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Sindrome da jet lag: ricercatori suggeriscono il digiuno

Sabato 24 Maggio 2008

I ricercatori dell’Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa), suggeriscono ai viaggiatori il modo per evitare la sindrome da jet lag: saltare i pasti.

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Lo studio, condotto su topolini geneticamente modificati, è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica ‘Science‘. Qui il team di Clifford Saper spiega che esistono due orologi biologici: uno regola i ritmi circardiani mentre l’altro registra i tempi dei pasti.
Apportando una piccola modifica in quest’ultimo i viaggiatori potrebbero superare meglio i fastidi tipici del jet lag.
L’orologio dei pasti si attiva quando c’è scarsità di cibo e impedisce all’animale di dormire sino a quando non ha trovato da mangiare.

Per la ricerca, gli studiosi hanno creato un topolino ingegnerizzato, privato di un gene chiave per il funzionamento dell’orologio (BMAL1), che poi hanno riposizionato - in vari momenti - in diverse parti del cervello scoprendo che, quando il gene veniva posto nel nucleo dorsomediale (un’area dell’ipotalamo), si riassestava il ciclo dei pasti.
Hanno osservato inoltre che, l’orologio dei pasti poteva bypassare quello circadiano, tenendo svegli gli animali finché non facevano il pieno di cibo.

Il consiglio rivolto ai viaggiatori suggerisce quindi di modificare gli orari dei pasti e optare per qualche strategico ed efficace digiuno.

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Titano, la più grande luna di Saturno, galleggia sopra un oceano

Domenica 23 Marzo 2008

I ricercatori italiani dell’Università Sapienza di Roma, Paolo Persi Del Marmo e Luciano Iess, insieme ad un gruppo di studiosi americani del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, sono giunti ad una importante scoperta pubblicata su Science: sotto Titano si nasconde un “oceano globaleâ€.

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Grazie alle rilevazioni della sonda Cassini-Huygens è stato scoperto sotto la superficie ghiacciata di Titano, la più grande luna di Saturno e la seconda del sistema solare, uno spesso strato liquido, composto da acqua e ammoniaca, e profondo tra i 100 e i 200 chilometri.
Attraverso l’analisi della rotazione della luna e quindi sfruttando le immagini fornite dal radar Sar di Cassini si è potuto determinare la durata del giorno su Titano, seguendo lo spostamento di punti caratteristici della sua superficie, quali montagne, laghi, avvallamenti.

Persi del Marmo spiega: “Titano gira su se stesso molto più lentamente della Terra: un giorno dura circa 16 dei nostri giorni. Se l’interno del satellite fosse costituito interamente da rocce e ghiaccio, Titano avrebbe dovuto comportarsi come la Luna: il suo periodo di rotazione cioè avrebbe dovuto essere esattamente uguale al suo periodo di rivoluzione. Sorprendentemente, Titano ruota più velocemente intorno al proprio asse rispetto a quanto attesoâ€.

Tale discrepanza è giustificabile solo presupponendo che la struttura interna di Titano sia formata da uno strato ghiacciato, separato dal nucleo roccioso mediante uno strato liquido che ricopre l’intero satellite. A questa conclusione gli scienziati sono giunti considerando l’azione esercitata sulla superficie solida del corpo dai venti stagionali presenti nella densa atmosfera del satellite.
Se Titano fosse interamente solido l’effetto sarebbe impercettibile, mentre galleggiando sopra un oceano la superficie ghiacciata galleggia e viene spostata dalla circolazione atmosferica.

di G.V.

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Barriere coralline: sopravvivono anche se il numero delle specie diminuisce

Lunedì 17 Marzo 2008

La diminuzione del numero delle specie nelle barriere coralline, che è stato per molto tempo motivo di grande preoccupazione, potrebbe non esserlo più, perché stando a quanto riferisce uno studio condotto fra Gran Bretagna e Stati Uniti e pubblicato questa settimana su Science, l’impoverimento delle specie non mette a rischio la crescita e la sopravvivenza delle barriere coralline.

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I ricercatori, coordinati da Kenneth Johnson del dipartimento di Paleontologia del Museo di storia naturale di Londra, in collaborazione con l’istituto oceanografico californiano Scripps, hanno confrontato i dati recenti relativi all’impoverimento delle specie nelle barriere coralline con le variazioni storiche nella crescita di questi delicati ecosistemi registrate nell’arco di 28 milioni di anni.

Dall’analisi dei fossili nella barriera corallina dei Carabi si è potuto osservare che, anche se in passato ci sono stati lunghi periodi in cui del numero delle specie è calato, questo non ha pregiudicato la crescita delle barriere coralline.

