiossidanti che svolgono un’azione positiva sul cuore.
Anche in questo caso, in medio stat virtus, perché l’importante è non esagerare con le dosi.

di G.V.

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Pacemaker e hacker: l’attacco che mira al cuore

Domenica 16 Marzo 2008

Così come qualsiasi altro dispositivo elettronico anche il pacemaker è suscettibile agli attacchi degli hacker. Due ricercatori americani dell’Università di Washington e Harvard hanno descritto su Secure Medicine un esperimento, che è poi apparso in un articolo dal New York Times, tramite il quale sono riusciti a riprogrammare l’apparecchio dall’esterno.

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Fortunatamente però tale tentativo non è alla portata di tutti poiché le apparecchiature elettroniche usate per l’emulazione hanno un costo elevato (30 mila dollari) e il gruppo di cervelli capace di decodificare i segnali di uno dei pacemaker più diffusi al mondo è di tutto rispetto.

Gli esperti spiegano che al momento gli hacker potranno difficilmente sfruttare il fatto che i dispositivi siano privi di protezione anche perché il test bisognerebbe effettuarlo a pochi centimetri dal pacemaker da colpire.

I ricercatori sostengono però: “Il pericolo crescerà quando saranno introdotti dispositivi regolabili via Internet, che avranno il grande vantaggio di poter esser controllati dal medico anche a grande distanza ma che necessiteranno di misure di sicurezza aggiuntive”.

di G.V.

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Il crack finanziario va dritto al portafoglio e al cuore degli investitori

Sabato 8 Marzo 2008

I recenti problemi finanziari dei mercati occidentali non hanno solo intaccato il portafoglio ma anche, letteralmente parlando, il “cuore” degli investitori.

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Ciò ha indotto gli studiosi della Cambridge University a prendere in esame i dati degli ultimi 40 anni rapportandoli ai momenti di maggiore crisi o preoccupazione nel settore finanziario.
Dai risultati è emerso che quando le finanze di un Paese occidentale vanno male, a causa di un crack bancario industriale, gli infarti aumentano del 6,4%.

Gli scienziati hanno riscontrato che gli attacchi cardiaci da crisi finanziarie si moltiplicano considerevolmente nei Paesi in via di sviluppo, anche se l’Italia non viene citata.
Sono finiti sotto esame gli eventi disastrosi dal ‘60 al 2002, fra cui gli scandali che si sono abbattuti negli Usa nell’85 e le crisi finanziarie svedesi dei primi anni ‘90.

Nello stesso tempo, lo studio pubblicato sulla rivista «Globalization and Health» ha passato in rassegna i dati dell’Organizzazione mondiale della sanitĂ  sulla mortalitĂ  in quegli anni evidenziando un aumento netto di decessi per attacchi cardiaci ogni volta che un gruppo bancario fallisce.
Manco a dirlo, i più a rischio sono gli anziani sia per l’aumento di problemi cardiaci che possono sopraggiunger con l’avanzare degli anni, sia perché i più personalmente coinvolti alla perdita dei risparmi di tutta una vita di lavoro.

di G.V.

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Le “bionde” raddoppiano il rischio di un secondo infarto

Martedì 4 Marzo 2008

“Conoscere e curare il cuore 2008” è il tema che sarà trattato in un congresso che si svolgerà a Firenze nei prossimi giorni, ma già trapelano importanti notizie, quasi un’allerta sul fumo.

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Bastano, infatti, anche tre o quattro sigarette al giorno per avere un rischio doppio di infarto. L’avviso viene da illustri cardiologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e interessa, per 80%, coloro che hanno già subito un infarto e che conducono uno stile di vita poco confacente alla patologia da cui sono affetti.

Divieto di fumo, dunque, ma non solo quello. I medici raccomandano di fare anche una moderata attività fisica per produrre una proteina che è capace di proteggere le arterie e di mantenere una dieta equilibrata, povera di grassi che danneggiano le coronarie fino a provocare ostruzioni molto pericolose.

Sarebbe auspicabile, aggiungono i cardiologi, educare soprattutto i bambini che, nell’età compresa fra i 6 e gli 11 anni, assorbono gli insegnamenti, ad avere uno stile di vita corretto e abitudini sane fin da piccoli.

di D.T.

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In America batte il primo cuore bioartificiale

Martedì 15 Gennaio 2008

La rivista “Nature Medicine” segnala un esperimento che ha portato alla creazione di un cuore artificiale, avvenuto all’Università del Minnesota, a Minneapolis grazie alla dott.ssa Doris Taylor, direttrice del centro per la ricostruzione cardiaca.

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Questo organo è stato costruito in laboratorio partendo da quello di una cavia morta, un maiale o un topolino, e completamente “restaurato” e rimesso a nuovo grazie a cellule neonatali.
Il cuore di topolini e maiali morti, con valvole, vasi sanguigni e geometria atriale e ventricolare intatte, ha fatto da scheletro cellulare al nuovo organo che è stato plasmato da centinaia di migliaia di cellule neonatali. Il primo battito del nuovo organo si è avuto a quattro giorni dalla “semina” delle cellule, mentre otto giorni dopo ha cominciato a pompare sangue.
Uno dei grandi vantaggi del cuore bioartificiale è che si riduce di molto il rischio di rigetto. La speranza è che in futuro si possa costruire un cuore usando le cellule staminali del paziente.
Tale esperimento, inoltre, apre la strada alla possibilitĂ  di generare qualsiasi organo: reni, fegato o pancreas.
Secondo la rivista “Nature Medicine” questo passo potrebbe segnalare una svolta nel mondo dei trapianti e abbattere così le interminabili liste di attesa che, ogni anno a causa della carenza di donatori, portano al decesso di numerosi pazienti.

foto: KGET 2007

di G.V.

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L’emicrania si cura con un farmaco usato da chi ha problemi di cuore

Giovedì 27 Dicembre 2007

Il caso è riuscito laddove la ricerca aveva fallito: si parla di «serendipity», la scoperta di qualcosa che non era stato cercato, mentre si era sulle tracce di qualcosa di diverso.

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Il protagonista della vicenda è il cardiologo, John Chambers del Guy Hospital di Londra, che per curare un pediatra, Sir Cyril Chantler, che aveva appena subito un’operazione alla valvola aortica, ha sperimentato su di lui un farmaco per alleviargli l’emicrania che lo perseguitava da anni.
La terapia ha funzionato e al professore è stata assegnata una borsa di studio di 90 mila sterline (135 mila euro), istituita poco prima dallo “speciale” paziente che aveva fatto da cavia.
Per l’esperimento è stato usato un farmaco anticoagulante, il clopidogrel, su un paziente affetto da problemi cardiaci e contemporaneamente da mal di testa.
Questa medicina che solitamente è prescritta come inibitore dell’aggregazione delle piastrine ha sortito in questo caso degli esiti diversi.
Fino ad oggi non si conoscono le cause dell’emicrania ma si sa che dipende da una disfunzione delle arterie che portano il sangue al cervello.
Partendo dal presupposto che il regolare flusso sanguigno sarebbe ostacolato da piccoli coaguli di sangue che si formano nel cuore e viaggiano fino al cervello, il professore Chambers spiega: “Dalle mie osservazioni sono arrivato alla conclusione che esista un legame tra le piastrine e l’attività vascolare: quando si ammassano sulle pareti delle arterie, muta il tono muscolare, comprimendole o dilatandole: ed ecco perché si scatena l’emicrania”.
A breve partirĂ  la sperimentazione su altri pazienti che aspettano con ansia il momento in cui si libereranno di questa fastidiosa malattia.

di G.V.

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