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Influenza 2008-2009: arriva dall’Australia ed è particolarmente contagiosa

Giovedì 18 Settembre 2008

Gli esperti riuniti a Vilamoura per la terza Conferenza europea sull’influenza rivelano che l’influenza 2008-2009, che viene direttamente dall’Australia, colpirà un numero maggiore di persone rispetto agli anni precedenti poichè è determinata da tre virus totalmente nuovi.

influenza-australia-ceppo-italia-febbre-2008-2009 Influenza 2008-2009: arriva dallAustralia ed è particolarmente contagiosa

Proprio nella terra dei canguri si è registrato nel 2007 un forte incremento dei casi di influenza, maggiore di tre volte rispetto agli ultimi cinque anni.
All’imminente pandemia si risponde con il vaccino che per quest’anno conterrà tre nuovi ceppi rispetto a quello dell’anno precedente: il nuovo ceppo A/H3N2e altri due nuovi ceppi A e B (A/Brisbane e B/Florida).

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) stima che il 25% della popolazione europea è a rischio infezione. Come al solito, gli ultra 65enni e i soggetti affetti da malattie croniche sono coloro a cui il vaccino è fortemente consigliato.

foto tratta da: lincolncountyhealth.com

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Superati i 50 anni, rischio infarto ridotto grazie all’aspirina

Mercoledì 27 Agosto 2008

Un’aspirina al giorno toglie il rischio infarto di torno? Sembrerebbe di si.
E’ questo il risultato di uno studio condotto per dieci anni dalle Università di Nottingham e Sheffield su 12mila pazienti secondo cui l’assunzione di un’aspirina al giorno dopo i 50 anni ridurrebbe il rischio di infarto e ictus del 10%.

superati-i-50-anni-rischio-infarto-ridotto-grazie-allaspirina Superati i 50 anni, rischio infarto ridotto grazie allaspirina

I benefici pare che si estandano anche a malattie quali ulcere gastriche e tumori all’intestino.
La British Heart Foundation ne raccomanda l’utilizzo superati i 50, ma avverte anche che bisogna controllare e migliorare i propri stili di vita per ottenere buoni risultati.

Essendo anche senza controindicazioni forse questi due ultimi consigli potrebbero già bastare!

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Rischio sovrappeso per i bambini che dormono poco e male

Venerdì 8 Agosto 2008

Secondo una recente ricerca, pubblicata su Archives of General Psychiatry, le ore di sonno, o meglio le ore in cui si fanno i sogni, sarebbero correlate con il rischio di sovrappeso.

rischio-sovrappeso-per-i-bambini-che-dormono-poco-e-male Rischio sovrappeso per i bambini che dormono poco e male

Per alcuni ricercatori dell’Università di Pittsburgh, una minore durata della fase REM , la fase del sonno in cui si i sogna, potrebbe triplicare il rischio di sovrappeso.

Durante lo studio sono stati esaminati 335 bambini tra i 7 e i 17 anni che sono stati tenuti sotto osservazione, per tre notti, attraverso l’uso del polisonnografo, uno strumento che permette di registrare contemporaneamente diversi parametri tra cui l’attività elettroencefalografica, l’elettrocardiografia, il ritmo respiratorio, i movimenti oculari tipici della fase REM, e così via.

E’ risultato che i bambini che dormivano di meno, o che avevano una qualità del sonno peggiore, statisticamente erano quelli maggiormente in sovrappeso. I bambini con qualche chilo di troppo dormivano mediamente 22 minuti in meno dei coetanei normopeso.

I ricercatori hanno stimato per ogni ora di sonno in meno, un rischio doppio di sovrappeso che triplicherebbe nel caso in cui si dovesse perdere un ora di fase REM.

Generalmente nei primi 2-3 mesi di vita un bambino dovrebbe dormire tra le 12 e le 20 ore, a 1 anno una media di 12-14 ore e così via diminuendo fino ad arrivare a 8- 9 per notte.

