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Sesso: Gli uomini non capiscono il linguaggio non verbale delle donne

Mercoledì 2 Aprile 2008

Uno studio condotto dall’Indiana University (USA) su un gruppo di 280 studenti (maschi e femmine, di venti anni circa), rivela che gli uomini vedono lucciole per lanterne quando si ha a che fare con una donna e all’interesse o meno che potrebbe nutrire nei loro confronti.

sesso-uomini-donne-linguaggio-verbale-non-indiana-university-ricerca Sesso: Gli uomini non capiscono il linguaggio non verbale delle donne

Secondo tale ricerca, i maschi tendono a sovrastimare l’interesse delle donne scambiando semplici sguardi per ammiccamenti amorosi. Questo perchĂ© gli uomini non riescono a interpretare nella giusta maniera le sottigliezze emotive alla base del linguaggio non verbale.

Dall’inchiesta è emerso che al 68% delle ragazze è capitato almeno una volta di essere fraintesa da un ragazzo, e aver quindi dovuto chiarire di essere mossa da una pura amicizia o da un semplice atteggiamento di cortesia.
Gli uomini non commettono solo l’errore di sopravvalutarsi ma fraintendono anche quando ci potrebbero guadagnare: quando sono dinanzi a donne che hanno un interesse solo di natura sessuale nei loro confronti, scambiano le effusioni femminili per manifestazioni d’amicizia.
Anche in questo caso l’uomo e la donna non sono sulla stessa linea d’onda, ma vuoi che prima o poi nell’immenso mare dei sentimenti non s’incontrino??!!

di G.V.

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Il “sesto senso” che si attiva a tavola e che ci fa ingrassare

Giovedì 27 Marzo 2008

Una ricerca condotta dai biologi del Duke University Medical Center (Durham) e pubblicata sulla rivista Neuron, ha svelato che il cervello può sentire le calorie nel cibo indipendentemente dal gusto.

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E’ come se il sistema cerebrale della ricompensa fosse attivato da una sorta di “sesto senso”
Lo studio è stato effettuato su topi geneticamente modificati in modo che il recettore cellulare che permette di rilevare il gusto dolce mancasse di una proteina essenziale, rendendoli così insensibili alla sensazione di dolce.

Questi i topi così modificati insieme ad un gruppo di topi normali sono stati poi sottoposti a test in cui venivano loro somministrate soluzioni zuccherine e dolcificanti non calorici.
Per quanto insensibili al gusto del dolce i topi preferivano il liquido calorico: è come se un conta-calorie cerebrale, un sesto senso, li inducesse a scegliere l’alimento con più calorie.

E’ risultato anche che in tutti i topi i circuiti cerebrali della ricompensa e i livelli di dopammina venivano attivati dall’assunzione calorica, indipendentemente dalla capacitĂ  di sentirne il gusto.
La dopamina, il neurotrasmettitore che risponde in modo forte al gusto dei cibi particolarmente gradevoli al gusto, ricchi di zuccheri e grassi, è la chiave di tutto.

Ivan Araujo, che ha condotto la ricerca spiega: “Il sistema di ricompensa del cervello può essere descritto come l’insieme delle regioni cerebrali che permettono agli animali, uomo compreso, di individuare gli stimoli esterni importanti per la loro sopravvivenza e di ‘aggiustare’ le risposte comportamentali in modo da moltiplicare le possibilitĂ  di incontrare tali stimoli in futuro: fra questi ci sono i cibi appetitosi come carboidrati o grassi, ma anche le immagini di tipo sessuale”.

E poi continua: “Abbiamo mostrato che il sistema della ricompensa, che in precedenza era stato associato con la rilevazione di un valore di ricompensa da parte dei composti gustativamente gradevoli, risponde al valore calorico dello zucchero in assenza del segnale proveniente dai recettori del gusto. Quindi questi circuiti cerebrali non codificano solamente l’impatto correlato alla gradevolezza dei cibi, ma possono eseguire funzioni non ancora identificate che comprendono la rilevazione di segnali gastrointestinali e metabolici.”
Lo studio potrebbe offrire in futuro delle importanti rivelazioni in merito alle cause dell’obesità.

di G.V.

