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Per la sicurezza sul lavoro nasce “Phriends”, il robot “amico” dell’uomo

Martedì 8 Aprile 2008

“Phriends†(Physical Human-Robot Interaction: depENDability and Safety) è un progetto nato per dare una mano all’uomo nel campo della sicurezza sul posto di lavoro e presentato nei giorni scorsi all’International Workshop on Advanced Motion Control (AMC) di Trento.

sicurezza-lavoro-nasce-phriends-robot-amico-uomo Per la sicurezza sul lavoro nasce Phriends, il robot amico delluomo

La creazione dell’automa è stata ideata e coordinata da Antonio Bicchi, professore ordinario di Automatica presso il Dipartimento di Sistemi Elettrici e Automazione (DSEA) dell’Università di Pisa, in collaborazione con diverse università europee e la “KUKA Roboter”, industria leader in Europa nella produzione di robot.

Bicchi spiega: “Gli automi che sviluppiamo saranno intrinsecamente sicuri perché sarà la loro stessa struttura fisica a garantirlo, non dei sensori o degli algoritmi, che possono sempre fallire. I nostri robot, oltre ad essere più leggeri, avranno una struttura morbida quando dovranno muoversi velocemente, e rigida al momento di compiere lavori di precisione. Un’articolazione simile a quella della muscolatura umana”.

Quest’ultimo elemento è molto importante e costituisce la fonte d’ispirazione della robotica moderna poiché un robot per lavorare ed esser affidabile e preciso deve essere il più inoffensivo possibile.

Gli automi progettati da “Phriends” avranno pertanto un “corpo” in grado di collegare percezione e azione: essi interagiranno con l’uomo attraverso schermi video, suoni, parole, movimenti ecc.
In futuro le applicazioni di questo robot spazieranno dall’industria al campo domestico o medico contribuendo così alla creazione di un ambiente in cui uomini e macchine interagiranno in maniera naturale e sicuro.

di G.V.

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Un grido d’allarme per il tumore alla prostata dall’ Associazione Europea di Urologia

Sabato 29 Marzo 2008

Diecimila urologi, giunti da oltre cento paesi, riuniti a Milano in occasione del 23° Congresso di Urologia, hanno evidenziato la pericolosità del tumore alla prostata che, non manifestando una sintomatologia chiara, impedisce al medico di intervenire in tempo utile per curare la patologia.

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L’ 85% dei pazienti non accusa alcun sintomo del male. Il Direttore del consiglio Direttivo della Società Italiana di Urologia, avverte dell’emergenza tumore alla prostata del quale ogni anno si registrano, solo in Italia, circa 30000 nuovi casi, mentre in Europa si registrano 85000 morti.

Di prevenzione si parla spesso, ma non si fa. Soprattutto gli uomini sono restii a sottoporsi ad accertamenti che potrebbero, come spesso avviene, salvaguardare la loro salute da patologie spesso sottovalutate. Un semplice test del PSA potrebbe costituire un campanello d’allarme e indurre ad accertamenti più approfonditi come la biopsia per un riscontro sullo stato e sulla tipologia del male.

Nei pazienti che sviluppano il tumore si riscontrano alcuni fattori comuni come la familiarità, la dieta e l’esposizione a sostanze inquinanti.

di D.T.

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Donne che non si accontentano mai cercano disperatamente l’uomo perfetto

Mercoledì 26 Marzo 2008

Così come sostiene una ricerca pubblicata sull’ultimo numero della rivista Evolutionary Psicology e condotta da David Buss psicologo della University of Texas di Austin (USA), le donne non si accontentano e puntano a raggiungere il massimo anche in amore: vanno alla ricerca dell’uomo perfetto, che sia bello, intelligente, infonda sicurezza, e chi più ne ha più ne metta.

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Ciò non varia in base alla relazione che vogliono instaurare, sia essa di una settimana o di una vita. Prima si sosteneva che per una relazione breve, la bellezza e la prestanza fisica erano fondamentali, mentre sicurezza, lealtà e serietà erano qualità da ricercare nell’uomo col quale condividere la vita.

Secondo Buss, la crescente emancipazione induce la donne a non accontentarsi mai e a cercare sempre il massimo anche nel compagno occasionale.

I ricercatori aggiungono: “Nella scelta di un uomo le donne calibrano i propri standard anche in base a quanto si sentono desiderabili. E le donne ritenute fisicamente attraenti mantengono standard alti”.

Secondo il team americano, in questo criterio le donne sono condizionate anche dal proprio aspetto fisico, soprattutto se si rendono conto di esser belle sin da tenera età e sanno di suscitare interesse ed ammirazione.

Gli uomini piacenti, invece, sanno accontentarsi per quanto riguarda le caratteristiche della madre dei propri figli. Questa situazione è analoga a quella di donne che risultano disposte ad accontentarsi di più dopo i primi insuccessi.

di G.V.

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Nuove ricerche dicono che nella coppia ideale la donna è più giovane di sei anni

Giovedì 20 Marzo 2008

Uno studio pubblicato sulla rivista Biology Letters e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Vienna coordinati da Martin Fieder sostiene che la coppia ideale deve fare bene i conti in termini di età: sei anni è la differenza che secondo gli studiosi sarebbe perfetta.

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La ricerca che all’estero ha suscitato parecchie polemiche, è stata effettuata analizzando un campione tratto dai registri delle nascite in Svezia.

