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Auto più ecocompatibili, biocarburanti anche in Formula 1

Mercoledì 16 Gennaio 2008

Il Parlamento Europeo ha approvato con 607 voti favorevoli, 76 contrari e 14 astensioni la relazione di Georgios CHATZIMARKAKIS (ALDE/ADLE, DE) che risponde alla posizione della Commissione in merito alle raccomandazioni sulle politiche e sulla normativa nel settore automobilistico per accrescerne la competitività, migliorare la sicurezza e la protezione dell’ambiente, formulate dal gruppo di alto livello CARS 21. I deputati sottolineano anzitutto che l’industria automobilistica dell’UE rappresenta uno dei suoi settori economici più importanti, con una produzione annua di 19 milioni di veicoli e 2,3 milioni di addetti diretti e altri 10 milioni nell’indotto. Si compiacciono quindi della relazione finale di CARS 21 e della comunicazione della Commissione che, a loro parere, «indicano la direzione della futura politica nel settore dell’automobile».

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Sottolineando il potenziale contributo del comparto auto europeo alla riduzione dell’inquinamento, il Parlamento chiede incentivi alla rottamazione, tassazione basata sulle emissioni, obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di CO2 (dal 2015), sensibilizzazione dei conducenti e migliori infrastrutture. Ma occorre anche promuovere un maggiore ricorso a biocarburanti e motori ibridi, pure in Formula 1, il miglioramento della qualità dei carburanti e l’aumento dei fondi per la ricerca.

Il Parlamento chiede inoltre di completare il mercato interno delle auto, dalla vendita alla riparazione, ma anche delle multe. Bisogna poi ridurre e semplificare la normativa, ed eliminare gli oneri burocratici, migliorare la sicurezza stradale, nonché garantire una leale concorrenza internazionale e l’accesso ai mercati esteri.

da: europa.eu

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Polveri nocive nell’aria: il Parlamento Europeo dice stop

Domenica 16 Dicembre 2007

Un parto difficile ma riuscito. Così può essere definito il voto che apre la strada a controlli e limiti nei livelli delle particelle sottili presenti nell’aria. Il testo legislativo ha così raggiunto il suo compromesso dopo lunghi negoziati fra eurodeputati e Consiglio.

La nuova legge obbligherà le autorità locali e gli Stati membri a nuovi standard per limitare i rischi alla salute causati dalle pericolose particelle sottili presenti nell’aria.

Quali particelle respiriamo?

Le particelle sottili presenti naturalmente nell’ambiente, siano esse solide o liquide, provengono in origine dal fuoco delle foreste, dall’attività vulcanica, dalle polveri spostate dai venti, dai pollini, dalle piante, da parti di insetti e da spruzzi del mare.

Anche gli stessi esseri umani contribuiscono all’emissione di queste particelle. Bruciando ad esempio carburanti, o con l’attività industriale, l’incenerimento dei rifiuti o il traffico, si producono polveri nocive - alcune delle quali appaiono sotto forma gassosa - che contengono metalli pesanti, carbonio, nitrati e solfati. L’unico modo in cui possono penetrare nel corpo umano è attraverso le vie respiratorie.

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Cosa sono le PM? Chi corre più rischi?

La comunità scientifica designa queste particelle con le iniziali PM, dal termine inglese “particulate matters”, classificandole secondo la loro grandezza: le PM10 hanno un diametro aerodinamico inferiore a 10 micron, le PM 2,5 uno inferiore a 2,5 micron e quelle di PM 1, inferiore a 1 micron. Più le particelle sono piccole, maggiore è il rischio per la salute. Mentre, infatti, le particelle più grandi riescono spesso ad essere filtrate dal naso e dalla gola, quelle più piccole (PM10) possono sostare nei bronchi e nei polmoni, causando tosse e starnuti.

Quelle molte piccole (inferiori a PM 2,5) possono entrare addirittura nei polmoni o nel sangue, causando problemi di vario genere alla salute. Gli studi confermano la loro responsabilità per patologie quali l’asma, le allergie, gli attacchi cardiaci e i decessi prematuri.

Secondo il report del gruppo di lavoro dell’Organizzazione mondiale della salute (OMS), “il rischio di prolungate esposizioni a un’atmosfera carica di queste particelle sospese, può provocare una riduzione significativa dell’aspettativa di vita, malattie cardiovascolari e cancro ai polmoni.” I livelli di PM10 sono regolarmente controllati in Europa mentre le particelle PM2,5 sono più difficili da rilevare.

Il Parlamento fissa i limiti

Il testo in seconda lettura votato oggi dagli eurodeputati apre la strada a una nuova direttiva che aggiorna le precedenti obbligando tutti gli Stati membri a monitorare e fissare limiti precisi dei livelli di particelle PM2.5. Dopo la prima lettura oltre un anno fa e il successivo voto in commissione parlamentare ambiente, il relatore tedesco Holger Krahmer del gruppo dell’alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (ALDE), ha trovato un compromesso con il Consiglio che fissa limiti entro il 2010 per un massimo di 25 micron per metro cubo, in vista di vincoli precisi entro il 2015. Dal 2020, la soglia dovrebbe abbassarsi a 20 micron.

Il Parlamento avrebbe voluto fissare anche limiti annuali per le particelle PM10 ma non ha trovato l’accordo con il Consiglio; rimangono pertanto i limiti attualmente in vigore. “L’importante passo avanti con questa legislazione per la qualità dell’aria in Europa è rappresentato dalla nuova regolamentazione delle particelle fine PM2.5, ha commentato il relatore Krahmer, tutti gli esperti di settore sono convinti dell’alto rischio che queste sostanze causano alla salute umana”.

da: www.europarl.europa.eu

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Protezione del suolo: prevenzione e bonifica

Giovedì 15 Novembre 2007

Il Parlamento ha approvato la direttiva volta a garantire la conservazione del suolo nell’ambito di un suo utilizzo sostenibile, a prevenire le minacce incombenti e a mitigarne gli effetti. Prevede un calendario per l’identificazione dei siti contaminati o a rischio contaminazione e la definizione di strategie per il ripristino dei suoli degradati. Misure necessarie poiché il suolo è un bene comune dell’umanità e una risorsa non rinnovabile. Occorre anche promuovere un’agricoltura sostenibile.

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Negli ultimi decenni si è registrato un aumento significativo dei processi di degrado dei suoli che, in assenza di interventi, continueranno ad aumentare. Attualmente non esiste una normativa comunitaria specifica sulla difesa del suolo, anche se talune disposizioni in materia sono presenti in altri testi legislativi. La proposta della Commissione, esaminata il 14-11-2007 dal Parlamento europeo in prima lettura della procedura di codecisione, mira pertanto a colmare questa lacuna.

da: www.europarl.europa.eu

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