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Il cioccolato nero aiuta a prevenire l’infarto

Martedì 23 Settembre 2008

Che il cioccolato fondente facesse bene alla salute era già noto. Una ulteriore ricerca, condotta dagli studiosi dell’Università Cattolica del Molise, nel confermare i benefici effetti della tavoletta, dimostra che aiuta anche a prevenire infarto e ictus allungando la vita dei consumatori.

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Con solo 6,7 grammi al giorno, circa mezza tavoletta la settimana, viene garantito un effetto protettivo sul cuore.

Analizzando i valori della proteina C reattiva, che indica la presenza di infiammazioni, i ricercatori hanno potuto notare l’assenza di flogosi in quanti consumavano cioccolato nero perchè flavoniodi e polifenoli, contenuti nei semi di cacao, esercitavano un effetto positivo sull’infiammazione.

La scoperta, resa pubblica sul «Journal of Nutrition», rappresenta uno degli studi più importanti condotti, fin qui, in Europa nel settore epidemiologico.

Foto tratta da: mondodelgusto.it

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Battiti sotto controllo: sopra i 70 aumenta il rischio infarto

Lunedì 1 Settembre 2008

Contare i battiti del cuore ci può aiutare a capire se si è a rischio infarto o no. Diventa perciò importante, sia per i cardipatici che per le persone sane, ridurre la frequenza del cuore al di sotto dei 70 battiti al minuto.

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Lo rivela lo studio “Beautiful” pubblicato su Lancet e presentato al Congresso della SocietĂ  Europea di Cardiologia a Monaco.

La ricerca, coordinata dal professore Roberto Ferrari, presidente della SocietĂ  Europea di Cardiologia, ha coinvolto10.917 pazienti con malattia coronarica in 781 centri di 33 Paesi dei 4 continenti.
Il professore commenta: «Per quattro anni abbiamo studiato l’efficacia dell’ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36% il rischio di infarto e di ben il 30% il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici».

Ferrari conclude con orgoglio che il nostro Paese si rivela all’avanguardia in questo campo.

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Superati i 50 anni, rischio infarto ridotto grazie all’aspirina

Mercoledì 27 Agosto 2008

Un’aspirina al giorno toglie il rischio infarto di torno? Sembrerebbe di si.
E’ questo il risultato di uno studio condotto per dieci anni dalle UniversitĂ  di Nottingham e Sheffield su 12mila pazienti secondo cui l’assunzione di un’aspirina al giorno dopo i 50 anni ridurrebbe il rischio di infarto e ictus del 10%.

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I benefici pare che si estandano anche a malattie quali ulcere gastriche e tumori all’intestino.
La British Heart Foundation ne raccomanda l’utilizzo superati i 50, ma avverte anche che bisogna controllare e migliorare i propri stili di vita per ottenere buoni risultati.

Essendo anche senza controindicazioni forse questi due ultimi consigli potrebbero giĂ  bastare!

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Tecnostress, la forma moderna di male da eccesso di comunicazione

Venerdì 16 Maggio 2008

Tensione, ansia, mal di testa, dolori al collo e ai polsi, ma anche ipertensione sono tra i disturbi piĂą accusati e dovuti al tecnostress.

tecnostress-forma-moderna-di-male-da-eccesso-di-comunicazione Tecnostress, la forma moderna di male da eccesso di comunicazione

I medici coinvolti nella ricerca su ‘Le professioni piĂą tecnostressanti’, condotta da Netdipendenza onlus in collaborazione con Assoexpo, Wireless e Pierre Communication su un campione di 200 professionisti italiani rivelano che questa moderna forma di stress, può mettere a dura prova l’organismo, in particolare arterie e sistema cardiocircolatorio.

Fra le professioni prese in considerazione dalla ricerca: operatori Ict , giornalisti, analisti finanziari, informatici, top manager, ip manager, sviluppatori web, pubblicitari, analisti contabili e operatori call center.

Le interviste hanno evidenziato che la maggior parte dei professionisti passa davanti allo schermo dalle 9 alle 12,5 ore al giorno. In cima alla lista ci sono, gli operatori Ict che trascorrono una media di 12,5 ore al giorno dinanzi a videoterminali.

Luigi Chiariello, direttore della Cattedra di cardiochirurgia dell universitĂ  Tor Vergata di Roma afferma: “Devoluzione moderna dello stress, cioè il tecnostress, può determinare problemi cardiaci a medio o lungo termine“. Sotto accusa, “l’ipertensione che scaturisce dall’uso prolungato di nuove tecnologie. E’ stato anche riscontrato che il tipo di personalitĂ  piĂą arrivista, con una forte carica aggressiva, è la piĂą esposta al rischio d’infarto“.

