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Ecocho, il motore di ricerca che fa bene all’ambiente

Mercoledì 16 Aprile 2008

Arriva un motore di ricerca verde che strizza l’occhio all’ambiente: www.ecocho.co.nz.

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Come indica lo slogan stesso “You search. We grow trees”, Ecocho è ecologico perchè dovrebbe piantare due alberi ogni mille ricerche effettuate su Internet tramite Yahoo! e Google, i due motori di ricerca americani presenti nella maschera del sito.

Ecocho si serve di un provider, il Global carbon exchange, per acquistare i crediti del programma governativo “New South Wales Greenhouse Gas Abatement Scheme”, che usa quei soldi per piantare nuovi alberi.

L’idea è nata in Australia ma l’iniziativa è giĂ  stata lanciata in 14 Paesi, tra cui l’Italia.
I fondatori del sito spiegano: “Ecocho è un servizio gratuito che non modifica o rallenta i risultati delle ricerche in quanto gli utenti si avvalgono di tecnologie che giĂ  conoscono bene e che sono affidabili, come Yahoo! e Google”.

Sull’home page gli utenti potranno verificare il numero di alberi raggiunti e il relativo numero di chili di anidride carbonica assorbita. C’è anche una funzione che permette di visualizzare su un planisfero dove gli alberi vengono piantati.
Al momento, i boschi sono tutti in Australia.

Tim Macdonald, il fondatore di Ecocho, spiega: “Il motore di ricerca è lo strumento piĂą facile per fare in modo che tutti possano cambiare il proprio comportamento e avere un impatto positivo sull’ambiente”. E continua: «Solo in Australia vengono effettuate al mese circa 800 milioni di ricerche su Internet. Se riuscissimo a catturare anche solo l’1% del traffico, potremmo contribuire in modo significativo ad abbassare il pericoloso impatto di gas nocivi che vengono emessi ogni giorno».

di G.V.

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Allarme Wwf: il ghiaccio si scioglie e gli animali soffrono il caldo

Giovedì 27 Marzo 2008

Il distacco ieri di un gigantesco blocco di ghiaccio del Polo Sud a causa del crescente surriscaldamento globale ha sorpreso e anticipato di ben 15 anni le previsioni degli esperti.

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Senza andare troppo lontano bisogna dire che la situazione non è meno rosea in Italia, dove tra Alpi e Appennini, il repentino passaggio da una stagione all’altra e il brusco cambiamento delle temperature causa non pochi problemi di adattamento alle specie che abitano quelle zone.

A detta del Wwf, non sono a rischio solo le specie animali, costretti a cambiare altidudine di anno in anno, ma anche quelle vegetali: “Le specie animali e botaniche glaciali, pur cercando di adattarsi alle nuove condizioni, si trovano in grave affanno. I casi piĂą emblematici riguardano forse la Pernice bianca e l’Ermellino, caratterizzate da un abito bianco durante l’inverno, prezioso per difendersi dai predatori e del tutto inutile, anzi pericoloso in assenza di neve. La pernice è ormai considerata sull’orlo dell’estinzione e in Italia ne sopravvivono solo 5.000 coppie”.

Per correre ai ripari, scongiurando così la perdita di circa il 30% delle specie del Pianeta, occorre intervenire drasticamente su una delle cause principali dell’innalzamento delle temperature, riducendo del 30% entro il 2020 le emissioni dei gas serra.

A tale fine il Wwf contribuisce attraverso la campagna GenerAzione Clima e l’organizzazione per dopodomani in tutto il mondo l’Earth Hour, un’iniziativa di sensibilizzazione al risparmio energetico alla quale aderisce anche il Comune di Roma spegnendo per un’ora, dalle 20 alle 21, le luci del Colosseo.

Le campagne volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, mirano anche e soprattutto a smuovere anche i governi dal letargo in cui sono caduti, invitandoli a prendere dei seri quanto repentini provvedimenti.

di G.V.

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Presentato oggi Ambiente Italia 2008, il rapporto annuale di Legambiente, interamente dedicato alla sfida energetica e climatica

Venerdì 15 Febbraio 2008

Peggiora l’efficienza energetica,aumentano i consumi dei trasporti, diminuiscono le tasse sull’inquinamentoSi allontana il rispetto degli impegni di Kyoto, peggiora l’efficienza energetica, aumentano i consumi dei trasporti, diminuisce la tassazione ambientale, le rinnovabili sono in crescita, ma restano sotto la media europea.