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Individuato metano su un pianeta esterno al sistema solare

Giovedì 20 Marzo 2008

Protagonista su Nature di un evento unico nel suo genere è una donna italiana, la giovane astronoma Giovanna Tinetti dell’University College di Londra, co-autrice della scoperta che ha portato all’individuazione di una molecola organica, il metano, nell’atmosfera di un pianeta esterno al sistema solare.

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La ricerca, condotta in collaborazione con Mark Swain e Gautam Vasisht, del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, è stata effettuata grazie allo spettroscopio di Hubble.

Il pianeta HD189733b, uno dei 271 finora individuati nell’universo, è un gigante gassoso simile a Giove, si trova a 63 anni luce dalla terra nella costellazione della “Vulpecula” (Volpetta). A luglio scorso lo stesso gruppo di ricercatori ha individuato presso lo stesso copro celeste tracce di acqua, anche se sotto forma di vapor acqueo considerati i 1.000 gradi di temperatura di HD189733b.

L’astronoma italiana ironizza: “Non si può pensare ad un’origine biologica del metano», anche perchè, “è altamente improbabile che delle mucche (fisiologiche fonti naturali di metano) possano sopravvivere li” e poi aggiunge: “Una probabile spiegazione è che le osservazioni dello Hubble sono state molto più sensibili nei confronti del lato in ombra del pianeta, dove le temperature sono un poco più fredde e i meccanismi fotochimici responsabili della distruzione del metano sono meno efficienti di quelli in atto sul lato illuminato”.

Tinetti conclude: «Sto collaborando al nuovo telescopio spaziale James Webb che partirà fra cinque anni. Sarà lui, forse, a regalarci una vera rivoluzione perché il suo occhio sarà in grado di avvistare pianeti forse uguali alla Terra».

di G.V.

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Il crack finanziario va dritto al portafoglio e al cuore degli investitori

Sabato 8 Marzo 2008

I recenti problemi finanziari dei mercati occidentali non hanno solo intaccato il portafoglio ma anche, letteralmente parlando, il “cuore” degli investitori.

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Ciò ha indotto gli studiosi della Cambridge University a prendere in esame i dati degli ultimi 40 anni rapportandoli ai momenti di maggiore crisi o preoccupazione nel settore finanziario.
Dai risultati è emerso che quando le finanze di un Paese occidentale vanno male, a causa di un crack bancario industriale, gli infarti aumentano del 6,4%.

Gli scienziati hanno riscontrato che gli attacchi cardiaci da crisi finanziarie si moltiplicano considerevolmente nei Paesi in via di sviluppo, anche se l’Italia non viene citata.
Sono finiti sotto esame gli eventi disastrosi dal ‘60 al 2002, fra cui gli scandali che si sono abbattuti negli Usa nell’85 e le crisi finanziarie svedesi dei primi anni ‘90.

Nello stesso tempo, lo studio pubblicato sulla rivista «Globalization and Health» ha passato in rassegna i dati dell’Organizzazione mondiale della sanitĂ  sulla mortalitĂ  in quegli anni evidenziando un aumento netto di decessi per attacchi cardiaci ogni volta che un gruppo bancario fallisce.
Manco a dirlo, i più a rischio sono gli anziani sia per l’aumento di problemi cardiaci che possono sopraggiunger con l’avanzare degli anni, sia perché i più personalmente coinvolti alla perdita dei risparmi di tutta una vita di lavoro.

di G.V.

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Le scimmie la sapevano lunga: il grooming è la chiave piĂą adatta per l’accoppiamento

Martedì 22 Gennaio 2008

Nella vita non si fa nulla per nulla e ciò valeva anche per gli antenati degli uomini: le scimmie.
A rivelarlo è una ricerca della Nanyang Technological University di Singapore che ha osservato un gruppo di macachi indonesiani.