Dormire il giusto numero di ore è importante anche per la crescita del bambino poichè l’ormone della crescita (GH) è prodotto durante i momenti di sonno profondo.

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Bimbi fino a un anno a rischio eczema se a contatto con un gatto

Giovedì 26 Giugno 2008

Uno studio dell’Università di Dundee (GB) effettuato su 892 bambini inglesi e danesi e pubblicato on-line sulla rivista PLoS Medicine, rivela che una particolare variante genetica e l’esposizione nel primo anno di vita a un gatto potrebbero rappresentare una combinazione vincente per sviluppare un eczema.

bimbi-fino-a-un-anno-a-rischio-eczema-se-a-contatto-con-un-gatto Bimbi fino a un anno a rischio eczema se a contatto con un gatto

Il dibattito si accende ben presto perchè precedenti studi affermavano, invece, che l’esposizione precoce ai gatti ridurrebbe il rischio di eczema, mentre altri sostengono addirittura che potrebbe invece indurre una tolleranza nei bambini.

Adesso secondo gli scienziati alcuni fattori ambientali e di altri genetici potrebbe essere la causa dello sviluppo iniziale dell’eczema: importante è il potenziale ruolo di un gene chiamato FLG, che sembra fondamentale per preservare il ruolo di barriera selettiva della pelle.

Alcune varianti del gene causano una disfunzione in questo senso, ma la sola mutazione genica non spiega il fenomeno, perchè molti portatori di queste varianti non sviluppano mai eczema nella loro vita.

I ricercatori hanno pertanto cercato di capire quali fattori ambientali potessero scatenare una reazione in bambini (tra o e 12 mesi) portatori del gene originale e di quello mutante.

Dai risultati è emerso che il gene da solo è responsabile di un rischio doppio di sviluppare un eczema, mentre la presenza di un gatto in casa, nei primi dodici mesi di vita di un bambino portatore del gene mutato, potrebbe quadruplicare questo rischio.

Nessuna incidenza avrebbero invece cani o acari della polvere.

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Quattro bicchieri di latte al giorno allontanano il rischio fratture

Domenica 15 Giugno 2008

Che il latte facesse bene alle ossa lo si sapeva già, ma adesso giunge la conferma sui benefici e sulle quantità da preferire: quattro bicchieri di latte al giorno abbattono di ben il 72% il rischio di fratture.

quattro-bicchieri-di-latte-al-giorno-allontanano-il-rischio-fratture Quattro bicchieri di latte al giorno allontanano il rischio fratture

Lo dimostra uno studio eseguito dai ricercatori dell’Università di Zurigo e della Scuola di medicina di Darthmouth presentato al Convegno Europeo di Reumatologia (Eular) a Parigi.

Lo studio ha coinvolto 930 uomini e donne in buona salute di età compresa fra 28 e 80 anni, che sono stati divisi in due gruppi.
Al primo gruppo è stato fatto bere ogni giorno per 4 anni un quantitativo di latte (quattro bicchieri) equivalente a 1200 milligrammi di calcio. Al secondo gruppo è stato somministrato una sostanza inattiva (placebo).

Al termine dei quattro anni i ricercatori hanno osservato che coloro che avevano bevuto il latte avevano un rischio ridotto del 72% di frattura ossea di qualsiasi tipo.

Nel corso dei quattro anni, infatti, si sono verificate in questo gruppo solo 4 casi di frattura, contro i 14 casi nel gruppo che ha ricevuto placebo.

I ricercatori mettono in guardia però: è sufficiente smettere di bere latte per fare svanire i benefici. Alla fine del trattamento le persone che avevano smesso di bere il latte, o i suoi derivati, presentavano un rischio di frattura identico al gruppo di controllo.