Dai risultati si evince che se la donna è sei anni più giovane dell’uomo farà in media 2,2 figli, numero che si abbassa a 2,1 se i partner sono coetanei, e crolla a 1,8 se invece è lei ad avere sei anni più di lui. In sintesi, secondo i ricercatori la differenza ottimale è variabile fra 4 e 5,9 anni ma c’è anche chi sostiene che potrebbe essere anche 15.

Fieder spiega: “Gli uomini tendono a desiderare le donne più giovani perché le trovano più attraenti fisicamente, mentre le donne cercano in un partner maschile stabilità e sicurezza, caratteristiche più facili da trovare in uomini più anzianiâ€.

di G.V.

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Papilloma virus: rischio tumore al collo dell’utero per la donna e infertilità per l’uomo

Giovedì 21 Febbraio 2008

Al XIII Convegno di Medicina della Riproduzione di Abano Terme i ricercatori del Centro di Crioconservazione dei gameti dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, diretti dal professor Carlo Foresta, hanno rivelato che il Papilloma virus, o virus Hpv, potrebbe essere la chiave della causa di infertilità maschile.

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Gli scienziati hanno esaminato cinquanta campioni di liquidi seminali di uomini infertili. In essi hanno notato che il virus dell’Hpv è presente nel 25 per cento dei casi, localizzato negli spermatozoi e nel loro Dna.

Inoltre, il Papilloma virus sarebbe anche alla base del mancato successo della fecondazione assistita perché alterando le caratteristiche degli spermatozoi risulterebbe pericoloso per la microiniezione degli spermatozoi all’interno dell’ovocita.

L’Hpv, responsabile nelle donne della maggior parte dei tumori al collo dell’utero, ha un ruolo poco definito nell’uomo. Finora si conosce la correlazione tra il virus e patologie quali conditomi e verruche, tumori del pene, dell’ano e dell’orofaringe.

Questa infezione è molto subdola, tanto che nella maggioranza dei casi non dà sintomi e si risolve spontaneamente. Ma non bisogna mai abbassare la guardia perché nonostante l’uso del preservativo riduca di molto la trasmissione, esso non offre una protezione completa.

di G.V.

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Fra 20 anni Macchine con Intelligenza Umana

Martedì 19 Febbraio 2008

Ray Kurzweil, padre del riconoscimento ottico dei caratteri e della musica di sintesi, azzarda una previsione secondo cui fra circa 20 anni, entro il 2029, le macchine raggiungeranno livelli di Intelligenza Artificiale pari a quella umana.

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“Avremo l’hardware e il software necessario per raggiungere livelli d’intelligenza artificiale paragonabili con quelli umani. Le macchine avranno anche la flessibilità e l’intelligenza emozionaleâ€, ha dichiarato Kurzweil a un corrispondente di BBC News.

Il brillante ingegniere crede che macchine e umani comunicheranno attraverso dispositivi impiantati nel corpo per aumentare intelligenza e salute: “saranno parte integrante della nostra civiltà”, spiega, “non realizzeranno certo un’invasione aliena di macchine intelligenti che ci sostituiranno”.

Tra le prospettive più futuristiche, Kurzweil cita l’utilizzo di nanobot per intervenire sul cervello umano, potenziare intelligenza e memoria o partecipare alla realtà virtuale.

Kurzweil è stato chiamato dalla National Academy of Engineering USA, assieme ad altri 17 guru internazionali, a elencare le maggiori sfide tecnologiche per il ventunesimo secolo.

Le sfide identificate sono le seguenti: rendere più accessibile l’energia solare, produrre energia da fusione atomica, sviluppare tecniche per la cattura della CO2 (il gas responsabile dell’effetto serra), controllare il ciclo dell’azoto, offrire accesso all’acqua potabile, fare il ‘reverse engineering’ del cervello umano, prevenire il rischio nucleare, rendere sicuro il cyberspazio, migliorare la realtà virtuale, migliorare le infrastrutture urbane, sviluppare l’informatica per la salute, progettare migliori medicine, sviluppare l’apprendimento personalizzato e esplorare le frontiere della natura.

Saranno veramente in grado di aiutare l’uomo queste scoperte, o saremo vittime della nostra scienza?

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La clonazione delle scimmie Macaco adulte anticipa la clonazione dell’uomo?

Martedì 13 Novembre 2007

Saranno resi noti sul settimanale scientifico Nature i risultati di un esperimento portato a compimento da un gruppo di ricercatori degli Stati Uniti: la clonazione delle scimmie Macaco adulte, nostri cugini prossimi. Dozzine di embrioni sono stati, infatti, ottenuti clonando un singolo esemplare di macao.

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The Indipendent, il famoso giornale britannico, annuncia la notizia sostenendo che la ricerca è, ormai, ad un passo dalla clonazione umana. L’ estrazione di cellule staminali da alcuni degli embrioni clonati e da essi di cellule staminali, fatte trasformare in tessuti cardiaci e nervosi, rappresenta una conquista impensabile fino a poco tempo fa. Il merito della conquista scientifica va all’equipe guidata dal biologo russo Shoukhrat Mitalipov, dell’Oregon National Primate Research Centre di Beaverton.
Alla clonazione di pecore, mucche, cavalli, maiali, conigli, topi, gatti e cani, mufloni, si aggiungerà, dunque, quella delle scimmie e forse anche dell’uomo.

di D. T.

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