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Nelle politiche energetiche e nella lotta al cambiamento climatico, insomma, l’Italia è indietro. Ma ce la può fare. Il rapporto Ambiente Italia 2008 di Legambiente, Scenario 2020: le politiche energetiche dell’Italia, dimostra che, cifre alla mano, anche da noi è possibile realizzare gli obiettivi fissati dalla Ue al 2020 per il potenziamento dell’efficienza energetica, la diffusione delle fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni di gas serra. L’edizione 2008 di Ambiente Italia, l’annuale rapporto di Legambiente edito da Edizioni Ambiente (256 pagine, 18 euro), è interamente dedicata all’energia e alla lotta al cambiamento climatico. Con tutti i numeri italiani ed europei sui consumi energetici, le fonti rinnovabili, le emissioni di CO2, i costi e le tassazioni energetiche, suddivisi in 30 indicatori. Una nuova sezione del volume presenta invece una rassegna di buone pratiche, dalla Germania alla Grecia, passando ovviamente per l’Italia. Interventi che mostrano come gli obiettivi della strategia europea “20-20-20” a tutela del clima non siano utopistici, ma già raggiungibili con le tecnologie a disposizione. Anche nel nostro Paese.

Il ruolo che l’Unione Europea si è candidata a svolgere sul palcoscenico internazionale, con la decisione di as­sumere chiari e vincolanti obiettivi per il 2020 (-20% di riduzione di CO2, aumento del 20% dell’efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili) è infatti una novità fondamentale degli ultimi mesi. Ambiente Italia 2008 è stato presentato questa mattina a Roma dal presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, da Roberto Della Seta, della segreteria di Legambiente e da Duccio Bianchi, della direzione di Ambiente Italia. I numeri parlano chiaro: nello scorso decen­nio, in Italia, tutti gli indicatori energetici e quelli relativi alle emissioni climalteranti hanno mostrato un segno contrario alle speran­ze di un’evoluzione verso una economia più efficiente e rin­novabile.

- crescono le emissioni di gas serra, giunte nel 2005 a oltre 580 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (+ 0,3% sull’anno precedente), ma nei due anni successivi si registra finalmente una lieve inversione di tendenza;

- siamo il terzo paese europeo per emissioni (eravamo il quinto nel 1990 e il quarto nel 2000);

- mentre l’Unione Europea ha ridotto del 7,9% le proprie emissioni rispetto al 1990 (nell’Europa a 15 sono scese del 3%), l’Italia le ha viste crescere del 12,1%, soprattutto a causa dell’aumento dei consumi per trasporti (+27%), della produzione di energia elettrica (+16%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+21%);

- le nostre emissioni procapite di gas climalteranti sono, sia pure di poco, superiori alla media europea e circa il doppio della media mondiale;

- l’intensità di emissioni di CO2 rispetto alla ricchezza prodotta (misurata come Pil) è aumentata in Italia del 2% tra il 2000 e il 2005; rispetto al 1990 per ogni milione di euro (a valori costanti) le emissioni di CO2 sono diminuite in Italia del 7%, mentre in Germania e negli Stati Uniti sono scese del 24%, in Gran Bretagna del 33% e in Cina del 44%.

da: legambiente.eu

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Allevamenti e crescente consumo di carne sono tra le fonti principali dei gas serra

Domenica 3 Febbraio 2008

Secondo una recente relazione della FAO, gli allevamenti sono una delle principali cause dei problemi ambientali di oggi: alle emissioni di gas dei ruminanti durante la digestione si affiancano la continua deforestazione per aumentare le zone di pascolo e l’utilizzo di energia per gli impianti.
Nel rapporto la FAO comunica che gli allevamenti sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride carbonica, il 27% del metano e 65% dell’ossido di azoto. In totale, queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto.

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Tali cifre, e quindi le emissioni di questi gas, potrebbero aumentare con un crescente consumo di prodotti derivati dagli allevamenti. In vista dell’aumento del benessere e della prosperità i dati sul consumo di carne negli ultimi decenni sono aumentati esponenzialmente tanto da rendere il settore dell’agricoltura e degli allevamenti quello con la crescita più alta. E’ stato calcolato che solo in Italia si consumano ben 90 chili di carne pro capite all’anno.

Alcuni propongono come soluzione una netta diminuzione dei consumi di carne, o meglio ancora, l’adozione di una tipologia di alimentazione vegetariana che ridurrebbe le emissioni dei gas serra piĂą velocemente rispetto alla diminuzione dell’uso dei combustibili fossili (il turnover per gli allevamenti è piĂą breve rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche).
A tal proposito alcuni ricercatori dell’UniversitĂ  di Chicago hanno paragonato l’impatto sul riscaldamento globale di coloro che mangiano carne rispetto ai vegetariani, scoprendo che la una comune dieta americana produce 1.5 tonnellate in piĂą di CO2-equivalente all’anno, sotto forma di tutti i gas serra.

