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Ascolto empatico: saper ascoltare coinvolge i nostri sensi e la nostra mente

Mercoledì 7 Novembre 2007

Già Smith nel 1968 aveva misurato il tempo che noi dedichiamo ai diversi tipi di comunicazione: 45% del tempo è dedicato all’ascolto o al sentire, il 30% ad inviare messaggi, il 16% a leggere ed il restante 9% a scrivere.

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Da questo prospetto ne consegue che noi trascorriamo la maggior parte della nostra vita ad ascoltare e sentire, ma queste due azioni non sono la stessa cosa.
Il sentire si riferisce ad un processo sensoriale tramite il quale i suoni giungono al nostro orecchio e nulla più, mentre ascoltare implica anche la selezione, all’interno degli stimoli acustici che arrivano a noi, di quelle informazioni che in qualche misura destano la nostra attenzione ed il nostro interesse.
Un ascoltatore efficace (il destinatario) riesce infatti a comprendere le informazioni che gli invia la persona che parla (l’emittente), riuscendo a valutare anche in termini di vantaggi o svantaggi ciò che gli viene detto. A questo aggiungiamo poi, il godimento che il destinatario prova quando ascolta un brano musicale molto amato, una poesia ben recitata, un bel film o quant’altro.
Si parla infatti di “ascolto empatico” quando il destinatario entra in sintonia con l’emittente riuscendo a cogliere i messaggi rivolti alla sua mente e ai suoi sentimenti.
L’emittente può capire che il destinatario lo sta realmente ascoltando grazie a dei piccoli indizi che il buon ascoltatore lancia: la postura del corpo, l’orientamento dello sguardo e infine le parole con le quali replica.
Grazie a questi piccoli indicatori possiamo capire quindi, se vale la pena parlare o … è solo fiato sprecato!

di G.V.

Popolarità: 24%

Pubblicato in Psicologia | Nessun Commento »



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