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Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilitĂ  d’infarto

Sabato 26 Aprile 2008

Degli shock improvvisi, siano essi positivi o negativi, come una vincita inaspettata o un lutto fulmineo, possono essere talvolta addirittura fatali per la salute di un cuore compromesso.

divorzi-licenziamenti-aumento-possibilita-infarto Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilitĂ  dinfarto

Questo è ciò che emerge ad un incontro organizzato a Roma sul tema delle sindromi coronariche acute: eventi fortemente stressanti possono intaccare il cuore e aumentare considerevolmente le possibilità di avere un attacco cardiaco.

Tra i fattori causa di stress rientrano anche un licenziamento inatteso, un tradimento o una rottura repentina. Giuseppe Di Pasquale, direttore dell’UnitĂ  operativa di Cardiologia dell’ospedale Maggiore di Bologna, spiega: “Tutti episodi della vita, questi, responsabili di stress e forte preoccupazione da qualche tempo al centro di studi scientifici che hanno confermato come essi siano correlati con il rischio di eventi cardiovascolari”. E aggiunge: “se a fattori importanti come il vizio del fumo, il colesterolo alto, l’obesitĂ  o il diabete è attribuibile l’80% del rischio di infarto, i fattori psicosociali si ‘aggiudicano’ il restante 20%, rappresentando un elemento concreto di pericolo anche per chi non ha problemi cardiovascolari preesistenti”.

Di Pasquale, sottolinea che il fumo resta il nemico uno del cuore e che dall’introduzione della legge Sirchia,contro il fumo nei locali pubblici, si è assistito ad una diminuzione del 10% dei ricoveri ospedalieri per infarto.

Adesso non resta che incentivare i giovani a fare piĂą attivitĂ  fisica e a nutrirsi in modo corretto onde prevenire malattie cardiovascolari.

di G.V.

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USA: Si sperimenta con ottimi risultati un vaccino anti-infarto

Lunedì 31 Marzo 2008

Al congresso annuale dell’American College of Cardiology, che si svolge a Chicago (USA), sono stati presentati i risultati degli esperimenti per la creazione di un vaccino anti-infarto effettuati sui topi, dai ricercatori del Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles e dell’Università di Malmoe in Svezia.

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Questo vaccino riuscirebbe a prevenire la formazione delle placche aterosclerotiche nelle arterie, collocandosi in un momento cruciale di preparazione all’infarto, ossia quando vi assiste al restringimento delle coronarie.

Prediman Shah, coordinatore della ricerca al Cedars Sinai di Los Angeles, spiega: «Il nostro obiettivo è quello di studiare un vaccino che possa essere somministrato, un giorno, ai bambini in modo da interferire con quelle alterazioni delle arterie che possono portare, nel corso della vita, a sviluppare un infarto o un ictus».

Il vaccino è costruito con un peptide simile alla proteina umana Apo-100, cioè una molecola che trasporta il colesterolo Ldl nel sangue.
Ciò ha consentito ai ricercatori di valutare l’effetto di diverse dosi di vaccino (non meno di 100 microgrammi) nonché il ruolo di una dieta ricca di grassi (durante la vaccinazione sono sconsigliati tali cibi).

I ricercatori hanno osservato sui topi una riduzione della formazione delle placche che va dal 60 al 70 per cento.

Questi dati incoraggianti fanno ben sperare lasciando presupporre che il vaccino rappresenterebbe una vera prevenzione primaria della malattia aterosclerotica.
Nell’attesa bisogna solamente intervenire sui fattori di rischio allo scopo di prevenirlo, quali eccesso di colesterolo, fumo, stress psicofisico, diabete, ipertensione e obesità.

di G.V.

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Un gatto in casa? Meno rischi per il padrone di subire un infarto o un ictus

Giovedì 13 Marzo 2008

Da Washington una simpatica novitĂ . Chi possiede un gatto rischia meno degli altri di avere un infarto o un ictus.

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Presso l’UniversitĂ  del Minnesota, un gruppo di ricercatori ha effettuato uno studio , che è stato reso pubblico durante il congresso dell’American Stroke Association a New Orleans. E’ stato rilevato che su 4235 soggetti , circa la metĂ , che hanno vissuto in compagnia di un gatto, hanno sopportato un rischio minore del 30% di subire un evento negativo rischioso per la vita.

La presenza dell’animale pare infatti abbia determinato uno stato di salute più sereno, senza stress e ansia, concausa di infarti e ictus. Anche se la sperimentazione è stata condotta solo sui felini, si presume che il benefico effetto possa essere attribuito anche ai cani, considerato che tra i due animali non esistono grandi differenze.

di D.T.

