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La solitudine rende i soggetti sensibili al freddo

Sabato 4 Ottobre 2008

Esperimenti, condotti presso l’Università di Toronto, dal ricercatore Chen-Bo Zhong, hanno dimostrato che le persone che si sentono sole, emarginate o poco inserite nella società in cui vivono, sono più sensibili al freddo.

esperimenti-freddo-solitudine-studenti-temperatura-toronto-universitagif La solitudine rende i soggetti sensibili al freddo

Essi descrivono gli ambienti, dove abitualmente stanno, come meno accoglienti a causa di una bassa temperatura che non viene rilevata da quanti, invece, non hanno problemi sociali.

Condotti su 52 studenti, gli esperimenti, hanno confermato che sentire caldo o freddo è strettamente collegato al grado di inserimento e realizzazione nella società.

foto tratta da: talldrinkawater.blogspot.com

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Uno studio afferma un forte nesso tra linguaggio e percezione

Martedì 15 Aprile 2008

Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di scienze cognitive dell’Università di Hong Kong, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) rivela che il linguaggio e percezione dei colori sono strettamente connessi.

academy-aree-cognitive-colori-corticali-hong-imaging-kang-kong-kwong-lee-linguaggio-luke-national Uno studio afferma un forte nesso tra linguaggio e percezione

L’idea che la lingua parlata possa influire sulla percezione venne espressa per la prima volta da Benjamin Lee Whorf nel 1956 senza però esser accompagnata da prove che ne dimostrassero la validità.

Kang-kwong Luke, che ha diretto lo studio, spiega: “Usando tecniche di imaging neuronale, siamo riusciti a mostrare che le regioni cerebrali che mediano i processi linguisitici partecipano alle reti neuronali attivate da decisioni percettive”.

Ai soggetti è stato chiesto di decidere se due quadrati fossero dello stesso colore. Alcuni quadrati erano colorati con una tinta semplice, tipo rosso o blu, ma per altri colori l’attribuzione di un nome appariva più difficile.
I risultati ottenuti con la tecnica di neuro-imaging, hanno mostrato che la percezione di entrambi i tipi di colore coinvolge le stesse regioni corticali notoriamente associate alla visione dei colori.
Tuttavia, la percezione dei colori facili da nominare evoca, rispetto a quelli “difficili”, un’attivazione molto impegnativa di due ulteriori aree che sono responsabili della ricerca delle parole. Ciò suggerisce che per i colori che abbiano un proprio specifico nome in una certa lingua ci sia un nesso stretto fra elaborazione del linguaggio e percezione dei colori.

di G. V.

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Una ricerca britannica rivela che il testosterone fa bene alla borsa

Martedì 15 Aprile 2008

Uno studio dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna) pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) rivela che il testosterone procura ingenti guadagni in borsa.

testosterone-borsa-proceedings-sciences-tasso-studio-cambridge-mattino1 Una ricerca britannica rivela che il testosterone fa bene alla borsa

Secondo la ricerca, gli agenti che hanno più successo sono coloro che hanno un elevato tasso di questo ormone soprattutto al mattino.

I ricercatori hanno misurato per otto giorni il livello di testosterone e cortisolo, due ormoni naturalmente presenti nell’uomo, in 17 agenti di borsa londinesi alle 11 del mattino e alle 4 del pomeriggio, misurando ad ogni prelievo anche l’andamento di perdite e guadagni.
I dati hanno evidenziato che nei giorni in cui il tasso di testosterone era più alto i guadagni erano maggiori.

Joe Herbert, che ha condotto lo studio, spiega: “Gli agenti di borsa, così come altri lavoratori, sono sotto estrema pressione e dallo studio sembra che a guidare le decisioni siano anche fattori ormonali che non avevamo considerato prima”.
Secondo i ricercatori, accrescendo l’autostima e l’attitudine a prendere rischi il testosterone aumenta le possibilità di guadagno.
Ma tutto sta nella giusta dose poichè l’eccesso recherebbe danni ingenti al portafoglio perché favorendo comportamenti irrazionali potrebbe condurre a crack finanziari e bolle speculative.

di G.V.

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Un caffè al giorno toglie l’Alzheimer di torno

Sabato 5 Aprile 2008

La ricerca pubblicata sul Journal of Neuroinflammation riporta che un caffé al dì protegge il cervello dai danni che può causare un elevato tasso di colesterolo, tra cui il peggiore è l’Alzheimer.

caffe-alzheimer-journal-neuroinflammation-universita-dakota-caffeina Un caffè al giorno toglie lAlzheimer di torno

I ricercatori della University of North Dakota School (USA) hanno somministrato una dose giornaliera di tre milligrammi di caffeina a dei conigli, i quali erano nutriti con una dieta ricca di grassi. Dopo dodici settimane i test di laboratorio hanno evidenziato come gli animali che avevano ingerito la caffeina mostravano una barriera ematoencefalica migliore rispetto ai conigli del gruppo di controllo.