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I ricercatori hanno constatato che le femmine vanno pazze per i maschi che le spidocchiano, un’attività che prende il nome di grooming e che consiste nel farsi rimuovere dal pelo sporcizia e piccoli parassiti.
Dopo il grooming la femmina, pulita e alleggerita, può arrivare ad avere anche quattro rapporti in un’ora col partner che si è dilettato a spulciare tra i meandri della sua pelliccia, mentre normalmente sarebbero da uno a due.

Nei periodi di magra, ossia quando ci sono poche femmine in giro, il maschio si dedica al grooming con maggiore attenzione e spreco di tempo; la “donna” quindi riceve parecchie “coccole” prima di concedere i suoi favori.
Il tempo investito in grooming si dimezza quando l’offerta aumenta, ossia quando vi sono parecchie femmine a disposizione; il maschio dedica minor tempo ad ogni femmina per toglier i pidocchi in cambio della piacevole ricompensa.
Stando all’osservazione, la ricerca dimostra come delle semplici leggi di “economia biologica” stiano alla base di alcuni rapporti sociali.

di G.V.

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Un nuovo studio considera gli insetti una delle cause dell’estinzione dei dinosauri

Martedì 8 Gennaio 2008

L’entomologo americano George Poinar, professore alla «Oregon State University», formula nel suo libro “What Bugged the dinosaurs?”, l’ipotesi secondo cui l’estinzione dei dinosauri avrebbe avuto origine, non dalla caduta di un meteorite o da una consistente serie di eruzioni vulcaniche, ma dalla comparsa di una moltitudine di insetti.

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Lo scienziato asserisce che la causa principale della scomparsa dei giganteschi rettili è da attribuire alle infezioni epidemiche trasmesse dagli antichi insetti che hanno cominciato a colonizzare la Terra nel periodo tra il Cretaceo e il Terziario, ossia 65 milioni di anni fa.
Secondo tale studio la moltiplicazione degli insetti, modificando la vegetazione terrestre ha portato alla comparsa di api e di altri impollinatori. Ciò avrebbe determinato l’intensificazione di piante in fiore e la conseguente scomparsa della vegetazione preesistente, fonte principale di sostentamento per i dinosauri.
Gli insetti, a loro volta, avrebbero contribuito alla trasmissione di nuove infezioni.
Poiché gli insetti e le malattie ad essi correlati non possono considerarsi le uniche cause della scomparsa dei giganteschi rettili, Ponair aggiunge: “Sicuramente altri eventi geologici e catastrofici hanno avuto un ruolo determinante. Ma questi stessi cataclismi non furono la causa centrale della scomparsa dei dinosauri, perchè essa si manifestò in un periodo davvero lungo, durato probabilmente milioni di anni. Invece la comparsa degli insetti e di alcune malattie trasmesse da questi giustificherebbero scientificamente il declino di questi straordinario rettili”.
E’ importante ricordare che nel tardo Cretaceo il nostro pianeta si è scaldato a tal punto da favorire l’espansione delle foreste tropicali e quindi degli insetti.
Secondo tale teoria, zecche, acari, pidocchi, mosche e altri insetti che succhiano il sangue, potrebbero aver provocato epidemie localizzate che hanno contribuito alla lenta scomparsa dei dinosauri.

di G.V.

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La macchina che legge il pensiero: fantasia o realtĂ ?

Sabato 5 Gennaio 2008

La macchina che legge il pensiero non esce solo dalla penna di scrittori dalla fantasia galoppante, ma anche da una ricerca di un gruppo di scienziati della Carnegie Mellon University Pittsburgh negli Stati Uniti.

