Blog Network Social Network Cercasi collaboratori!

Un caffè al giorno toglie l’Alzheimer di torno

Sabato 5 Aprile 2008

La ricerca pubblicata sul Journal of Neuroinflammation riporta che un caffĂ© al dì protegge il cervello dai danni che può causare un elevato tasso di colesterolo, tra cui il peggiore è l’Alzheimer.

caffe-alzheimer-journal-neuroinflammation-universita-dakota-caffeina Un caffè al giorno toglie lAlzheimer di torno

I ricercatori della University of North Dakota School (USA) hanno somministrato una dose giornaliera di tre milligrammi di caffeina a dei conigli, i quali erano nutriti con una dieta ricca di grassi. Dopo dodici settimane i test di laboratorio hanno evidenziato come gli animali che avevano ingerito la caffeina mostravano una barriera ematoencefalica migliore rispetto ai conigli del gruppo di controllo.

Jonathan Geiger, responsabile dello studio, spiega: “La caffeina sembra bloccare molti degli effetti dirompenti che il colesterolo ha sul sistema nervoso centrale. In altre parole, la caffeina riduce le perdite che i grassi in eccesso possono provocare nella barriera ematoencefalica”.

La sostanza in questione funziona come raccordo tra le proteine che si legano alle cellule che compongono la barriera ematoencefalica, evitando così che delle molecole indesiderate raggiungano il sistema nervoso centrale.

di G.V.

Pubblicato in News | Nessun Commento »

Abbasso l’ascensore: l’inattivitĂ  o l’interruzione del moto aumenta il rischio di diabete

Sabato 22 Marzo 2008

Un gruppo di ricercatori dell’UniversitĂ  del Missouri ha effettuato uno studio, pubblicato dalla rivista Journal of the American Medical Association (Jama), per verificare quanto l’assenza o meno interruzione di quotidiana o costante attivitĂ  fisica anche solo salire le scale o meno, potesse influire sul rischio di sviluppar il diabete.

american-ascensore-association-diabete-inattivita-jama-journal-medical-moto-rischio.jpg

I ricercatori hanno pertanto chiesto a dei camminatori ‘medi’, ossia coloro che fanno circa 6 mila passi al giorno, di ridurre a 1400 passi la loro attivitĂ  motoria per tre settimane, evitando le scale e usando la macchina per gli spostamenti e a degli ottimi camminatori, cioè coloro che fanno circa 10 mila passi al giorno, di scendere a 1400 passi con le stesse avvertenze ma per solo due settimane.

Al termine delle ricerche ai partecipanti è stato somministrato un test di tolleranza al glucosio e uno ai grassi, per verificare la capacità del corpo di sottrarre dal sangue queste due sostanze.
I risultati sono stati alquanto sorprendenti: sono sufficienti due settimane di sedentarietĂ  per aumentare la presenza di glucosio e di grasso nel sangue, rischiando pertanto di sviluppare il diabete o altre malattie cardiovascolari.

Bente Klarlund Pedersen, co-autore dello studio, spiega: “In genere pensiamo che sia salutare fare dell’attività fisica, ma questo studio dimostra che due settimane di inattività sono pericolose. Se si scelgono mezzi di trasporto passivi il rischio di malattie croniche diventa subito più alto”.

di G.V.

Pubblicato in Salute | Nessun Commento »

L’ecstasy altera la capacitĂ  di apprendere e memorizzare come il morbo di Alzheimer

Giovedì 20 Marzo 2008

Da una ricerca italiana pubblicata online sul Journal of Neuroscience e condotta nei laboratori del Neuromed, l’Istituto neurologico mediterraneo di Pozzilli (IS) risulta che l’ecstasy, la sostanza tanto abusata dai giovani per lo sballo occasionale e non solo, provoca delle alterazioni del cervello simili a quelle del morbo di Alzheimer.