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Lo smog cittadino espone i bambini al rischio allergie

Sabato 14 Giugno 2008

Le allergie infantili sono strettamente correlate all’inquinamento provocato dal traffico. Lo rivela uno studio su oltre 6000 bambini dai 4 ai 6 anni condotto da Joachim Heinrich del centro di ricerca tedesco per l’ambiente e la salute presso l’Istituto di Epidemiologia di Monaco e pubblicato sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

lo-smog-cittadino-espone-i-bambini-al-rischio-allergie Lo smog cittadino espone i bambini al rischio allergie

L’epidemiologo spiega: “Abbiamo scoperto un’associazione consistente tra la distanza alla più vicina strada trafficata e l’apparizione di malattie allergiche“.

I dati rivelano che l’inquinamento urbano ha dunque un peso reale sulla salute dei piccoli: “quelli che vivono a 50 metri da strade trafficate hanno la probabilità più alta di manifestare sintomi allergici rispetto ai coetanei” commenta l’epidemiologo.

Dai risultati emerge che più un bambino abita vicino a una grossa arteria stradale cittadina, maggiore è la probabilità che sviluppi allergie, bronchite asmatica e altre patologie dell’apparato respiratorio o malattie come dermatite atopica ed eczema poichè il rischio di sensibilizzazione allergica è più alto del 50%.

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Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilità d’infarto

Sabato 26 Aprile 2008

Degli shock improvvisi, siano essi positivi o negativi, come una vincita inaspettata o un lutto fulmineo, possono essere talvolta addirittura fatali per la salute di un cuore compromesso.

divorzi-licenziamenti-aumento-possibilita-infarto Divorzi e licenziamenti aumentano le possibilità dinfarto

Questo è ciò che emerge ad un incontro organizzato a Roma sul tema delle sindromi coronariche acute: eventi fortemente stressanti possono intaccare il cuore e aumentare considerevolmente le possibilità di avere un attacco cardiaco.

Tra i fattori causa di stress rientrano anche un licenziamento inatteso, un tradimento o una rottura repentina. Giuseppe Di Pasquale, direttore dell’Unità operativa di Cardiologia dell’ospedale Maggiore di Bologna, spiega: “Tutti episodi della vita, questi, responsabili di stress e forte preoccupazione da qualche tempo al centro di studi scientifici che hanno confermato come essi siano correlati con il rischio di eventi cardiovascolari”. E aggiunge: “se a fattori importanti come il vizio del fumo, il colesterolo alto, l’obesità o il diabete è attribuibile l’80% del rischio di infarto, i fattori psicosociali si ‘aggiudicano’ il restante 20%, rappresentando un elemento concreto di pericolo anche per chi non ha problemi cardiovascolari preesistenti”.

Di Pasquale, sottolinea che il fumo resta il nemico uno del cuore e che dall’introduzione della legge Sirchia,contro il fumo nei locali pubblici, si è assistito ad una diminuzione del 10% dei ricoveri ospedalieri per infarto.

Adesso non resta che incentivare i giovani a fare più attività fisica e a nutrirsi in modo corretto onde prevenire malattie cardiovascolari.

di G.V.

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Abbasso l’ascensore: l’inattività o l’interruzione del moto aumenta il rischio di diabete

Sabato 22 Marzo 2008

Un gruppo di ricercatori dell’Università del Missouri ha effettuato uno studio, pubblicato dalla rivista Journal of the American Medical Association (Jama), per verificare quanto l’assenza o meno interruzione di quotidiana o costante attività fisica anche solo salire le scale o meno, potesse influire sul rischio di sviluppar il diabete.

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I ricercatori hanno pertanto chiesto a dei camminatori ‘medi’, ossia coloro che fanno circa 6 mila passi al giorno, di ridurre a 1400 passi la loro attività motoria per tre settimane, evitando le scale e usando la macchina per gli spostamenti e a degli ottimi camminatori, cioè coloro che fanno circa 10 mila passi al giorno, di scendere a 1400 passi con le stesse avvertenze ma per solo due settimane.