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Il crack finanziario va dritto al portafoglio e al cuore degli investitori

Sabato 8 Marzo 2008

I recenti problemi finanziari dei mercati occidentali non hanno solo intaccato il portafoglio ma anche, letteralmente parlando, il “cuore” degli investitori.

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Ciò ha indotto gli studiosi della Cambridge University a prendere in esame i dati degli ultimi 40 anni rapportandoli ai momenti di maggiore crisi o preoccupazione nel settore finanziario.
Dai risultati è emerso che quando le finanze di un Paese occidentale vanno male, a causa di un crack bancario industriale, gli infarti aumentano del 6,4%.

Gli scienziati hanno riscontrato che gli attacchi cardiaci da crisi finanziarie si moltiplicano considerevolmente nei Paesi in via di sviluppo, anche se l’Italia non viene citata.
Sono finiti sotto esame gli eventi disastrosi dal ‘60 al 2002, fra cui gli scandali che si sono abbattuti negli Usa nell’85 e le crisi finanziarie svedesi dei primi anni ‘90.

Nello stesso tempo, lo studio pubblicato sulla rivista «Globalization and Health» ha passato in rassegna i dati dell’Organizzazione mondiale della sanitĂ  sulla mortalitĂ  in quegli anni evidenziando un aumento netto di decessi per attacchi cardiaci ogni volta che un gruppo bancario fallisce.
Manco a dirlo, i più a rischio sono gli anziani sia per l’aumento di problemi cardiaci che possono sopraggiunger con l’avanzare degli anni, sia perché i più personalmente coinvolti alla perdita dei risparmi di tutta una vita di lavoro.

di G.V.

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Le “bionde” raddoppiano il rischio di un secondo infarto

Martedì 4 Marzo 2008

“Conoscere e curare il cuore 2008” è il tema che sarà trattato in un congresso che si svolgerà a Firenze nei prossimi giorni, ma già trapelano importanti notizie, quasi un’allerta sul fumo.

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Bastano, infatti, anche tre o quattro sigarette al giorno per avere un rischio doppio di infarto. L’avviso viene da illustri cardiologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e interessa, per 80%, coloro che hanno già subito un infarto e che conducono uno stile di vita poco confacente alla patologia da cui sono affetti.

Divieto di fumo, dunque, ma non solo quello. I medici raccomandano di fare anche una moderata attività fisica per produrre una proteina che è capace di proteggere le arterie e di mantenere una dieta equilibrata, povera di grassi che danneggiano le coronarie fino a provocare ostruzioni molto pericolose.

Sarebbe auspicabile, aggiungono i cardiologi, educare soprattutto i bambini che, nell’età compresa fra i 6 e gli 11 anni, assorbono gli insegnamenti, ad avere uno stile di vita corretto e abitudini sane fin da piccoli.

di D.T.

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La pelle di persone adulte fornisce una riserva di stamimali ad personam

Sabato 29 Dicembre 2007

Lo staff guidato da George Daley della Harvard Medical School e Children Hospital di Boston ha portato avanti una ricerca, pubblicata sul giornale Nature, il cui esito ha consentito di riprogrammare cellule adulte di pelle umana per ottenere staminali.

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Esse a loro volta sono in grado di generare altre cellule, utilizzabili per crescere qualsiasi tipo di tessuto, permettendo così di curare su misura malattie quali infarto, Parkinson, diabete ecc.
Daley spiega : “Il nostro è il primo lavoro ad avere prodotto cellule staminali a partire da una biopsia di pelle di individui adulti sani che si sono offerti come volontari per l’esperimento”.
Il team di ricercatori è ancora alle prese con la ricerca per creare cellule staminali pluripotenti (iPS).
Questa ricerca cammina di pari passo con un altro esperimento condotto dal giapponese Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto e dall’americano James Thomson dell’Università del Wisconsin a Madison.
Essi hanno ottenuto staminali pluripotenti, in grado cioè di trasformarsi in tutte le cellule dell’organismo umano, a partire da fibroblasti della pelle.
Per i loro studi si sono avvalsi dei cosiddetti geni della staminalità, geni cioè che sono attivi soltanto nelle cellule staminali, mentre si spengono quando queste ultime cominciano a differenziarsi in cellule adulte.
S’intravede così la possibilità di farsi in futuro, con le cellule della propria pelle, una riserva di staminali da usare per terapie di riparazione di organi malati.
Il fatto di usare cellule della pelle riprogrammate permette non solo di usare come fonte il paziente stesso ma anche di eliminare ogni dilemma etico.

di G.V.

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