alzheimer-ecstasy-journal-mdma-neuroscience-metanfetamina-elettroncefalogramma.jpg

Carla Buscati spiega: “Per il nostro studio, durato due anni siamo partiti da studi clinici internazionali che mettevano in evidenza l’esistenza di deficit cognitivi in soggetti che facevano uso di ecstasy, un derivato chimico della metanfetamina, MDMA.
Soggetti che sono stati sottoposti a test clinici di memoria verbale mentre venivano monitorati con l’Elettroncefalogramma e con la Risonanza Magnetica funzionale. In queste persone venivano riscontrate rispettivamente anomalie di tipo elettroencefalografico e minori attivazioni delle aree cerebrali deputate alla memoria rispetto a individui di un gruppo di controllo che non facevano uso di droga”.

La ricerca vera e propria è stata effettuata su topi a cui sono stati somministrati dosi di ecstasy equivalenti a quelle che hanno effetto sul cervello umano: da una pasticca di 120 milligrammi, quella che un giovane può consumare in una serata in discoteca, ad una pasticca somministrata per sei giorni consecutivi.

I risultati dell’osservazione hanno evidenziato delle alterazioni nella struttura che sostiene la cellula, il citoscheletro. Esso è composto da una proteine organizzate in una struttura ordinata, ma l’ecstasy agisce modificando una di queste proteine, chiamata Tau.

Così la struttura che sostiene la cellula si altera e comincia ad aggregarsi all’interno della cellula formando grovigli del tutto simili a quelli che sono nel cervello delle persone colpite da demenza. Queste alterazioni sono localizzate nell’area del cervello che controlla memoria e apprendimento, chiamata ippocampo.

I “grovigli” della proteina alterata finiscono per bloccare il circuito in cui si formano i ricordi tanto che è sufficiente una singola pastiglia per provocare alterazioni della capacitĂ  di apprendere e memorizzare.

In pochi casi l’ecstasy può anche indurre al decesso a causa dell’insorgenza della sindrome serotoninergica, che sopraggiunge in una bassissima percentuale di soggetti predisposti geneticamente e di conseguenza suscettibili ad una eccessiva stimolazione della serotonina.
In sintesi, l’ecstasy può determinare effetti neurotossici sia a lungo che a breve termine a livello del sistema nervoso centrale.

di G.V.

Pubblicato in Salute | Nessun Commento »

Importanti novitĂ  nella lotta contro l’obesitĂ 

Mercoledì 5 Marzo 2008

Una nuova strategia di lotta contro l’obesità è stata annunciata dal Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics.

experimental-journal-king-lotta-molecole-obesita-pharmacology-stomaco-therapeutics.jpg

Brian King, che ha coordinato la ricerca dell’University College di Londra, ha descritto i meccanismi molecolari che portano all’espansione delle pareti dello stomaco e, nel contempo, ha informato che sono stati identificati i recettori P2Y1 e P2Y11, delle proteine responsabili.

Considerato che lo stomaco ha una capacità di 75 ml, che, dopo un pasto abbondante, si allarga fino a 2 l, cioè 25 volte in più, si rende necessario inibire, con l’uso di farmaci, il processo molecolare che porta al rilassamento delle pareti. Mantenendo una capienza dello stomaco limitata, si induce anche a non mangiare troppo.

di D.T.

Pubblicato in Medicina, Salute | Nessun Commento »

L’acme del piacere femminile: uno studio svela l’esistenza del punto G

Giovedì 21 Febbraio 2008

Il famoso punto G, tanto chiacchierato e tanto cercato, è stato finalmente trovato anzi meglio, “immortalato”. Il responsabile della scoperta è il professor Emmanuele Jannini, Docente di Sessuologia Medica all’UniversitĂ  de L’Aquila, il cui studio è stato pubblicato sul Journal of Sexual Medicine.

acme-femminile-g-journal-medicine-piacere-punto-sexual-studio.jpg

Lo studio ha verificato che le donne che presentano un piccolo ispessimento della parete che divide la vagina dall’uretra sono le fortunate che possono avere il cosiddetto «orgasmo vaginale».