Lo studio ha perciò concluso che una grande diversità delle specie non è un fattore essenziale né per la sopravvivenza né per la crescita delle barriere coralline. Secondo gli studiosi le caratteristiche proprie della specie di corallo dominante sono più importanti rispetto al numero delle specie presenti nella barriera corallina.

di G.V.

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Nello spazio rilevate sostanze organiche intorno ad una giovane stella

Domenica 16 Marzo 2008

John Carr del Naval Research Laboratory di Washington e Joan Najita del National Optical Astronomy Observatory, di Tucson, in Arizona, hanno sviluppato una nuova tecnica basata sullo spettrografo a infrarossi di Spitzer (Sst) per misurare e analizzare la composizione chimica dei gas all’interno dei dischi interplanetari. Questi dischi, composti da gas e polveri sarebbero i mattoni elementari per la formazione di satelliti e pianeti che nel tempo si potrebbero evolvere in sistemi planetari simili al nostro.

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Nel loro progetto, Carr e Najita hanno osservato attentamente i gas nella regione di formazione stellare nel disco intorno alla stella AA Tauri, un tipico esempio di stella giovane con un disco protoplanetario.

Carr ha spiegato alla rivista “Scienceâ€: “La maggior parte del materiale all’interno di un disco è gas. Ma finora è risultato difficile studiare la composizione dei gas nelle regioni in cui i pianeti si dovrebbero formare: molta più attenzione è stata dedicata alle particelle solide di polvere, molto più facili da osservare.â€

Grazie alle nuove tecniche i ricercatori sono stati in grado di rilevare, nel disco interno che circonda AA Tauri, acqua, anidride carbonica, acetilene ed altre molecole semplici che lascerebbero pensare che sia in atto la formazione di una sorta di miscela chimica organica, che potrebbe preludere a forme di vita.
Foto tratta da: gallery.spitzer.caltech.edu

di G.V.

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Congresso internazionale della nutrizione: l’elisir di lunga vita ha un suo segreto a tavola

Lunedì 10 Marzo 2008

Al congresso internazionale Science in Nutrition, organizzato dalla Fondazione Paolo Sorbini e svoltosi a Roma, il cibo è stato considerato alla stregua di un farmaco poiché capace d’influire profondamente sulla salute e sulla durata della vita.

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Autorevoli nutrizionisti italiani hanno ribadito la validità e l’importanza della dieta mediterranea che si basa su un equilibrato contenuto di calorie e zuccheri.

I “soggetti†di studio dell’antropologo Craig Willcox, del fratello geriatra Bradley e del geriatra giapponese Makoto Suzuchi sono stati gli abitanti ultracentenari dell’isola di Okinawa in Giappone, la cui dieta è a base di pesce, soia, poco riso integrale, un chilo al giorno tra frutta e verdura, tè verde. Essi spiegano che tale alimentazione si accompagna ad una regolare attività fisica, il giardinaggio nel loro caso, e ad un livello molto basso di stress.

Anche il biochimico americano Barry Sears, ricercatore del MIT e inventore della nota dieta zona, ha sottolineato la necessità di una dieta equilibrata: “Studi effettuati all’Università di Harward hanno dimostrato che l’assunzione di carboidrati, proteine e grassi nelle proporzioni di 40-30-30 rappresentano una soluzione ottimale per una sana alimentazione così come prevede la dieta a zona il cui fondamento e’ usare il cibo come farmaco per abbassare e risolvere i processi infiammatori del corpo”.

Il benessere psicofisico è il risultato di tre importanti comportamenti : un’alimentazione equilibrata fatta di frutta, verdura, pesce (omega3) e carni bianche, un’attività fisica e una pratica di meditazione come yoga o training autogeno per allontanare lo stress.

di G.V.

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Come natura insegna: la madreperla ispira la creazione di materiali superresistenti

Domenica 24 Febbraio 2008

Le conchiglie, cimeli colorati e oggetti di improvvisate esplorazioni sulla spiaggia da parte dei bambini più avventurosi, non fanno solo bella mostra tra le più raffinate ed enormi raccolte di affezionati collezionisti ma si prestano anche ad altro.

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Ciò lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Scienceâ€, che riporta uno studio effettuato da ricercatori dell’Università di Harvard (USA) e di un Istituto di Zurigo.

