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Cancro al seno - Ricercatori italiani scoprono NUMB

Giovedì 3 Gennaio 2008

Porta la firma di un gruppo di studiosi italiani l’ultima ricerca pubblicata sulla rivista “Nature” che scopre una proteina che contribuisce a tener a bada il tumore al seno.

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Tale studio è stato compiuto dalla Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano, dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e dall’Università degli Studi di Milano.
La proteina “NUMB”, già conosciuta in quanto associata a tumori meno aggressivi, protegge dalla crescita del cancro in collaborazione con la proteina p53, già nota come uno dei principali guardiani anti-cancro. Quest’ultima si conosce da molto tempo e svolge un’azione importante nel frenare la moltiplicazione cellulare e prevenire l’insorgenza del cancro.
La proteina p53 non riesce a funzionare senza NUMB tanto che, in sua assenza, il tumore ha una prognosi meno favorevole e riesce anche a resistere alla chemioterapia.
Secondo lo studio svolto, NUMB si rivela essere una proteina di sicurezza che protegge p53 e le permette di svolgere il proprio lavoro di oncosoppressore.
Gli scienziati, studiando colture cellulari isolate da tumore umano della mammella, hanno individuato e caratterizzato il meccanismo di interazione della proteina NUMB con p53. NUMB lega p53 e la protegge dalla degradazione che potrebbero esser attivata da un’altra proteina, ‘HDM2′.
Per dimostrar ciò, i ricercatori hanno effettuato uno screening genetico su tessuti prelevati da 443 pazienti precedentemente sottoposti a chiemioterapia adiuvante, evidenziando che in molti di questi tumori la proteina NUMB era assente o presente in quantità esigue, tanto da determinare un peggioramento della prognosi e della chemioresistenza.
La proteina NUMB è utilizzabile sin da subito come indicatore prognostico: è sufficiente valutare la quantità di NUMB presente nel tessuto prelevato dai pazienti.
Salvatore Pece, ricercatore all’IEO e autore dello studio, spiega: “Utilizzare NUMB come marcatore prognostico ci può senz’altro aiutare a definire con maggior precisione la prognosi e a individuare un più adeguato trattamento farmacologico”.
Ivan Colaluca (IFOM, IEO) conclude: “Vorremmo identificare e caratterizzare il meccanismo responsabile della perdita di NUMB nei tumori” e capire come “ripristinare farmacologicamente il livello della proteina eliminando, per così dire, il problema alla radice”.

di G.V.

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Il raloxifene per prevenire il tumore al seno

Venerdì 2 Novembre 2007

Secondo degli studi recenti è il raloxifene, un farmaco usato finora per la cura dell’osteoporosi, a diminuire di ben il 50% la possibilità di sviluppare il tumore al seno.

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Andrea Decensi, direttore di Oncologia medica degli ospedali Galliera di Genova, al congresso Attualità in senologia che si è tenuto a Firenze, ha spiegato che “il Raloxifene sul seno si comporta come un antiestrogeno, sull’endometrio e sul sistema venoso come un estrogeno e manifesta effetti protettivi anche sulle ossa”.
Questo nuovo farmaco, che soppianta in questa terapia il tamoxifene, andrebbe usato su donne ad elevato rischio di sviluppare nel corso della vita un tumore al seno, secondo il modello di Gail (dal nome del biostatistico del National Cancer Institute di Bethesda che ha messo a punto il calcolo del rischio).
Laddove negli USA è stato testato a lungo e registrato come farmaco per questa specifica funzione dalla Food And Drug Administration, in Italia i tempi ancora sono lunghi.
Il nostro paese può vantare però di essere tra quelli più all’avanguardia nella ricerca di farmaci preventivi del tumore alla mammella. Un primo studio viene portato avanti dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) guidato da Umberto Veronesi e Bernardo Bonanni e l’altro dallo stesso Decensi al Galliera insieme allo IEO.
Considerando che i risultati dei due studi hanno dato degli esiti positivi il passo successivo è quello della verifica su un campione di donne.

di G.V.

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Casi di tumore al polmone in aumento tra le donne di Milano

Sabato 27 Ottobre 2007

Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori e la Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori hanno reso noto dei dati parecchio allarmanti: le donne milanesi sono quelle che più di tutte si ammalano di tumore al polmone.

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La colpa è da attribuire allo stile di vita che è troppo frenetico, e quindi altamente stressogeno, e al fumo.
Il vizio del fumo sta aumentando tra la popolazione femminile che paradossalmente è maggiormente predisposta a questo tipo di tumore. Da non sottovalutare è l’usanza prettamente femminile di preferire le sigarette leggere con la convinzione che queste siano meno dannose delle altre.
Le donne fumatrici aumentano il rischio di difficoltà nel concepimento e anticipo della menopausa.
Gli studiosi spiegano l’accanito attaccamento della donna alla sigaretta attraverso il processo d’imitazione dei comportamenti maschili, causa diretta della crescente emancipazione che le donne hanno raggiunto nei campi più svariati.
A supporto dei casi sempre maggiori di tumore ai polmoni, vi sono i risultati positivi della ricerca oncologica. Giulia Veronesi, vice direttore del dipartimento di chirurgia toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia spiega come dei nuovi strumenti di prevenzione, consentano d’individuare il tumore sul nascere e quindi di trattarlo in tempo per poterlo infine debellare. Uno tra questi è la Tac spirale a basso dosaggio nelle persone che sono a rischio di sviluppare un tumore.
Mai abbassare la guarda perché nonostante la mortalità diminuisca, purtroppo il numero dei nuovi casi di tumore aumenta.

di G.V.

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