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Essi sono riusciti con l’ausilio di un sofisticato scanner e di uno speciale computer a scoprire se il cervello sta pensando ad una cosa o all’altra.
Come riferisce il tabloid londinese “Daily Mail”, per adesso i ricercatori possono individuare con quasi totale certezza ( 97% ) solo i pensieri elementari che si agitano nella materia grigia in risposta a dieci immagini di edifici e di utensili mostrati precedentemente. Riescono ad identificare, cioè, le attività delle zone del cervello che corrispondono alle immagini di alcuni oggetti e al loro utilizzo.
La rivista “Plos One” riporta le dichiarazioni del prof. Marcel Just che ha guidato il team di ricercatori: «Ci siamo sempre chiesti a livello filosofico se la percezione di un colore come il blu sia lo stesso per tutte le persone e adesso grazie al nostro studio abbiamo riscontrato che analoga è l’attivitĂ  cerebrale in risposta ad immagini di utensili ed edifici».
Secondo gli studiosi, conoscere i meccanismi cerebrali alla base del pensiero risulta utile in medicina, per studiare malattie quali l’autismo, e in tribunale per l’utilizzo di efficaci ed affidabili macchine della verità.
Se tra poco, film come “Minority Report” e “What women want”, potranno vantare di esser serviti da spunto, chissà se la fantasia fervida di qualche scrittore moderno, non riesca a fornire a breve qualche altra ispirazione utile agli scienziati del futuro??!!

di G.V.

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Ghiaccio o polvere sul pianeta rosso? Marte stupisce ancora

Mercoledì 2 Gennaio 2008

Come rivela la rivista “Science”, Marte è una fonte inesauribile di sorprese che non smettono mai di stupire. Recentemente si è scoperta la possibilità che vi sia un ghiacciaio attivo lontano dai poli del pianeta e che lo zolfo (non il carbonio) sia l’elemento che ha condotto al surriscaldamento del clima.

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Se ciò trovasse conferma si rivoluzionerebbero non solo le ipotesi circa l’evoluzione di Marte ma anche quelle circa il passato della Terra.
L’ESA (European Space Agency) ha identificato i tratti del ghiacciaio in una regione chiamata Deuteronilus Mensae, tramite una telecamera ad alta risoluzione posizionata all’esterno della navicella Mars Express.
Gli scienziati hanno ipotizzato che il materiale fosse acqua ghiacciata accumulata circa 10.000 anni proveniente da una fonte sotterranea.
Ulteriori depositi di ghiaccio sono stati individuati ai poli marziani, ma questi sono vecchi milioni di anni e hanno una ampiezza parecchio maggiore.
La notizia provoca sconcerto poiché si riteneva che qualsiasi fonte d’acqua raggiungesse la superficie del pianeta rosso evaporasse velocemente ed eventualmente fluttuasse nello spazio.
Ronald Greeley dell’Arizona State University di Tempe, geologo e membro del gruppo di ricerca, conferma che sinora tutte le caratteristiche fisiche dell’immagine corrispondono a quelle di un ghiacciaio.
Nel numero del 21 Dicembre di Science un team di scienziati della Harvard University e del Massachusetts Institute of Technology offrono delle possibili spiegazioni all’insolita assenza di minerali a base di carbonio su Marte.
Un composto di biossido di carbonio nell’antica superficie marziana ha prodotto un effetto serra tale da consentire che acqua fluida scorresse sulla superficie. Il problema sta nel fatto che un tale processo avrebbe dovuto depositare sul suolo del pianeta minerali contenenti carbonio, cosa che non è stata riscontrata.
I ricercatori sono pervenuti pertanto ad un’altra spiegazione: grandi quantità di biossido di zolfo (SO2) nell’atmosfera, il risultato di una precedente attività vulcanica, hanno catturato calore a sufficienza da far scorrere acqua. Questa ipotesi spiegherebbe la grande presenza di solfati tra i minerali marziani.
Itay Halevy di Harvard spiega che rivelazioni di questo genere potrebbero lasciar intendere che “il biossido di zolfo ha avuto un ruolo ben più importante nella storia della Terra di quanto si è finora pensato”.
Il geologo Alfred McEwen dell’University of Arizona di Tucson, si esprime con cautela a riguardo poiché in passato simili configurazioni marziane si erano rivelate essere costituite da polvere indurita che assomiglia a ghiaccio nelle immagini orbitali.
da: sciencenow.sciencemag.org
Credit: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

di G.V.