Essi hanno ideato un modo di sintetizzare un materiale con la stessa struttura di quello che compone l’interno delle conchiglie. La madreperla, ossia il sottile strato che ricopre l’interno delle conchiglie, ha una struttura ibrida, in cui si fondono sia componenti organiche che minerali.
Gli scienziati hanno sostituto l’aragonite, composta da carbonato di calcio, con l’ossido di alluminio. Ciò gli ha consentito di ottenere un materiale dotato del doppio della resistenza.

L’applicazione di questa scoperta si potrebbe rivelare molto utile in campi quali l’ingegneria civile, aeronautica e così via.

Sempre sulla scia di prendere come spunto la natura, s’inserisce un nuovo cerotto sviluppato dai ricercatori dell’Ospedale di Boston (USA), imitando le capacità del geco di restare incollato alle pareti.
E ancora, un ricercatore dell’Università di Torino ha teorizzato, prendendo come ispirazione il geco e il ragno, la possibilità di realizzare una ‘tuta dell’uomo ragno’ in grado di far camminare sulle pareti. Sempre in America invece, due ricercatori dell’Università della California Riverside stanno lavorando a tessuti che contengono le due proteine che danno alla tela della vedova nera la caratteristica resistenza.

A detta degli esperti, ci sono ancora molte caratteristiche del mondo animale che devono essere studiate e che potrebbero rivelarsi molto utili per la creazione di materiali capaci di resistere alle diverse condizioni ambientali.

di G.V.

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Troppo spiacevole? Meglio dimenticare! Ecco come “ragiona” il nostro cervello

Martedì 5 Febbraio 2008

La rivista scientifica “Neuron†rendo nota una ricerca effettuata presso il Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele) da parte di Yadin Dudai, attraverso la quale è stato dimostrato che il cervello non solo conserva i ricordi ma seleziona anche ciò che non deve ricordare, relegando così gli episodi da cancellare in una zona specifica.

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In altre parole il nostro cervello, dinanzi ad episodi o situazioni spiacevoli, getterebbe nel dimenticatoio i pensieri negativi onde evitare di esserne influenzato negativamente in futuro o addirittura per vivere meglio.
Ciò potrebbe accadere quando, per esempio, un particolare pensiero potrebbe distogliere l’attenzione da qualcosa di più importante che si sta per intraprendere.
L’esperimento ha coinvolto svariati soggetti ai quali è stato mostrato un video rappresentante una donna alle prese con diverse attività quotidiane. A distanza di una settimana i soggetti sono stati sottoposti ad ipnosi e durante lo stato di incoscienza gli è stato ordinato di dimenticare il contenuto del filmato. Solo all’ascolto della frase “ora ricorderai tutto†i ricordi sarebbero rinvenuti. Successivamente, durante la somministrazione di un questionario in merito al video, il cervello, monitorato tramite risonanza magnetica, ha evidenziato l’esistenza di una determinata area, la corteccia rostrolaterale prefrontale, attiva durante la fase dell’assenza del ricordo.
A detta degli scienziati questa scoperta è significativa in quanto permette d’individuare la via d’accesso dei pensieri scomodi.

di G.V.

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Ghiaccio o polvere sul pianeta rosso? Marte stupisce ancora

Mercoledì 2 Gennaio 2008

Come rivela la rivista “Scienceâ€, Marte è una fonte inesauribile di sorprese che non smettono mai di stupire. Recentemente si è scoperta la possibilità che vi sia un ghiacciaio attivo lontano dai poli del pianeta e che lo zolfo (non il carbonio) sia l’elemento che ha condotto al surriscaldamento del clima.

