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Vita su Marte? Ancora col fiato sospeso

Giovedì 7 Agosto 2008

Che sul Pianeta Rosso vi siano marziani dalle fattezze simili a quelle proposte nei film di fantascienza o delle forme di vita elementari ancora se ne sa poco o nulla.

vita-su-marte-ancora-col-fiato-sospeso Vita su Marte? Ancora col fiato sospeso

La notizia del ritrovamento di perclorato sul suolo di Marte ha acceso il dibattito.
I possibilisti affermano che non è detto che la vita sia impossibile, visto che questa sostanza è abbondantemente presente anche sulla Terra come per esempio nel deserto di Atacama, in Cile.

Peter Smith, lo scienziato che guida le indagini, ha invitato a quietare gli animi perchè la vita su Marte è possibile, nonostante il perclorato. Ora non resta che capire come agisce e ciò è cosa lunga e complessa.

La Nasa ha approvato i fondi per continuare le ricerche della sonda per un altro mese, prima dell’inizio della stagione invernale.

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Il perclorato su Marte annulla la possibilità di forme di vita

Mercoledì 6 Agosto 2008

La sonda Phoenix ha trovato sul suolo di Marte una sostanza che può essere nociva per eventuali forme di vita.

il-perclorato-su-marte-annulla-la-possibilita-di-forme-di-vita Il perclorato su Marte annulla la possibilità di forme di vita

Gli scienziati che seguono la missione di Phoenix rivelano che se la presenza della sostanza sarà confermata, potrebbe significare che il suolo del Pianeta Rosso non sarebbe accogliente come si pensava.

In un primo momento, gli scienziati avevano riferito di aver rilevato nel terreno sul quale è atterrata la sonda Phoenix nutrienti quali magnesio, sodio e cloruro, ossia un suolo simile a quello che sulla Terra è adibito alla coltivazione di asparagi.

I successivi ultimi esami di laboratorio dimostrano però la presenza di perclorato, un sale altamente ossidante.

Si tratta di un contaminante naturale o sintetico, principale ingrediente di carburante per razzi e può essere trovato in petardi, fuochi artificiali e altri esplosivi.

La Nasa sta ora cercando di scoprire se la sostanza possa essere arrivata lì attraverso una contaminazione.

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La sonda Phoenix assaggia il ghiaccio di Marte e conferma: è acqua

Domenica 3 Agosto 2008

Giunge dalla Nasa la definitiva conferma della presenza di acqua sul Pianeta Rosso.

la-sonda-phoenix-assaggia-e-la-nasa-conferma-su-marte-ce-acqua1 La sonda Phoenix assaggia il ghiaccio di Marte e conferma: è acqua

La sonda Phoenix dopo aver fotografato il presunto ghiaccio ha “assaggiato” l’acqua marziana per la prima volta.

Il robot ha bevuto l’acqua di Marte riscaldando il ghiaccio ritrovato durante le esplorazioni. Questa operazione ha consentito agli scienziati di affermare che nella zona del Polo Nord di Marte esiste ghiaccio.

William Boynton, ricercatore della University of Arizona in una dichiarazione della Nasa, ha affermato: “In precedenza avevamo osservato la presenza di acqua ghiacciata ma questa è la prima volta che acqua su Marte è stata toccata e assaggiata“.

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Il nucleo di ferro di Mercurio si raffredda e il pianeta si restringe

Lunedì 7 Luglio 2008

Una foto scattata dalla sonda spaziale Messenger ha confermato agli scienziati della Nasa che Mercurio si sta pian piano rimpicciolendo.

il-nucleo-di-ferro-di-mercurio-si-raffredda-e-il-pianeta-di-restringe Il nucleo di ferro di Mercurio si raffredda e il pianeta si restringe

La sua superficie si sta raggrinzendo, dando forma a nuove catene montuose, eruzioni vulcaniche e asperità della crosta.
Gli ultimi rilievi hanno evidenziato che il diametro si è già ridotto di quasi cinque chilometri rispetto ai 4.880 misurati in passato.

Questo fenomeno di contrazione della superficie è dovuto al raffreddamento progressivo del nucleo del pianeta, particolarmente grande rispetto alla media.

Si stima infatti, che il cuore di ferro del pianeta rappresenti il 60% della sua massa totale. Il conseguente raffreddamento del ferro liquido, solidificando il metallo, diminuirebbe il volume di tutto il pianeta, compresa la superficie aderente al nucleo che tenderebbe così a raggrinzirsi.