Noam Mohr spiega nella sua relazione che “anche se oggi fossero disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero, occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale”.
Anche in questo caso la soluzione giusta è la via di mezzo: basta affiancare a macchine che riducono le emissioni annue di CO2 un uso morigerato di carne.

di G.V.

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Voyager 2 nell’eliosfera: si potrĂ  studiare come il vento solare interagisce con i gas e le polveri dello spazio interstellare

Mercoledì 12 Dicembre 2007

La navicella spaziale Voyager 2, a distanza di 30 anni dal lancio avvenuto nel 1977 da Cape Canaveral (Florida), ha attraversato una regione denominata “termination shock” (colpo terminale), raccogliendo dati che dimostrano che l’emisfero meridionale dell’eliosfera del sistema solare non è rotondo ma ha rientranze.

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La termination shock è una zona dello spazio distante più di 8 miliardi di miglia dal Sole, i cui venti solari sono rallentati dallo scontro con i gas sottili dello spazio interstellare.
Come giĂ  avvenne nel 2004 con la sonda gemella Voyager 1 che era entrata nella parte settentrionale della guaina del sistema solare per poi far perder le sue tracce, la Voyager 2 si allontana oltre i confini del nostro sistema solare inviando dati in merito alla zona attraversata.
Edward Stone, scienziato statunitense del progetto Voyager, riferisce a tal riguardo che “questa volta siamo stati fortunati: abbiamo i primi dati precisi all’area shock”. E’ infatti grazie ad una speciale strumentazione installata sulla sonda, che è stato possibile misurare il calo del vento solare che si ha quando ci si avvicina alla zona in cui il campo magnetico della nostra stella non esercita piĂą la sua influenza. Si è registrato infatti non un repentino abbassamento del vento solare, bensì una sua graduale diminuzione all’approssimarsi del limite della termination shock.

di G.V.

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Cambiamenti climatici: dimezzare le emissioni entro il 2050

Sabato 17 Novembre 2007

Il Parlamento chiede la fissazione di obiettivi vincolanti di riduzione dei gas serra per i paesi industrializzati e incentivi per quelli meno sviluppati, un sistema globale di quote e un quadro per l’allevamento sostenibile. Ricordando il ruolo dell’energia nucleare, chiede all’UE di assumere un ruolo guida e di proporre incentivi fiscali per tecnologie pulite, tasse sul cherosene e l’abolizione dei sussidi ai carburanti fossili. Occorre valutare come produrre energia dalle discariche.

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A seguito di un’interrogazione orale presentata alla Commissione e al Consiglio da Guido SACCONI (PSE, IT), Presidente della commissione temporanea sui cambiamenti climatici, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui sottolinea anzitutto che i cambiamenti climatici «rappresentano una sfida di primaria importanza per le nostre societĂ  del XXI secolo». Questi hanno infatti importanti ripercussioni negative di tipo globale sul piano ambientale, economico, sociale e geopolitico, e «potrebbero anche mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali».

Il Parlamento, pertanto, sollecita l’Unione europea a far sì che alla Conferenza di Bali (3-14 dicembre 2007) venga deciso il necessario mandato per la negoziazione di un accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012. Per i deputati, inoltre, l’Unione europea potrebbe affermare il proprio ruolo guida inviando alla Conferenza un certo numero di capi di governo per dimostrare chiaramente che i cambiamenti climatici costituiscono un problema complesso, «che non dovrebbe essere dibattuto solo dai ministri dell’ambiente».

Secondo il Parlamento, il futuro regime dovrebbe fondarsi sui principi e sui meccanismi chiave della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto, «tenendo conto di responsabilità comuni ma differenziate». A suo parere, il mandato di Bali dovrebbe essere basato sui seguenti elementi:

- l’obiettivo a lungo termine di limitare l’aumento della temperatura media globale ad un massimo di +2°C rispetto ai livelli preindustriali, il che significa ridurre le emissioni globali di gas ad effetto serra di almeno il 50% entro il 2050 rispetto al livello del 1990,
- obiettivi vincolanti per tutti i paesi industrializzati,
- una piĂą ampia partecipazione agli sforzi di riduzione, in particolare da parte delle economie emergenti, attraverso obiettivi equi e proporzionati,
- un sistema globale di “cap and trade” (tetto per le emissioni e scambio di quote),
- meccanismi finanziari di adeguamento rafforzati, con particolare attenzione per le risorse idriche,
- incentivi efficaci, che includano se del caso strumenti basati sul mercato, intesi ad evitare le emissioni legate alla deforestazione e all’uso del suolo, compresa la promozione di pratiche agricole sostenibili,
- strumenti finanziari e di altro tipo che favoriscano uno sviluppo pulito e il trasferimento e l’applicazione di tecnologie,
- la conclusione di un accordo al piĂą tardi entro il 2009.