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Se ciò trovasse conferma si rivoluzionerebbero non solo le ipotesi circa l’evoluzione di Marte ma anche quelle circa il passato della Terra.
L’ESA (European Space Agency) ha identificato i tratti del ghiacciaio in una regione chiamata Deuteronilus Mensae, tramite una telecamera ad alta risoluzione posizionata all’esterno della navicella Mars Express.
Gli scienziati hanno ipotizzato che il materiale fosse acqua ghiacciata accumulata circa 10.000 anni proveniente da una fonte sotterranea.
Ulteriori depositi di ghiaccio sono stati individuati ai poli marziani, ma questi sono vecchi milioni di anni e hanno una ampiezza parecchio maggiore.
La notizia provoca sconcerto poiché si riteneva che qualsiasi fonte d’acqua raggiungesse la superficie del pianeta rosso evaporasse velocemente ed eventualmente fluttuasse nello spazio.
Ronald Greeley dell’Arizona State University di Tempe, geologo e membro del gruppo di ricerca, conferma che sinora tutte le caratteristiche fisiche dell’immagine corrispondono a quelle di un ghiacciaio.
Nel numero del 21 Dicembre di Science un team di scienziati della Harvard University e del Massachusetts Institute of Technology offrono delle possibili spiegazioni all’insolita assenza di minerali a base di carbonio su Marte.
Un composto di biossido di carbonio nell’antica superficie marziana ha prodotto un effetto serra tale da consentire che acqua fluida scorresse sulla superficie. Il problema sta nel fatto che un tale processo avrebbe dovuto depositare sul suolo del pianeta minerali contenenti carbonio, cosa che non è stata riscontrata.
I ricercatori sono pervenuti pertanto ad un’altra spiegazione: grandi quantità di biossido di zolfo (SO2) nell’atmosfera, il risultato di una precedente attività vulcanica, hanno catturato calore a sufficienza da far scorrere acqua. Questa ipotesi spiegherebbe la grande presenza di solfati tra i minerali marziani.
Itay Halevy di Harvard spiega che rivelazioni di questo genere potrebbero lasciar intendere che “il biossido di zolfo ha avuto un ruolo ben più importante nella storia della Terra di quanto si è finora pensatoâ€.
Il geologo Alfred McEwen dell’University of Arizona di Tucson, si esprime con cautela a riguardo poiché in passato simili configurazioni marziane si erano rivelate essere costituite da polvere indurita che assomiglia a ghiaccio nelle immagini orbitali.
da: sciencenow.sciencemag.org
Credit: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

di G.V.

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Il segreto della seduzione nelle donne è l’anca e negli uomini le spalle

Domenica 9 Dicembre 2007

L’attrazione tra uomo e donna ha radici profonde e si manifesta nei modi più svariati coinvolgendo il corpo e la mente. Ma cosa possono fare uomini e donne per render se stessi maggiormente desiderabili all’altro sesso?

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Una ricerca pubblicata dal periodico americano Psychological Science ha svelato che il punto più seducente di una donna è l’anca. Secondo tale studio, che ha coinvolto 700 volontari, le donne che camminano ondeggiando i fianchi, anche se non particolarmente belle, risultano più attraenti agli occhi degli uomini. Le donne, inoltre, sono considerate più sexy quando c’è una maggiore differenza di misura tra la vita e i fianchi.
Gli uomini piacciono maggiormente laddove camminano spingendo avanti le spalle in modo alternato e quando lo scarto tra la misura delle spalle e della vita è ridotto.
I ricercatori Kerri Johnson e Louis Tassinary affermano che “nella cultura occidentale camminare ondeggiando i fianchi o, per gli uomini, con il tipico passo da macho, è un modo per metter in evidenza le parti del corpo che consideriamo più attraenti negli uni e nelle altre. Muovendosi in quel modo si lancia un segnale che provoca reazioni sociali e biologicheâ€.
A nulla serve sfiancarsi in palestra per modellare i fianchi e scolpire i muscoli sino a quando non si impara a metterli bene in mostra!!

di G.V.

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A difesa della salute più meditazione meno stress

Giovedì 11 Ottobre 2007

Che lo stress, la tensione e l’ansia facciano male alla salute è un fatto già risaputo. Ma pur sapendo che la salute trarrà giovamento da una vita serena, priva di eventi ansiogeni è difficile imporre al nostro corpo di non innervosirsi o di rilassarsi. Come fare?

L’ultima ricerca scientifica sull’argomento arriva dalla Cina, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), consiglia di meditare per abbassare lo stress e aumentare così le difese immunitarie. Lo studio è stato effettuato su 40 studenti universitari che sono stati divisi in due gruppi. Un gruppo ha seguito per cinque giorni (venti minuti al giorno) una tecnica chiamata “Integrative body-mind training†(Ibmt) mentre l’altro una semplice tecnica di rilassamento. L’Ibmt è una procedura che consiste in un momento di estremo rilassamento, durante il quale si è svegli. A tale sorta di nirvana si giunge tramite un’adeguata postura, respirazione e visualizzazione di immagini così come detta l’istruttore.

Passati i cinque giorni, i gruppi sono stati sottoposti a test per riscontrar la presenza nella saliva di cortisolo (ormone dello stress) e di un ormone associato alla risposta immunitaria (sIgA) e per valutare i livelli di attenzione e ansia. Il gruppo che ha frequentato le lezioni di Ibmt ha evidenziato un livello di cortisolo più basso del 30% mentre la risposta immunitaria è risultata più alta del 50%.
Che dire allora…meditate gente!

di G.V.

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