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Un nuovo farmaco contro i tumori grazie ad un fungo e alla nanotecnologia

Mercoledì 2 Luglio 2008

Un farmaco sviluppato usando le nanotecnologie e l’intervento accidentale di un fungo in laboratorio si è rivelato efficace contro una serie di tumori.

nuovo-farmaco-contro-i-tumori-grazie-ad-un-fungo-e-alla-nanotecnologia Un nuovo farmaco contro i tumori grazie ad un fungo e alla nanotecnologia

Il farmaco in questione si chiama lodamina ed è stato messo a punto dal Dr. Judah Folkman, il pioniere del concetto di terapia per inibizione dell’angiogenesi, cioè far morire i tumori evitando che si formino i vasi sanguigni che li alimentano.

Dalle pagine della rivista Nature Biotechnology si legge che, sulla scia di Folkman (morto lo scorso gennaio), i ricercatori hanno creato una pillola che contiene i principi della lodamina senza alcun effetto collaterale. Il farmaco è stato ceduto alla SynDevRx, una compagnia di biotecnologie di Cambridge in Massachusetts.

Gli esperimenti sugli animali in laboratorio si sono rivelati efficaci contro una serie di tumori bloccando il cosiddetto tumore iniziale o primario e impedendo che si propaghi in metastasi.

Ofra Benny del ‘Children’s Hospital Boston’ della scuola di medicina di Harvard spiega: “Sotto forma di pillola il farmaco raggiunge prima il fegato, mostrandosi nelle cavie particolarmente efficace nel prevenire lo sviluppo di metastasi epatiche, comuni a molti tipi di tumoriâ€.

Il farmaco indicato in fase sperimentale come Tnp-470 era stato isolato da un fungo chiamato ‘Aspergillus fumigatus fresenius’, scoperto per caso dal dottor Donald Ingber di Harvard, mentre intento a cercare di far crescere le cellule endoteliali la muffa le ha attaccate ostacolando la crescita dei vasi sanguigni più sottili.

Purtroppo il Tnp-470 sviluppato in Giappone aveva effetti collaterali pesanti così adesso i ricercatori, grazie all’ausilio della nanotecnologia, hanno attaccato due polimeri a forma di ‘pon-pon’ alla molecola per proteggerla dagli acidi dello stomaco. Il farmaco così modificato, chiamato lodamina, viene assorbito solo dall’intestino e va dritto alle cellule tumorali.

La lodamina, grazie alla sua capacità inibitrice delle vascolarizzazioni, potrebbe essere impiegata anche per patologie caratterizzate da una crescita abnorme di vasi sanguigni, come la degenerazione maculare, una delle complicazioni tipiche del diabete.

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Mangiare senza ingrassare? Si studia la pillola per dimagrire

Mercoledì 30 Aprile 2008

Se in futuro si potrà mangiare ed introdurre calorie senza per questo ingrassare ed esser costretti poi sottoporsi a faticose diete dimagranti ancora non si sa, ma pare che tale realtà sia già possibile per dei topolini in sovrappeso.

calorie-campbell-diabete-diete-dimagrire-enzima-metabolismo-pillola Mangiare senza ingrassare? Si studia la pillola per dimagrire

Alcuni scienziati, guidati da Ian Campbell, direttore del Charity Weight Concern di Melbourne (Australia), avrebbero scoperto il modo di far perdere peso a topolini ingegnerizzati senza ricorrere a diete, velocizzando il loro metabolismo attraverso la manipolazione dei loro adipociti (cellule di grasso). I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Science.

Il ricercatore ha rimosso dalle cellule dei roditori l’enzima convertitore dell’angiotensina o ACE e ha visto che i topolini modificati, pur mangiando la stessa quantità di cibo che veniva data a quelli normali, bruciavano più calorie e dimagrivano: avevano fino al 60% in meno di massa grassa.
I topolini, inoltre, grazie ad un metabolismo più veloce processeranno gli zuccheri molto più velocemente e quindi saranno meno propensi ad ammalarsi di diabete.
Farmaci che inibiscono l’azione di ACE sono già in commercio e sono usati per combattere l’ipertensione, ma a detta degli scienziati con qualche modifica si potrebbe arrivare ad una pillola per dimagrire.

Campbell parla con cautela e spiega: “Lo studio è interessante ma è stato fatto solo sui topi ed anche se il farmaco è attualmente utilizzato contro l’ipertensione, non si sa se, pur in dosaggi più alti, può far perdere peso nell’uomo. Inoltre, dobbiamo stare attenti agli effetti collaterali, soprattutto a carico dei reni, anche se sappiamo che fino ad ora il medicinale non ha dato alcun problema“.