Jonathan Geiger, responsabile dello studio, spiega: “La caffeina sembra bloccare molti degli effetti dirompenti che il colesterolo ha sul sistema nervoso centrale. In altre parole, la caffeina riduce le perdite che i grassi in eccesso possono provocare nella barriera ematoencefalica”.

La sostanza in questione funziona come raccordo tra le proteine che si legano alle cellule che compongono la barriera ematoencefalica, evitando così che delle molecole indesiderate raggiungano il sistema nervoso centrale.

di G.V.

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Nuovo farmaco capace di ritardare l’avvento del morbo di Alzheimer

Martedì 18 Marzo 2008

Giunge dall’Australia la notizia di un farmaco che potrebbe ritardare l’insorgenza del morbo di Alzheimer migliorando così la qualità della vita dei soggetti affetti da tale patologia.
Il farmaco in questione, il PBT2, è stato formulato da scienziati dell’Istituto di ricerca sulla salute mentale dell’Università di Melbourne.

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Una prima sperimentazione condotta a Sydney, a Melbourne e in Svezia su 78 persone, ha evidenziato la riduzione della quantità di placche della proteina beta-amiloide, che danneggiano il cervello dei malati di Alzheimer. Ai pazienti è stata somministrata una pillola al giorno per 12 giorni. Ciò ha consentito agli scienziati di notare dei miglioramenti nell’esecuzione e nella programmazione delle attività quotidiane.

Il prof. Colin Master che coordina il progetto, spiega: “La modificazione della malattia, quando il tasso di declino viene alterato o rallentato, è la strada maestra verso una terapia, perché consente di ritardarne l’insorgenza, se si interviene tempestivamente”.
La sperimentazione umana di larga scala della PBT2 inizierà il prossimo mese grazie alla società Prana Biotechnology. Se dovesse sortire dei risultati positivi si avrà il primo farmaco al mondo capace di rallentare o addirittura invertire gli effetti iniziali della malattia.

di G.V.

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Anche gli esperimenti più bizzarri hanno una loro logica

Venerdì 4 Gennaio 2008

Sul quotidiano inglese “Independent†è recentemente apparso un articolo sugli esperimenti più strani dell’anno 2007. Saranno strani ma a qualcosa pur serviranno?!

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Il team di ricercatori del dott. Athol Klieve dell’Università di Queensland in Australia, ha studiato la flatulenza dei canguri con lo scopo di capire come mai non emettano metano, un gas più pericoloso per l’atmosfera del biossido di carbonio.
Le mucche, al contrario producono una tale quantità di metano tanto da esser responsabili in Australia del 14% di gas nocivi immessi nell’atmosfera.
Gli scienziati hanno scoperto che il canguro è ecologicamente irreprensibile grazie ad un batterio che ha in abbondanza nello stomaco. Il canguro pare un animale senza macchia, anche perché invece di metano produce acetato, una sostanza chimica che aiuta la digestione e che potrebbe migliorare lo sviluppo e la fecondità dei bovini.
La ragione di tanto studio sta nel fatto che secondo gli scienziati questa scoperta permetterebbe di avere del bestiame poco inquinante, magari aggiungendo il batterio nel cibo.
Un’altra illuminazione ha portato degli studiosi ad imbottire di antidepressivi dei vermi, che in genere muoiono dopo 3 settimane circa, per trovar l’elisir di lunga vita. Ebbene, si è scoperto che il “mianserin†la prolunga di circa il 30% . Ora non resta che vedere se ha gli stessi effetti sull’uomo.

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La lista si allunga con la mappatura genetica della Malassezia globosa, il fungo responsabile della forfora non ha più segreti…adesso si avrà uno shampoo che funzioni realmente.
Che dire poi del gatto fluorescente che non ha eguali nel suo genere? Clonato in Corea del Sud, presso l’università Gyeongsang, il felino promette di non lasciar mai al buio il suo padrone.
Simon Usborne, autore dell’articolo, si chiede anche a cosa mai potranno servire esperimenti col Teflon per rendere la pelle delle rane meno appiccicosa o meglio ancora, quelli che portano alla creazione di muco artificiale. Ai dotti spetta risolvere l’enigma…

di G.V.

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L’influenza “Pacifica” è già arrivata in Italia

Sabato 15 Dicembre 2007

Il Ministero della Salute informa che il virus dell’influenza stagionale 2007-2008, è stato già isolato dalla sezione di Igiene dell’Università di Parma.