Il Parlamento ricorda poi che i paesi industrializzati, compresi quelli che non hanno ancora ratificato il protocollo di Kyoto, devono svolgere un ruolo guida nell’affrontare i cambiamenti climatici. Devono quindi impegnarsi a ridurre le loro emissioni «almeno del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto al 1990». Accoglie quindi con favore la decisione del Consiglio europeo di ridurre del 30% le emissioni, entro il 2020, «a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino a porre in atto riduzioni analoghe e che i paesi in via di sviluppo piĂą avanzati sotto il profilo economico diano un contributo commisurato alle loro responsabilitĂ  e capacità».

da: europa.eu

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Cieli puliti con le quote di emissione degli aerei, dal 2011

Giovedì 15 Novembre 2007

Il Parlamento ha approvato l’inclusione del trasporto aereo nel sistema UE di scambio di quote di emissione dei gas serra, rafforzandone le disposizioni con la richiesta di applicarlo a tutti i voli in partenza o in arrivo negli aeroporti dell’UE. Esclude la possibilitĂ  di deroghe per i voli di Stato, sostenendo però le esenzioni per gli aerei in missioni antincendio e i voli militari. I ricavi delle vendite all’asta del 25% delle quote potranno servire a ridurre le tasse sui trasporti piĂą “puliti”.

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La proposta mira a proteggere, conservare e migliorare la qualitĂ  dell’ambiente riducendo gli effetti in aumento del trasporto aereo sui cambiamenti climatici attraverso l’inclusione di tale settore nel sistema comunitario di scambio di quote di emissioni. La Commissione nota che, nel 2004, le emissioni di gas a effetto serra prodotte dai voli aerei internazionali imputabili alla ComunitĂ  sono cresciute dell’87% rispetto al 1990. Se questo andamento continua, c’è quindi il rischio che l’aumento delle emissioni aeree annullino piĂą di un quarto dei benefici ambientali ottenuti grazie alle riduzioni che la ComunitĂ  deve effettuare nell’ambito del protocollo di Kyoto.

Approvando la relazione di Peter LIESE (PPE/DE, DE), il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione ma propone diversi emendamenti volti soprattutto a rendere piĂą rigorose le disposizioni della direttiva ed a estenderne il campo d’applicazione.

Secondo la proposta, infatti, il sistema di scambio di emissioni riguarderebbe, in una prima fase (2011) i voli intra-comunitari e, dal 2012, anche tutti i voli in arrivo o in partenza dall’Unione europea. Il Parlamento, invece, chiede di assicurare paritĂ  di condizioni tra aeroporti e tra operatori aerei. Pertanto, ha accolto un emendamento che estende il sistema comunitario di scambio delle emissioni a tutti i voli in arrivo e in partenza da aeroporti della ComunitĂ  a partire dal 2011.

da: www.europarl.europa.eu

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Con lo slogan “Alt ai cambiamenti climatici! Riduciamo la CO2″ parte la seconda settimana di educazione allo sviluppo sostenibile

Giovedì 1 Novembre 2007

Al grido ”Alt ai cambiamenti climatici! Riduciamo la CO2” parte dal 5 all’11 novembre la seconda settimana dello sviluppo sostenibile promossa dall’Unesco per ridurre le emissioni di anidride carbonica.
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Questa iniziativa s’inserisce all’interno della campagna per il ”decennio Onu dell’educazione allo sviluppo sostenibile 2005-2014” e promuove diverse iniziative in oltre 205 iniziative in piazze, scuole e palazzi istituzionali allo scopo di approfondire i temi quali i cambiamenti climatici e la riduzione dei gas nocivi, l’agricoltura, il turismo, e lo sviluppo sostenibile. La manifestazione di propone inoltre di sensibilizzare le coscienze e invitare i cittadini europei a cambiare abitudini volgendo sempre un occhio di riguardo all’ambiente.
A tal proposito Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale italiana dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ribadisce che “ per ridare ossigeno al pianeta e scongiurare la catastrofe annunciata, occorre un immediato e concreto cambiamento degli stili di vita e dei sistemi produttivi”.
Il programma della settimana prevede: la proiezione in scuole, universitĂ  e biblioteche del documentario “Una scomoda verita” del premio Nobel per la Pace Al Gore; lezioni di Slow Food nelle scuole per conoscere il legame tra il consumo di cibo e l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera; il lancio di numerose campagne delle organizzazioni ambientaliste, come quella del Wwf “GenerAzione Clima” sul tema del risparmio energetico; percorsi e visite guidate in aree protette e ‘case ecologiche’.
Per avere maggiori informazioni a proposito si consiglia di consultare il sito: www.unescodess.it

di G.V.

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