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Dagli Usa una tecnica per rallentare lo sviluppo del cancro al seno

Giovedì 24 Aprile 2008

Una nuova scoperta americana regala una speranza ai malati di cancro: gli scienziati del National Cancer Insitute hanno scoperto una tecnica che rallenterebbe lo sviluppo del tumore di ben dieci volte rispetto al decorso naturale.

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Lo studio, pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences, ha riguardato nello specifico il cancro al seno, ma gli scienziati non escludono affatto la sua applicazione ad altri tipi di tumori. La sperimentazione effettuata sinora, ha dato esisti positivi: la chiave di tutto è un gene, il Brd4.

I ricercatori hanno inserito copie del gene Brd4 nei tumori al seno di alcuni topi, scoprendo che 28 giorni dopo la dimensione del loro tumore era limitata a un decimo rispetto a quelli senza il gene.
La successiva sperimentazione sull’uomo, ha coinvolto 1.240 pazienti divisi tra cinque gruppi distinti.
Dagli esiti è emerso che i pazienti con il gene Brd4 hanno dimostrato un tasso di sopravvivenza molto più elevato rispetto a quelli senza il gene.

Kent Hunter, autore della relazione spiega: “Potenzialmente questo trattamento potrebbe aiutare a gestire e controllare un cancro. Un obiettivo ancora lontano, ma intanto nel più immediato futuro si può prevedere almeno il decorso della malattia”.

Il dr. Julie Sharp, del Cancer Research britannico, non è dello stesso avviso e quindi sottolinea che è ancora troppo presto per sapere se un trattamento sull’uomo possa essere effettivamente messo a punto.

di G.V.

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Uno studio afferma un forte nesso tra linguaggio e percezione

Martedì 15 Aprile 2008

Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di scienze cognitive dell’Università di Hong Kong, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) rivela che il linguaggio e percezione dei colori sono strettamente connessi.

academy-aree-cognitive-colori-corticali-hong-imaging-kang-kong-kwong-lee-linguaggio-luke-national Uno studio afferma un forte nesso tra linguaggio e percezione

L’idea che la lingua parlata possa influire sulla percezione venne espressa per la prima volta da Benjamin Lee Whorf nel 1956 senza però esser accompagnata da prove che ne dimostrassero la validità.

Kang-kwong Luke, che ha diretto lo studio, spiega: “Usando tecniche di imaging neuronale, siamo riusciti a mostrare che le regioni cerebrali che mediano i processi linguisitici partecipano alle reti neuronali attivate da decisioni percettive”.

Ai soggetti è stato chiesto di decidere se due quadrati fossero dello stesso colore. Alcuni quadrati erano colorati con una tinta semplice, tipo rosso o blu, ma per altri colori l’attribuzione di un nome appariva più difficile.
I risultati ottenuti con la tecnica di neuro-imaging, hanno mostrato che la percezione di entrambi i tipi di colore coinvolge le stesse regioni corticali notoriamente associate alla visione dei colori.
Tuttavia, la percezione dei colori facili da nominare evoca, rispetto a quelli “difficili”, un’attivazione molto impegnativa di due ulteriori aree che sono responsabili della ricerca delle parole. Ciò suggerisce che per i colori che abbiano un proprio specifico nome in una certa lingua ci sia un nesso stretto fra elaborazione del linguaggio e percezione dei colori.

di G. V.

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Una ricerca britannica rivela che il testosterone fa bene alla borsa

Martedì 15 Aprile 2008

Uno studio dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna) pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) rivela che il testosterone procura ingenti guadagni in borsa.

testosterone-borsa-proceedings-sciences-tasso-studio-cambridge-mattino1 Una ricerca britannica rivela che il testosterone fa bene alla borsa

Secondo la ricerca, gli agenti che hanno più successo sono coloro che hanno un elevato tasso di questo ormone soprattutto al mattino.

I ricercatori hanno misurato per otto giorni il livello di testosterone e cortisolo, due ormoni naturalmente presenti nell’uomo, in 17 agenti di borsa londinesi alle 11 del mattino e alle 4 del pomeriggio, misurando ad ogni prelievo anche l’andamento di perdite e guadagni.
I dati hanno evidenziato che nei giorni in cui il tasso di testosterone era più alto i guadagni erano maggiori.

Joe Herbert, che ha condotto lo studio, spiega: “Gli agenti di borsa, così come altri lavoratori, sono sotto estrema pressione e dallo studio sembra che a guidare le decisioni siano anche fattori ormonali che non avevamo considerato prima”.
Secondo i ricercatori, accrescendo l’autostima e l’attitudine a prendere rischi il testosterone aumenta le possibilità di guadagno.
Ma tutto sta nella giusta dose poichè l’eccesso recherebbe danni ingenti al portafoglio perché favorendo comportamenti irrazionali potrebbe condurre a crack finanziari e bolle speculative.

di G.V.

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Distrofia di Ullrich: un farmaco dà risultati promettenti

Domenica 30 Marzo 2008

Il trattamento di cellule di pazienti affetti da distrofia muscolare congenita di Ullrich con ciclosporina A (CsA) ripara il guasto che scatena la malattia, proprio come era successo nel modello animale. È questa la prima risposta di uno studio pilota su 5 pazienti affetti dalla malattia con difetti nel gene per il collagene VI, una proteina che normalmente riveste le fibre muscolari formando una sorta di ragnatela e che manca nei malati.

