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Il solare termodinamico a concentrazione: nuove centrali per energia pulita in Calabria, Puglia e Lazio

Sabato 8 Dicembre 2007

Grazie ad una nuova iniziativa che si attuerà in 3 regioni italiane, il nostro Paese darà il proprio contributo alla produzione di energie alternative con l’attivazione di impianti solari termodinamici.

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Il solare termodinamico a concentrazione (CSP), vale a dire l’energia del sole catturata dagli specchi, supera il limite principale dell’eolico e del fotovoltaico, cioè quello di produrre energia solo quando c’è vento o sole e ha invece la capacità di accumularla.
Tali impianti sono ideali per la produzione di elettricità su larga scala rimpiazzando così le centrali termiche convenzionali senza cambiamenti della struttura della rete. Inoltre, grazie alla presenza dell’accumulo termico, consentono la produzione di energia anche in assenza di sole.
Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica nel 1984, dice a proposito del solare termodinamico: “Il calore prodotto da questi impianti viene accumulato in un liquido caldo, la temperatura nell’ordine di grandezza di 500° gradi, e può restare lì per parecchi giorni, a disposizione del momento in cui l’utilizzatore ha bisogno di avere energia”.
Calabria, Puglia e Lazio saranno le regioni che, grazie ai protocolli d’intesa con il Ministero per l’ambiente, metteranno in atto l’uso di questa nuova tecnologia.
Già attivi da 20 anni in California e dal 2004 in Spagna, questo tipo di impianti non solo consente la produzione di energia pulita ma promette all’Italia di dare un apporto significativo nella ricerca di fonti di energia alternative.

di G.V.

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Il pianeta Venere è il pianeta del sistema solare più simile alla Terra per dimensioni e massa

Venerdì 30 Novembre 2007

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INTERVISTA 35-2007. Il pianeta Venere è il pianeta del sistema solare più simile alla Terra per dimensioni e massa. Ma: con una temperatura superficiale superiore ai 400 °C e una pressione circa 100 volte maggiore di quella terrestre, la superficie venusiana à poco meno che infernale.

Ma che cosa ha reso Venere così diverso dalla Terra?

Tra gli astrofisici, Venere viene spesso indicato come il gemello della Terra: gemelli, ma evidentemente separati alla nascita. Con questa battuta, si vuole mettere in evidenza che se le condizioni iniziali (massa e dimensioni) dei due pianeti sono simili, è difficile pensare a due corpi che oggi presentano condizioni ambientali tanto diverse. Oltre a temperatura e pressione, l’atmosfera di Venere non sembra neppure parente di quella terrestre. Composta per la maggior parte di biossido di carbonio (anidride carbonica), l’atmosfera venusiana ospita nuvole formate da goccioline di acido solforico.

Oggi, però, anche grazie anche alle scoperte di Venus Express, la prima sonda dell’ESA per lo studio di Venere, abbiamo la conferma che questo pianeta deve essere stato simile alla Terra anche dal punto di vista ambientale, e non solo per dimensioni e massa. All’inizio della sua vita da pianeta, probabilmente Venere era pianeta ricco di acqua, che però oggi è quasi assente.

La presenza di acqua residua, tutta nell’atmosfera, è così scarsa che se potessimo raccoglierla tutta quanta e usarla per allagare il pianeta, l’oceano che si formerebbe sarebbe solo una pozzanghera alta non più di 3 centimetri. Sulla Terra, lo stesso esperimento darebbe un oceano profondo oltre tre kilometri. Se questo è vero, come crediamo, Venere deve aver subito uno o più eventi catastrofici dal punto di vista ambientale. Ma ancora non sappiamo dire come, perché o quando.

Per leggere l’intervista completa: www.esa.int

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Google investirà milioni di dollari in Energia Ecologica Eolica e Solare

Giovedì 29 Novembre 2007

Google ha annunciato di voler investire nello sviluppo di strade per generare energia da fonti rinnovabili che saranno più economiche rispetto a quella derivante dall’uso del carbone. L’iniziativa è stata battezzata RE.

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Il co-fondatore della società, Larry Page, ha dichiarato che nel 2008 Google prevede di spendere decine di milioni di dollari in ricerca e sviluppo e altri investimenti relativi all’energia rinnovabile. Attualmente il carbone fornisce il 40% dell”eletricità mondiale, sostiene Google: “Abbiamo sviluppato una expertise nella progettazione e costruzione di imfrastrutture sul larga scala ed con forti esigenze energetiche costruendo data center efficienti”, afferma Page. “Vogliamo applicare la stessa creatività e innovazione alla sfida di generare elettricità rinnovabile su scala significativa a livello globale e produrne di più economica rispetto al carbone”. Page aggiunge che l’obiettivo di Google è in tal senso di generare un gigawatt di capacità energetica rinnovabile: “Siamo ottimisti che questo possa essere fatto in anni, non decenni”, sottolineando che un gigawatt può alimentare un città delle dimensioni di San Francisco.

Page sostiene che Google possa raggiungere tale obiettivo e che installazioni rinnovabili su larga scala siano più econcomiche rispetto al carbone e quindi il mondo potrebbe andrae incontro a una gran parte delle sue necessità energetiche con fonti di energia rinnovabili e ridurre significativamente le emissioni nocive. “Ci aspettiamo anche che questo sarà un buon business per tutti noi”, aggiunge Page.

A investire in RE sarà Google.org, il braccio filantropico di Google, che attualmente sta lavorando sulle tecnologie rinnovabili con due società: eSolar, specializzata nell’energia solare che sostituisce il carburante di un impianto tradizionale con il calore prodotto da questa; e Makani Power, che sviluppa tecnologie per sfruttare l’energia eolica.

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