Grazie alle immagini a colori inviate da Messenger, gli scienziati della Nasa hanno appurato inoltre, che il campo magnetico del pianeta è creato dal nucleo metallico (analogamente alla Terra) e non da un deposito superficiale di ferro.

Le analogie riscontrate finora tra Mercurio e la Terra potrebbero essere importanti per capire come il nostro pianeta si sia evoluto nelle sue prime fasi di vita.

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Il suolo del Pianeta Rosso è adatto alla vita

Domenica 29 Giugno 2008

Gli scienziati della Nasa responsabili della missione della sonda Phoenix, annunciano che su Marte esistono le condizioni per la vita.
Questa scoperta apre la strada a scenari che fino ad oggi era solo possibile ipotizzare.

il-suolo-del-pianeta-rosso-e-adatto-alla-vita1 Il suolo del Pianeta Rosso è adatto alla vita

Lo scienziato Sam Kounaves spiega: “Abbiamo trovato quelli che sembrano essere i requisiti base, cioè le sostanze nutrienti per sostenere la vita nel passato, nel presente o nel futuro“.

Ciò non significa che in passato c’era la vita sul Pianeta Rosso.
In relazione al suolo marziano commenta: “E’ il tipo di suolo che potrebbe essere trovato nel vostro giardino, ricco cioè di sostanze alcaline. E’ un suolo dove potrebbero crescere degli asparagi. Sono dati molto eccitanti per noi“.

E inoltre, le sonde della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Global Surveyor hanno fotografato quello che potrebbe essere il cratere più grande del nostro sistema solare.

Il gigantesco cratere è situato nell’emisfero settentrionale di Marte, nella conca Boreale, e copre circa il 40% della superfice del pianeta. Potrebbe essere stato creato da un impatto cosmico risalente a 3,9 miliardi di anni fa, ossia all’inizio della formazione del sistema solare.
E’ largo 8.500 chilometri ed è quattro volte più grande del cratere risultato da un’altra collisione, Hellas, nell’emisfero meridionale di Marte.

Michael Meyer, esperto della NASA commenta: “Sono dati impressionanti che hanno implicazioni non soltanto in relazione all’evoluzione di Marte ma anche della Terra“.

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Partito Jason-2 per misurare le dimensioni degli oceani

Lunedì 23 Giugno 2008

Il satellite Jason-2 ha intrapreso il suo viaggio per misurare la salute e le dimensioni degli oceani, con un margine d’errore di 4 centimetri.

partito-jason-2-per-misurare-le-dimensioni-degli-oceani Partito Jason-2 per misurare le dimensioni degli oceani

Il programma nasce dalla collaborazione tra il CNES, la NASA e due organizzazioni meteorologiche, Eumetsat e NOAA.

Gli strumenti di bordo il satellite sono frutto di un progetto misto europeo e americano e costruito dalla Thales Alenia Space.

Jason farà una mappa topografica del 95% degli oceani mondiali ogni 10 giorni, misurando da un’altezza di 1800 chilometri le differenze tra i ‘picchi’ e gli ‘avvallamenti’ dei mari.

Questi dati combinati successivamente con temperatura e salinità daranno una misura dei movimenti delle masse d’acqua, e dell’energia contenuta negli oceani, entrambi parametri fondamentali per calcolare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Michael Rattenborg, direttore di Eumetsat, l’organizzazione europea che ’sfruttera’ il satellite’ spiega: “L’oceano è la memoria a lungo termine del clima; una volta capito come varia avremo la chiave anche dei cambiamenti climatici“.

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Grazie alla sonda Phoenix la conferma: su Marte c’è acqua

Venerdì 20 Giugno 2008

La Nasa ottiene la prova definitiva che sul Pianeta Rosso ci sia l’acqua: la sonda Phoenix ha infatti fotografato del ghiaccio durante una delle sue esplorazioni sul suolo marziano.

grazie-alla-sonda-phoenix-la-conferma-su-marte-acqua Grazie alla sonda Phoenix la conferma: su Marte cè acqua

La sonda ha rilevato dei pezzettini di materiale bianco e brillante mentre scavava in un cratere, che dopo qualche giorno si sono ridotti e alcuni sono proprio scomparsi.

Gli scienziati erano indecisi tra acqua o sale ma adesso ogni dubbio è fugato: è ghiaccio che si è sciolto ed è evaporato.

Peter Smith, dell’università dell’Arizona, primo ricercatore della missione su Marte, commenta: «Deve essere ghiaccio». E poi: «Lo pensa tutta la squadra scientifica. Riteniamo che questa sia la prova definitiva che questi sono piccoli pezzi di ghiaccio».