Al termine delle ricerche ai partecipanti è stato somministrato un test di tolleranza al glucosio e uno ai grassi, per verificare la capacità del corpo di sottrarre dal sangue queste due sostanze.
I risultati sono stati alquanto sorprendenti: sono sufficienti due settimane di sedentarietà per aumentare la presenza di glucosio e di grasso nel sangue, rischiando pertanto di sviluppare il diabete o altre malattie cardiovascolari.

Bente Klarlund Pedersen, co-autore dello studio, spiega: “In genere pensiamo che sia salutare fare dell’attività fisica, ma questo studio dimostra che due settimane di inattività sono pericolose. Se si scelgono mezzi di trasporto passivi il rischio di malattie croniche diventa subito più altoâ€.

di G.V.

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Dallo studio del David al test per rilevare le zone più esposte a rischio fratture

Mercoledì 19 Marzo 2008

Nasce in America un test per individuare i punti deboli del corpo che sono più esposti a frattura in caso di stress o impatto violento e sarà presentato all’International Conference on Computational and Experimental Engineering and Sciences in corso ad Honolulu (Hawaii).

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Il metodo innovativo si chiama “Scan and Solve†ed è stato ideato da un team di ricercatori diretti da Vadim Shapiro e Igor Tsukanov della Florida International University e dell’University of Wisconsin-Madison, i quali hanno applicato il sistema alla celebre statua del David, dimostrandone la semplicità e rapidità.

Scan and Solve prende campioni in 3-D di un oggetto, ne calcola i punti deboli e stabilisce in che modo questi potrebbero reagire alla forza di gravità (nel caso del David) o all’attività fisica (nel caso di un osso umano). I dati così raccolti permettono di individuare le zone maggiormente vulnerabili e di agire per metter in atto delle misure di prevenzione.

Tsukanov spiega in merito all’applicazione di questo metodo sulle ossa umane: “Combinare Scan and Solve con le tecnologie di imaging medicale può portare a una nuova tappa nella medicina personalizzata. Ad esempio, introducendo l’analisi dello stress in ortopedia e permettendo controlli personalizzati per impiantare protesi, valutare la qualità delle ossa e l’influenza dell’attività del pazienteâ€.
Foto tratta da: sal-cnc.me.wisc.edu

di G.V.

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Se il padre assiste al parto, aumenta il rischio di una futura separazione

Venerdì 14 Marzo 2008

Un momento di grande emozione come per parto, che dovrebbe rafforzare il legame tra coniugi potrebbe rivelarsi la causa del naufragio di numerosi matrimoni stando a quanto riferisce uno studio della Sidip, la Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale.

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La ricerca ha esaminato i casi di 310 coppie coniugate (50% al Centro, 30% Sud e Isole, 20% Nord) che nel 1998 avevano avuto il primo figlio con parto spontaneo. Di queste 172 hanno dichiarato che il padre era presente al momento del parto.

Ebbene a distanza di dieci anni, il 34% delle unioni sono saltate e che il numero di separazioni è aumentato tra le coppie il cui marito ha assistito al parto naturale.

Il presidente della Sidip ammette che la presenza del partner ”può causare la perdita di distinzione dei ruoli e far venire meno quel distacco utile a rendere la femminilità sempre un po’ misteriosa affinché la donna rimanga desiderabile”. Assistere ad un tale evento avrebbe un forte impatto emozionale nell’uomo lo indurrebbe a colorare di realismo un momento segreto e quasi sacro come quello della nascita di una nuova vita.

I dati della ricerca combaciano con quelli raccolti dall’Istat secondo cui nel Nord-Ovest il marito assiste al parto nell’81% dei casi e le separazioni avvengono in 1 coppia su 2,5; nel Nord-Est il padre assiste nel 77% dei casi e le separazioni avvengono in 1 caso su 3,5; al Centro nel 63% e le separazioni sono 1 su 4,5; nelle isole il 51% dei mariti è presente e le separazioni sono 1 caso su 7; infine al Sud, dove il marito è presente al parto solo nel 30% dei casi, le separazioni sono 1 su 8 coppie.

di G.V.

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