La ricerca è stata eseguita osservando l’anatomia della vagina con l’ecografia transvaginale su delle donne che avevano dichiarato di avere orgasmi vaginali. In esse è stata riscontrata una conformazione piĂą ispessita della parete tra uretra e vagina. Jannini spiega: “Il punto G è formato da diversi tipi di tessuti, che comprendono la parte interna del clitoride, corpi cavernosi come quelli del pene, le ghiandole di Skene e nervi che utilizzano gli stessi fattori biochimici dell’eiaculazione maschile”.

Jannini sottolinea: «Nessuno prima d’ora aveva usato l’ecografia per indagare questo aspetto ancora così poco conosciuto dell’anatomia femminile e questo la dice lunga sul ritardo culturale sulla sessualitĂ  femminile. Sul punto G abbiamo preferito un dibattito fatto di opinioni e non di scienza, io stesso ho tenuto per due anni i miei risultati nel cassetto prima di pubblicarli».
Alcuni scienziati salutano la notizia con entusiasmo altri invece la prendono con le dovute cautele. Secondo alcuni, l’ispessimento nella parte anteriore della vagina è solo da mettere in relazione con le dimensioni del clitoride, secondo altri il punto G potrebbe esistere anche nelle donne che non provano l’orgasmo vaginale. Un altro gruppo pensa invece che la capacitĂ  di provare questo tipo di orgasmo sarebbe solo questione di allenamento.

di G.V.

Pubblicato in Medicina | Nessun Commento »

Il sonno disturbato da forti rumori provoca problemi di ipertensione

Domenica 17 Febbraio 2008

Uno studio dell’European Heart Journal avverte: i rumori troppo forti durante il riposo notturno possono danneggiare la salute, e non solo quella delle orecchie. I frastuoni , dovuti al traffico o alle cause piĂą disparate, possono infatti aumentare la pressione del sangue e favorire il rischio di disturbi cardiaci.

european-heart-ipertensione-journal-mmhg-pressione-problemi-rumori-sangue-sonno.jpg

In serio pericolo sono le persone che vivono vicino agli aeroporti,dove l’inquinamento acustico non offre momenti di tregua.
Alla ricerca hanno partecipato 140 volontari di Londra, abitanti vicino all’aeroporto di Heathrow e ad altri tre scali europei: durante la notte, la loro pressione sanguigna è stata misurata ogni 15 minuti contemporaneamente al monitoraggio dei corrispondenti livelli di rumore. I valori pressori dei volontari sono aumentati in presenza di suoni di intensitĂ  superiore ai 35 decibel, come il passaggio di un aereo, una strada trafficata o anche il russare del partner. L’effetto è stato osservato anche quando la persona era addormentata. Il rumore di un aereo, in particolare, ha provocato un aumento medio della pressione sistolica di 6,2 mmHg e di 7,4 mmHg per la diastolica. Ogni aumento era a sua volta proporzionale all’intensitĂ  del rumore, indipendentemente dalla provenienza.

Visto e considerato che i danni dell’ipertensione sono parecchi (possibili disturbi cardiaci, ictus, malattie ai reni e persino demenza) bisognerebbe prendere dei seri provvedimenti per le persone che vivono vicino agli aeroporti.

di G.V.

Pubblicato in Salute | Nessun Commento »

L’agopuntura facilita la fecondazione artificiale

Domenica 10 Febbraio 2008

Un nuovo studio pubblicato sul «British Medical Journal», riferisce che un’equipe di esperti della Vu University di Amsterdam e dell’University of Maryland School of Medicine, ha rilevato che l’agopuntura ha un’azione molto positiva durante la fecondazione artificiale: un 65 per cento in piĂą di possibilitĂ  di rimanere incinta e un aumento del 91 per cento di chance di partorire un neonato vivo.

agopuntura-fecondazione-medical-journal.jpg

L’agopuntura risulta efficace nel favorire la fertilitĂ  perchĂ© è in grado di aumentare il flusso del sangue verso l’utero, ha un’azione rilassante e inibisce alcuni tipi di ormoni che rendono piĂą difficile l’impianto del feto.