La missione della sonda Phoenix mira a scoprire se l’ambiente marziano è favorevole al formarsi di forme di vita primitive.

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GLAST, partito il telescopio spaziale per studiare le sorgenti celesti dei raggi gamma

Giovedì 12 Giugno 2008

Dalla Air Force Station di Cape Canaveral è partito con un razzo delta, alle 18.06 (ora italiana) il telescopio spaziale Glast che studierà le sorgenti celesti di raggi gamma.

glastpartito-il-telescopio-spaziale-per-studiare-le-sorgenti-dei-raggi-gamma GLAST, partito il telescopio spaziale per studiare le sorgenti celesti dei raggi gamma

Glast (Gamma-ray Large Area Space Telescope) studierà le sorgenti celesti di raggi gamma e consentirà di ottenere informazioni dettagliate su buchi neri, stelle di neutroni, esplosioni di supernovae, lampi gamma, quasar, getti di particelle accelerate in prossimità di buchi neri e brillamenti solari.
Fornirà inoltre, una mappa accurata dell’emissione del gas della nostra galassia che, colpito dai raggi cosmici, è una intensa sorgente di radiazione gamma.

Il supertelescopio è dotato di due strumenti, quali il Large Area Telescope (LAT) per l’osservazione di grandi aree del cielo e la ricostruzione della distribuzione dell’energia emessa dalla sorgente e il Glast Burst Monitor (GBM) per la ricerca dei gamma - ray - burst, ovvero improvvisi e potenti lampi di fotoni di alta energia che appaiono circa una volta al giorno da posizioni qualsiasi del cielo.

Glast è stato realizzato dalla Nasa con un rilevante contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e l’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf).
L’Italia, inoltre, ha ospitato la realizzazione del cuore dello strumento Lat, che è stato progettato e assemblato nei laboratori di Pisa dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

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La sonda aerospaziale Phoenix è atterrata sul Pianeta Rosso

Lunedì 26 Maggio 2008

La Nasa annuncia che la sonda aerospaziale Phoenix è atterrata con successo su Marte.

acqua-aerospaziale-fossili-marte-nasa-phoenix-sonda-suolo La sonda aerospaziale Phoenix è atterrata sul Pianeta Rosso

Atterrare sul Pianeta Rosso non è cosa da poco, poiché è assai poco ospitale e anche se, considerato il peso della strumentazione e la dotazione di un sistema di protezione airbag, la sonda è atterrata in una delle zone meno rocciose del pianeta.

“Phoenix” sarà la prima a esplorare la zona artica del Pianeta Rosso, alla ricerca di tracce di vita unicellulare. Fino ad ora i geologi hanno accertato l’idea che il Pianeta Rosso abbia in passato ospitato degli oceani, ma adesso bisogna vedere se tale situazione sia durata abbastanza a lungo da permettere lo sviluppo di forme di vita unicellulari, che potrebbero avere lasciato delle tracce fossili.

È infatti possibile che sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono alte possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari.

Il progetto a lungo termine della Nasa è l’esplorazione umana di Marte e la possibile costruzione di una base permanente: ciò provocherebbe l’abbandono delle missioni shuttle dopo il 2012 per concentrare risorse sulla costruzione di un Crew Exploration Vehicle (Cev).

Permangono difficoltà tecnologiche quali i mesi di viaggio per raggiungere su Marte nonché le radiazioni cosmiche a cui sarebbero sottoposti gli astronauti per un periodo molto più lungo del normale, che richiederebbero l’uso di speciali protezioni che aumentarebbero il peso della navicella, a scapito del carico utile.

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La Nasa annuncia il rinvio del lancio dell’Atlantis

Sabato 3 Maggio 2008

La Nasa annuncia il rinvio di un mese della missione shuttle di riparazione del telescopio spaziale Hubble: la data slitta dal 28 agosto a fine settembre o addirittura ai primi di ottobre.

atlantis-hubble-lancio-missione-nasa-shuttle-telescopio La Nasa annuncia il rinvio del lancio dellAtlantis

Il ritardo della missione, che permetterà di prolungare fino al 2013 la vita operativa del telescopio, è causato dalle modifiche necessarie ai serbatoi esterni della navetta, nonchè dalla necessità di disporre di un secondo shuttle, Endeavour, pronto al lancio qualora subentrassero dei problemi.
La Nasa progetta 11 missioni dello shuttle prima di ritirare completamente la navetta nel 2010.

Foto tratta da: hubblesite.org

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