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Uomini e donne: rapporti solidi, felici e duraturi per le coppie femministe!

Sabato 29 Dicembre 2007

Dalla Rutgers University, New Jersey, (USA) arriva una notizia che ribalta quelli che sono i pregiudizi sulle femministe: il femminismo fa bene alla coppia perchè migliorando la vita dell’uomo e della donna li rende più felici e appagati rispetto agli altri.

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Due ricercatrici, le psicologhe Laurie Rudman e Julie Phelan, hanno interrogato 289 adulti e 242 studenti, impegnati da 5 anni in una relazione amorosa.
Rudman e Phelan spiegano: «Uomini e donne hanno ancora molti pregiudizi sulle femministe. Oltre ad essere rappresentate come poco attraenti, le femministe sono spesso viste come vittime della propria incapacità di darsi da fare da sole». La ricerca effettuata dimostra il contrario.
Alcuni questionari sulla vita di coppia hanno valutato parametri quali il grado di serenità della coppia, la qualità della vita sessuale, la frequenza di litigi e di risate e il grado di equità nelle scelte di tutti i giorni. Il risultato è che le coppie, in cui lei è femminista e lui lo è abbastanza, sono le più solide, hanno la miglior intesa sessuale, agiscono per pura volontà e non per sensi di colpa o per altro.
Il femminismo, poi, non esclude la possibilità d’instaurare una relazione romantica, fatta di cene a lume di candela, passeggiate in riva al mare e premure rivolte al partner.
Il benessere che deriva da questo tipo di relazioni copre l’intera sfera della coppia perché un uomo aperto nei confronti della propria donna tende a sopportar meglio le ambizioni di lei creando così un clima sereno. La donna femminista, a sua volta, è solitamente realizzata sul lavoro e ciò conferisce alla coppia una tranquillità economica.
L’errata, ma poi non tanto, convinzione che gli uomini preferiscano donne carine e si sentano minacciati da una donna intelligente, si potrebbe sposare con il timore, fondato, delle donne intelligenti d’intimorire gli uomini, per far venir fuori una coppia solida, felice e magari anche un po’ femminista!

di G.V.

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Uno studio americano pone studenti e scimmie dinanzi ad operazioni matematiche

Martedì 18 Dicembre 2007

Stando ad uno studio effettuato in America pare che far di conto non sia una prerogativa prettamente umana, perché anche le scimmie non se la cavano per niente male con la matematica.

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Due neuroscienziate della Duke University, Elizabeth Brannon e Jessica Cantlon, hanno pubblicato i risultati della loro ricerca su “Plos Biology”.
Lo studio ha evidenziato che questi animali riuscivano ad eseguire delle operazioni a mente, nello specifico addizioni, in maniera simile agli umani.
Durante l’esperimento studenti e scimmie erano impegnati in test di aritmetica al computer: bisognava sommare i valori numerici di due serie di puntini e poi scegliere fra due opzioni, una delle quali riportava la somma aritmetica dei due insiemi da addizionare.
Gli esiti hanno registrato un 94% di risposte esatte da parte degli studenti contro il 64% delle scimmie: una differenza abbastanza esigua, che dimostra come anche entrambi siano caduti nelle medesime trappole.
Jessica Cantlon spiega: “Sapevamo che gli animali possono riconoscere le quantità, ma non c’erano prove della loro capacità di eseguire operazioni matematiche, come le addizioni. Il nostro studio mostra che invece le scimmie possono farlo”. Le scienziate concludono asserendo che la scoperta di un comune sistema cognitivo per l’aritmetica non verbale evidenzia un legame di tipo evoluzionistico fra le rispettive abilità cognitive.

di G.V.

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