Lo studio è il risultato di una meta-analisi, una tecnica che mette insieme gli esiti di numerose ricerche precedenti. Il dottor Eric Manheimer ha trovato 109 studi in materia, e ne ha selezionato solo sette. Gli esperimenti, tutti pubblicati nel 2002, sono stati condotti in Paesi occidentali su 1.366 donne.
Questa scoperta promette di alimentare la speranza di milioni di donne che hanno difficoltĂ  a concepire e si propone come metodo a basso costo per aumentare le probabilitĂ  di successo della fecondazione.

di G.V.

Pubblicato in Medicina | Nessun Commento »

Sentite freddo? Questa sensazione dipende da una proteina

Sabato 29 Dicembre 2007

Quei brividi che corrono lungo tutto il corpo, tanto da far percepire la sensazione di freddo e necessitare l’uso di indumenti pesanti, non sono causati come si è pensato sino ad ora dai neuroni ma da una proteina cerebrale chiamata TRPM8 (transient receptor potential melastasin 8).

freddo-journal-neuroscience-of-proteina-trpm8.jpg

La scoperta arriva nella stagione giusta da un gruppo di ricerca americano dell’Università della Southern California, guidato dal professore assistente di scienze biologiche e neurobiologiche David McKemy, e pubblicata sulla rivista specializzata “Journal of Neuroscience”.
Secondo tale studio: “I neuroni di per sé hanno diverse funzioni e possono facilitare la percezione di differenti sensazioni corporee piacevoli o meno, ciò che fa la differenza nel sentire il freddo è precisamente la presenza della proteina TRPM8 ”.
Per l’esperimento gli scienziati hanno manipolato, tramite tecniche d’ingegneria genetica, dei topi in laboratorio rendendo fluorescenti solo i neuroni con la proteina in questione.
Si è potuto pertanto seguire e vedere le reazioni delle fibre di questi neuroni fino alla colonna vertebrale e alle terminazioni nervose della pelle, confermando così il loro ruolo nella percezione del freddo. La proteina è, infatti, responsabile della trasmissione della sensazione del freddo in tutte le sue varianti: da una lozione al mentolo ad un bibita gelata. I topi, invece, in cui il gene TRPM8 viene spento, riescono ad avvicinarsi a superfici a basse temperature senza provare fastidio.
David McKemy sottolinea: “In pratica, nessuno aveva mai visto una fibra nervosa del freddo” e conclude: “Se riusciamo a comprendere i meccanismi fisiologici di trasmissione delle sensazioni, potremo capire perché proviamo dolore quando non dovremmo”.

di G.V.

Pubblicato in Biologia, Pillole di scienza | Nessun Commento »

Collegamento tra sigaretta e psoriasi: si allunga la lista dei problemi causati dal fumo

Giovedì 27 Dicembre 2007

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine e nato dalla collaborazione fra ricercatori del Vancouver General Hospital e scienziati del Massachusetts General Hospital, Brigham, Women’s Hospital e Harvard School of Public Health di Boston ha scoperto un nesso tra il fumo e la psoriasi.