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Il risultato, finanziato in larga parte da Telethon e pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences U.S.A.* (PNAS), è opera di Luciano Merlini del Dipartimento di Medicina Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Ferrara nell’ambito di uno studio diretto presso l’Università di Padova dai professori Paolo Bernardi (Dipartimento di Scienze Biomediche Sperimentali e Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Paolo Bonaldo (Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche). Allo studio hanno partecipato anche altri ricercatori finanziati da Telethon: Nadir Maraldi degli Istituti Ortopedici Rizzoli e dell’Università di Bologna e Alessandra Ferlini dell’Università di Ferrara.

Da studi precedenti degli stessi ricercatori era emerso che il meccanismo alla base della malattia risiede nei mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule, che il prof. Bernardi ed i suoi collaboratori studiano da molti anni. Si tratta di un “corto circuito” provocato dall’apertura di un canale mitocondriale che in laboratorio può essere chiuso impiegando la ciclosporina A. Con questo farmaco i ricercatori erano già riusciti a curare le lesioni ai muscoli dei topolini privi del collagene VI, ma rimaneva da chiarire se il farmaco potesse avere efficacia anche nell’uomo.

Cinque pazienti (4 affetti da distrofia di Ullrich e 1 da miopatia di Bethlem) con diverse manifestazioni cliniche della malattia poiché portatori di diversi difetti genetici (ma tutti a carico del gene per il collagene VI), sono stati trattati con ciclosporina A.

Superando notevoli ostacoli tecnici il team di ricercatori è riuscito a misurare la funzionalità dei mitocondri in biopsie muscolari effettuate sui pazienti prima e dopo il trattamento con CsA, dimostrando che entro un mese dall’inizio della terapia si verifica un netto miglioramento, con diminuzione parallela della morte delle fibre muscolari.

Un dato particolarmente incoraggiante è l’aumento della rigenerazione muscolare (soprattutto nei pazienti più piccoli), un dato che fa sperare che il farmaco possa avere degli effetti benefici sul quadro clinico. Va infatti tenuto presente che il muscolo distrofico è in parte sostituito da tessuto connettivo e adiposo, e che è ancora presto per dire se il farmaco sarà in grado di ristabilire almeno in parte la massa muscolare.

Lo studio rappresenta comunque un punto di svolta, che permetterà presto di partire con un protocollo clinico su più vasta scala. “Lo studio rappresenta un brillante esempio di medicina traslazionale, in cui la comprensione dei meccanismi che scatenano le malattie nei modelli animali offre la possibilità di sviluppare terapie razionali e di trasferirle rapidamente all’uomo”, commentano Bernardi e Bonaldo, che concludono: “Siamo molto grati a Telethon, la cui commissione medico scientifica ha creduto nel progetto fin dall’inizio e ci ha finanziato ininterrottamente dal 1992”.

da: www.cnr.it, www.telethon.it

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Dallo studio del David al test per rilevare le zone più esposte a rischio fratture

Mercoledì 19 Marzo 2008

Nasce in America un test per individuare i punti deboli del corpo che sono più esposti a frattura in caso di stress o impatto violento e sarà presentato all’International Conference on Computational and Experimental Engineering and Sciences in corso ad Honolulu (Hawaii).

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Il metodo innovativo si chiama “Scan and Solve” ed è stato ideato da un team di ricercatori diretti da Vadim Shapiro e Igor Tsukanov della Florida International University e dell’University of Wisconsin-Madison, i quali hanno applicato il sistema alla celebre statua del David, dimostrandone la semplicità e rapidità.

Scan and Solve prende campioni in 3-D di un oggetto, ne calcola i punti deboli e stabilisce in che modo questi potrebbero reagire alla forza di gravità (nel caso del David) o all’attività fisica (nel caso di un osso umano). I dati così raccolti permettono di individuare le zone maggiormente vulnerabili e di agire per metter in atto delle misure di prevenzione.

Tsukanov spiega in merito all’applicazione di questo metodo sulle ossa umane: “Combinare Scan and Solve con le tecnologie di imaging medicale può portare a una nuova tappa nella medicina personalizzata. Ad esempio, introducendo l’analisi dello stress in ortopedia e permettendo controlli personalizzati per impiantare protesi, valutare la qualità delle ossa e l’influenza dell’attività del paziente”.
Foto tratta da: sal-cnc.me.wisc.edu

di G.V.

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Attrazione a prima vista e sorriso: ecco ciò che attira in un volto nuovo

Sabato 10 Novembre 2007

Più che corrispondere ai canoni di bellezza perfetta, ciò che in primis rende attraente un volto è uno sguardo fermo e un bel sorriso.

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I ricercatori delle Università di Aberdeen e Stirling, spiegano che il cervello umano è programmato per individuare sguardi diretti e sorrisi cercando intorno a sé queste caratteristiche nei possibili partner.
Pare infatti che sorridere e guardare negli occhi il partner aumenta di ben otto volte il livello di attrazione che esercita un volto.
Nell’articolo pubblicato su Proceedings of the Royal Society, Biological Sciences, i ricercatori notano che “se entrate in un bar e una attraente signorina vi ignora, o sta sorridendo al Brad Pitt di turno seduto all’altra estremità del bancone, probabilmente non sarete ispirati a offrirle un drink. Ma se entrate, e la sua faccia si illumina, probabilmente lo farete. Le persone sono attratte da coloro che li trovano attraenti, è anche una questione di narcisismo”.
La loro ricerca si è svolta con un gruppo di 460 tra uomini e donne, a cui sono stati mostrate delle foto di diverse persone. Il risultato è stato che i soggetti delle foto che guardavano l’osservatore e sorridevano sono risultati più attraenti di altri che sorridevano guardando altrove.
I ricercatori aggiungono che delle caratteristiche ulteriori che contribuiscono a rendere attraente un volto sono l’aspetto della pelle e i tratti simmetrici.

di G.V.

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