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La pillola che sveglia nelle donne il desiderio sessuale sopito

Martedì 15 Aprile 2008

Tra breve arriverà anche in Italia la «pillola di Biancaneve», capace di risvegliare nelle donne il desiderio “addormentatoâ€.

biancaneve-catania-congresso-coppia-desiderio-donne-pillola-principe-sessuologia-sperimentazione-testosterone-viagra La pillola che sveglia nelle donne il desiderio sessuale sopito

Salvo Caruso, Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica e Professore di ginecologia all’Università di Catania spiega al Congresso della Federazione Europea di Sessuologia in corso a Roma: «Sono 4 i Centri che, in Italia, esattamente a Torino, Catania, Pisa e Pavia, stanno sperimentando su donne giovani la nuova pillola che riaccende il desiderio sessuale e dalle prime osservazioni vediamo risultati decisamente promettenti.

Non è il Viagra delle donne, non è la “pillola rosa” di cui tutti parlano, non è il cerotto del desiderio a base di testosterone. È una pillola che rivoluziona l’approccio al calo del desiderio femminile perchè agisce direttamente sul Sistema nervoso centrale, in particolare sul sistema limbico, dove si trovano i centri del desiderio. Entro il 2009 prevediamo di concludere la sperimentazione, che avviene a doppio cieco e cioè ad alcune donne viene data la molecola, ad altre il placebo. Poi, inizierà l’iter burocratico per la registrazione. Come in Italia, anche in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, la sperimentazione è in fase avanzata e complessivamente interessa diverse centinaia di donne».

Caruso, a capo della sperimentazione di Catania, continua:«Le donne che stanno sperimentando la molecola hanno tra i 25 e i 40 anni, sono tutte sane, ed hanno perso il desiderio per motivi inspiegabili. Sono donne che hanno una buona relazione con il partner, che non hanno disfunzioni organiche e ormonali, hanno un ciclo regolare e anche il partner non ha problemi sessuali. Sono donne, dunque, che hanno visto il desiderio sessuale addormentarsi. E che lo vogliono risvegliare».

In Italia sono tante le donne con il desiderio sessuale “addormentato†per motivi inspiegabili sia per il ginecologo che per il sessuologo.
Purtroppo molte volte le donne preferiscono tacere il problema per vergogna e paura di dover chiedere aiuto, col rischio di sacrificare la vita della coppia.
Si spera però che con l’avvento della pillola, queste ultime riescano a trovar il coraggio di uscire dal guscio e riappropriarsi così di una vita sessuale appagante.

di G.V.

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La “pillola” che protegge le donne dal cancro alle ovaie

Sabato 26 Gennaio 2008

Stando a quanto riporta la rivista scientifica inglese “The Lancetâ€, la pillola anticoncezionale riduce il rischio di tumore alle ovaie.

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Questo è un male molto subdolo perchè difficilmente diagnosticabile e il ritardo nell’individuazione porta al decesso dei due terzi delle donne che ne sono affette.
Gli studiosi dell’Università di Oxford hanno riscontrato che dopo cinque anni di assunzione, la pillola ridurrebbe il rischio di cancro del 20%. Tale percentuale si dimezza dopo 15 anni.
Secondo i ricercatori la pillola, negli ultimi 50 anni, è riuscita a prevenire circa 200mila casi di tumore alle ovaie e 100mila decessi nel mondo.
Questa notizia ribalta le preoccupazioni che sinora si sono accompagnate all’uso del contraccettivo orale, ossia che aumentasse il rischio di cancro.
Infatti la dottoressa Valerie Beral sostiene che le giovani donne dovrebbero assumerla per almeno 10 anni e perciò sollecita una più semplice accessibilità al prodotto.

di G.V.

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Si “ricerca” un contraccettivo non ormonale come alternativa alla pillola

Domenica 21 Ottobre 2007

Col fine di mettere a punto un contraccettivo su base non ormonale che, come alternativa alla pillola, liberi le donne dai famosi disturbi collaterali ad essa correlati, degli scienziati americani illustrano alla conferenza dell’American Society for Reproductive Medicine a Washington le importanti scoperte a cui sono pervenuti.

Da una ricerca effettuata dall’equipe di Zev Williams del Brigham and Women’s Hospital di Boston, risulterebbe possibile creare un contraccettivo che deriverebbe da una molecola, iRna, o Rna a interferenza, capace di mettere a tacere (come fosse un cerotto) un gene necessario all’ingresso dello spermatozoo nella cellula uovo. Il gene in questione è Zp3, che produce una molecola indispensabile allo spermatozoo per legarsi all’ovocita e fecondarlo.
Il fatto che non siano coinvolti altri geni e che la molecola Zp3 sia presente solamente sulla superficie dell’ovocita, convince gli scienziati dell’assenza di effetti collaterali.
Ma nonostante gli esperimenti sui topi abbiano prodotto dei risultati positivi, i ricercatori chiariscono che i test sulle donne sono ancora lontani.

di G.V.

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