sigaretta-psoriasi-problemi-fumo-american-journal-medicine.jpg

Questa è una patologia che colpisce il 2% della popolazione e che si accompagna ad altri disturbi quali depressione, obesità e diabete.
Gli studiosi hanno esaminato i dati della situazione clinica di 116.608 donne, fumatrici e non, con un’etĂ  compresa tra i 25 e i 42 anni, di 14 anni di seguito, dal 1991 al 2005.
I risultati, che hanno registrato ben 887 nuovi casi di psoriasi durante i 14 anni di studio, sono stati pubblicati nel numero di dicembre di Attualità Tabacco dell’Istituto nazionale per la prevenzione e l’educazione alla salute (Inpes).
Tali esiti hanno evidenziato che rispetto alle donne che non avevano mai fumato, le fumatrici avevano un rischio di ammalarsi di psoriasi del 78 per cento in piĂą. Il pericolo degli ex-fumatori di sviluppare la malattia raggiunge quello dei non-fumatori (ossia rischio 1) solo dopo 20 anni di astinenza da tabacco.
Secondo gli scienziati che hanno effettuato le ricerche, le tossine del fumo di sigaretta riescono a colpire parti del sistema immunitario associate con questa malattia della pelle.
Il rischio di sviluppare la malattia si estende anche alle donne esposte al fumo passivo durante la gravidanza o a quei bambini che vicini ai fumatori e alle sigarette durante l’infanzia.

di G.V.

Pubblicato in Salute | Nessun Commento »

Nuove scoperte sul fronte anoressia: chi ne è affetto ha una diversa attività cerebrale

Sabato 15 Dicembre 2007

L’anoressia, una tra le malattie del nuovo millennio che associa ai problemi mentali quelli legati alla società moderna dell’apparire e del benessere fisico portati all’eccesso, si arricchisce di nuove scoperte fatte sul campo.

american-anoressia-attivita-cerebrale-donne-frmi-journal-of-psychiatry.jpg

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry ha rivelato che le donne che hanno sofferto di anoressia hanno delle gravi anomalie di funzionalità cerebrale.
La ricerca è stata condotta dal team del prof. Walter H. Kaye dell’University of Pittsburgh School of Medicine, che ha esaminato 13 donne che avevano sofferto di anoressia ma che da un anno avevano riacquistato un peso normale e un ciclo mestruale regolare, e 13 donne sane.
Il cervello delle pazienti, in particolare la regione dello striato anteriore ventrale (associato alle risposte emozionali immediate), è stato monitorato con risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre esse venivano sottoposte a dei test al computer per misurare la funzionalità cerebrale. Poiché ad ogni risposta esatta corrispondeva un premio in denaro, gli scienziati hanno avuto modo di osservare come per i due gruppi di donne la vittoria e la sconfitta influivano in maniera diversa nelle varie parti del cervello.

Kaye commenta che “la fMRI ci permette di capire sempre meglio come riescono le persone malate di anoressia nervosa a negarsi il cibo o altri piaceri, cosa che le persone sane trovano grande difficoltà a fare. Durante il nostro test, abbiamo riscontrato forti differenze tra il cervello delle ex malate di anoressia e quello delle donne sane. La regione delle risposte emozionali delle persone sane distingue con molta chiarezza tra strategie vincenti e perdenti, per esempio, mentre quella delle persone che in passato hanno sofferto di anoressia fa fatica a distinguerle”.
La stessa ricerca ha evidenziato inoltre come il nucleo caudato, ossia la zona del cervello da cui dipende apprendimento e memoria, delle donne che soffrivano di anoressia fosse piĂą attivo rispetto alla altre.

Il prof. Kaye ha aggiunto che : “il gruppo delle anoressiche tendeva ad essere esageratamente ed ossessivamente preoccupato per quanto riguarda i comportamenti da seguire cercava regole dove non ce n’erano e pensava solo a non commettere errori. Generalmente, questo tipo di atteggiamento ha connotazioni positive, perché porta a fare attenzione ai dettagli, ad essere sempre il più corrette possibili ed è tipico di carriere come il medico o l’ingegnere. Ma se viene estremizzato, se diventa un’ossessione, può avere effetti dannosi”.
foto tratta da: caffenews.wordpress.com

di G.V.

Pubblicato in Salute | Nessun Commento »