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L’influenza, che colpirà da quattro a cinque milioni di persone, in Italia, si presenta con febbre elevata , tosse, mal di testa, di gola, dolori articolari e disturbi intestinali, soprattutto nei bambini e nelle persone anziane. L’invito rivolto a tutti è quello di consultare il medico di famiglia entro 48 ore dall’insorgere dei sintomi, affinché si possa intervenire e adeguare la cura a ciascun paziente, considerando anche l’eventuale uso di nuovi antivirali. Il picco potrebbe verificarsi tra quattro settimane. Il vaccino, che varia con riferimento alla provenienza del virus, è costituito quest’anno da ceppi virali americani Wisconsin e nuovi ceppi delle Isole Salomoni. Già disponibile nelle farmacie, é distribuito gratuitamente per le persone anziane, i bambini, gli operatori sanitari e pubblici a rischio. Le precauzioni impongono riposo per qualche giorno anche dopo la scomparsa dei sintomi.

di D.T.

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Per il neonato più importanti i discorsi di papà: hanno effetti diretti sul linguaggio del figlio

Sabato 8 Dicembre 2007

I padri, che credevano di avere un ruolo secondario nella formazione ed educazione dei propri figli durante i primi anni di vita, avranno un ulteriore motivo per gioire perché veder la loro figura è rivalutata sempre più.

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Un gruppo di ricercatori dell’Università del North Carolina ha scoperto che i padri hanno molta più influenza sul linguaggio dei figli di quanto non si credesse finora.
Il team di studiosi ha osservato il tipo di linguaggio usato da 92 famiglie nel tempo libero. Come si sapeva già, la ricchezza del vocabolario degli uomini durante i primi due anni di vita del figlio è una variante determinante per la struttura e la complessità di linguaggio che il bambino userà da grande.
La novità sta nel fatto che, nonostante gli uomini per indole parlino poco e, se comparati alle donne, facciano meno domande, i loro discorsi, le loro frasi, filastrocche o ninne nanne hanno più effetti sul figlio rispetto alle madri.
I ricercatori hanno infatti confermato che la loro poca loquacità non è determinate perché per migliorare il linguaggio dei figli l’importante non scendere sotto un certo livello. L’opposto, ossia la scarsa comunicazione con i pargoli ha effetti diretti sul linguaggio, a differenza dell’abbondanza che non ha mai rovinato nessuno.
Allora che dire: parole, parole, parole…

di G.V.

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E-learning: corsi universitari on line per gli studenti dell’Università Federico II

Domenica 2 Dicembre 2007

L’Università Federico II di Napoli realizza un progetto di e-learning consentendo così ai suoi studenti una forma di apprendimento a distanza che si affianca alla didattica tradizionale.
L’Ateneo napoletano presta il proprio nome all’iniziativa che prende il nome di “Federica†e che coinvolge sin ad ora ben 1300 studenti.

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L’iniziativa, dal costo di 3,1 milioni di euro, offrirà agli studenti selezionati per i corsi on line di aver in comodato d’uso dall’università un computer portatile o l’accesso gratuito alla rete Internet .
Grazie a questo esperimento, che gli ideatori sono sicuri modificherà il modo d’insegnare nel prossimo millennio, i materiali didattici dei singoli corsi saranno reperibili on line, senza pagamento di alcuna tassa e senza bisogno di iscrizione o password.
I corsi attivati fin ad ora sono 52, divisi su 7 delle 13 facoltà dell’Ateneo. In rete sarà possibile accedere a 20 mila slide, 10 mila immagini, 1600 materiali allegati, 200 podcast, 6000 file audio, 250 video e 3000 link.
Il rettore Guido Trobetti afferma che “l’interfaccia di Federica è al servizio della didattica con una metodologia modulare, che coniuga semplicità flessibilità e alta qualità tecnologicaâ€. Precisa inoltre che “ già dal prossimo anno su Federica ci saranno tutte le facoltà dell’Ateneo”. Al momento quelle che partecipano all’e-learning sono Agraria, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Medicina, Scienze Biotecnologiche, Scienze Matematiche fisiche e naturali e Sociologia.
Per scaricare lezioni o avere semplicemente maggiori informazioni rivolgersi al sito: www.federica.unina.it .

di G.V.

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Ibm e Google per il cloud computing, il calcolo parallelo

Giovedì 11 Ottobre 2007

30 milioni di dollari è la cifra destinata alle più prestigiose università degli USA per consentire lo sviluppo di nuove soluzioni per data center.

Ibm e Google forniranno risorse in termini di hardware, software e servizi ad atenei quali quello di Washington, che è stato il primo ad aderire all’iniziativa, la Carnegie-Mellon University, il Massachusetts Institute of Technology (Mit), la Stanford University, l’Università del Maryland e l’Università di Berkeley, nota anche per l’iniziativa legata alle lezione disponibili su YouTube di cui ci siamo accupati di recente.
Il cloud computing fa leva su una tecnica di programmazione utilizzata per elaborare grandi quantità di dati, dividendo il lavoro su centinaia di computer diversi sincronizzati.
Un cloud, nuvola in italiano, non è altro che un insieme di macchine che possono servire come ospiti per varie applicazioni, massimizzano la potenza di elaborazione.

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