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Menopausa: il trifoglio rosso si rivela un valido alleato

Venerdì 2 Maggio 2008

Per combattere i fastidiosi disturbi della menopausa ci sarebbe un alleato naturale ed innocuo quale il trifoglio rosso.

Uno studio del Dipartimento di Endocrinologia dell’Ospedale St Leonard’s (Australia) ha rivelato la validità di questo elemento per combattere gli effetti collaterali che soffrono le donne durante questo periodo della vita, quali vampate di calore, palpitazioni, insonnia e depressione.

Si tratta di un nuovo integratore di fitoestrogeni a base di estratti di trifoglio rosso, oltre che di calcio e vitamina D3.

Secondo tale ricerca gli isoflavoni (sostanze vegetali che simulano l’attività degli estrogeni) sembrano in grado di far fronte all’osteoporosi e patologie cardiovascolari senza avere effetti collaterali.

Risulta infatti che la somministrazione quotidiana di isoflavoni (57 mg al dì) corrisponda nelle donne in menopausa un aumento della densità minerale ossea.

I benefici non finiscono qui: sono efficaci anche per la modulazione naturale del colesterolo cattivo e dei trigliceridi, per aiutarne la diminuzione.

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Osteoporosi: un’infusione ospedaliera all’anno per scongiurare il rischio ri-fratture

Martedì 19 Febbraio 2008

Giunge anche in Italia un nuovo trattamento per curare l’osteoporosi, la malattia che affligge soprattutto le donne nel periodo successivo alla menopausa e che rendendo fragili le ossa le espone al rischio di fratture.

acido-infusione-osteoporosi-rifratture-rischio-zoledronico.jpg

Si tratta di una infusione a base di acido zoledronico alla dose di 5 milligrammi, che potrà essere prescritta a praticata solo in ospedale.
Ogni infusione costa al Servizio Sanitario Nazionale 280 euro, un prezzo compensato però dal risparmio complessivo che si potrebbe conseguire sul fenomeno fatture.
Dai dati resi noti alla conferenza stampa di presentazione del farmaco a Milano (19 febbraio) la riduzione di fratture arriverebbe al 35%.

In Italia si sono riscontrati circa 80 mila casi di persone con frattura al femore (quella più diffusa insieme a quella delle vertebre), che nel 25% dei casi, soffrono una seconda frattura.
Umberto Tarantino, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata spiega: “Il fenomeno delle ri-fratture è correlato al fatto che la maggior parte delle pazienti, dal 40 al 60%, non si presentano nemmeno alla prima visita di controllo in ospedale, un mese dopo l’intervento al femore; non seguite adeguatamente, le pazienti vanno incontro alle note ulteriori complicanze e ri-fratture. Va poi considerato che tra le pazienti che iniziano un trattamento terapeutico, registriamo un tasso di aderenza alla terapia inferiore al 50% (cioè meno di 6 mesi/anno) che, secondo evidenze cliniche, non genera alcuna protezione dalla ri-frattura”.

Al convegno viene illustrato che trattare tutti i pazienti che subiscono una frattura di femore con l’acido zoledronico una volta l’anno, non solo ridurrebbe le ri-fratture di femore del 30%, ma diminuirebbe anche i decessi successivi, assicurando così un’aderenza alla terapia del 100%.

La chiave di volta del problema consisterebbe nel fatto di curare non solo la frattura ma, nello specifico, l’osteoporosi.
In termini economici il Servizio Sanitario Nazionale risparmierebbe, al netto, 50 milioni di Euro all’anno.

di G.V.

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